Nazionale

04-09-2014

Eolico offshore nel Golfo di Gela. Successo di Italia Nostra al TAR del Lazio

Grande giornata, mercoledì 3 settembre 2014, per Italia Nostra, per il Comitato no Peos e per la Sicilia, al TAR del Lazio. Per ora il Golfo di Gela e il Castello di Falconara sono salvi dall’ennesimo, vergognoso scempio ambientale e paesaggistico: i lavori del previsto mega impianto eolico offshore sono bloccati. Un iter assai controverso quello dell’impianto industriale voluto dalla Mediterranean Wind offshore, a ridosso della bellissima costa meridionale siciliana. Un investimento di 150 milioni di euro per 38 aerogeneratori.

Dunque, presso la seconda sezione del Tar del Lazio ha avuto luogo mercoledì scorso l’udienza in ordine al ricorso presentato dal Comitato no Peos e da Italia Nostra, difesi dagli avvocati Chiara Donà dalle Rose e Giovanni Puntarello. La Mediterranean Wind offshore, in apertura dell’udienza, tramite i suoi legali, ha fatto sapere che non intende iniziare i lavori finché non si sarà conclusa l’udienza di merito e il Tar non emetterà il verdetto definitivo. Dunque, l’azienda non intenderebbe investire ulteriori risorse economico-finanziarie, con il rischio di dover interrompere i lavori.

“Accogliamo favorevolmente la decisione della Mediterranean Wind offshore che avrà sicuramente valutato, tramite i suoi legali, il peso delle motivazioni ostative indicate nei nostri ricorsi” – hanno affermato gli avvocati del Comitato no Peos e di Italia Nostra. Entro l’anno il Tar del Lazio dovrà convocare l’udienza di merito. L’artista Giovanni Iudice, presidente del Comitato No Peos di Gela, si dice “felice per lo scempio evitato e per il trionfo della bellezza, vera arma per salvare il mondo, per evitare il saccheggio dei nostri paesaggi”. La battaglia, inevitabilmente, continua.

 

Leandro Janni

Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

Commenti

Un commento a “Eolico offshore nel Golfo di Gela. Successo di Italia Nostra al TAR del Lazio”

  1. Leandro Janni ha detto:

    NOTA

    I legali Chiara Modìca Donà Dalle Rose e Giovanni Puntarello esprimono grande soddisfazione per l’esito della camera di consiglio tenutasi il 3 settembre scorso presso il T.A.R. Lazio – Roma, nell’ambito del giudizio richiesto in favore degli assistiti, associazione Archeoclub d’Italia sede di Gela, Legambiente sede di Gela, e Triskelion, nonché in favore del proprietario del Castello di Falconara Roberto Chiaramonte Bordonaro e proprietario della società Falconara Resort. La camera di consiglio era stata fissata per decidere sulla richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva degli effetti del provvedimento di concessione unica rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 febbraio 2014, mediante il quale è stata autorizzata la realizzazione di un parco eolico offshore nel golfo di Gela, in favore della società Mediterranean Wind Offshore, sullo specchio d’acqua dinanzi il Castello di Falconara. Intervento fondamentale quello dell’associazione Italia Nostra Onlus, ugualmente rappresentata e difesa dai legali Chiara Modìca Donà Dalle Rosee Giovanni Puntarello, evidenziando come, sulla questione, la Commissione Europea abbia rivolto alle autorità italiane una richiesta di Eu Pilot (procedura che precede quella di infrazione), in relazione al mancato rispetto della Direttiva Habitat. Infatti, come già evidenziato dai due legali, nell’ambito dei ricorsi introduttivi dei predetti giudizi, il parco eolico offshore ricadrebbe proprio all’interno di un corridoio migratorio interessato anche da molte specie di avifauna a rischio di estinzione (tra cui la moretta tabaccata). In considerazione dell’atto di intervento ad adiuvandum promosso da Italia Nostra e delle ultime difese svolte in favore dei ricorrenti, la società Mediterranean Wind Offshore ha chiesto di poter saltare la fase cautelare, depositando, alla camera di consiglio del 3 settembre, un formale impegno a non realizzare i lavori, fino a quando la causa non sarà decisa nel merito. I legali hanno accettato la proposta fatta in udienza posto che, attraverso l’impegno assunto dalla società, è stato raggiunto lo stesso risultato dell’accoglimento della misura cautelare. I lavori, pertanto, al momento risultano bloccati, e di conseguenza il Golfo di Gela ed il Castello di Falconara, ultima fortificazione della costa meridionale siciliana a vantare ancora un buono stato di conservazione, possono considerarsi salvi. Dunque, l’associazione Archeoclub d’Italia sede di Gela, Legambiente sede di Gela, e Triskelion, il sig. Roberto Chiaramonte Bordonaro, ed Italia Nostra Onlus confidano nel positivo accoglimento, nel merito, dei ricorsi in questione. In caso contrario, i danni che si arrecherebbero all’ecosistema, ai beni archeologici, al paesaggio ed all’economia del territorio risulterebbero assolutamente disastrosi. Bisogna infatti considerare che il progetto assentito prevede la realizzazione di 38 aerogeneratori, posizionati a sole due miglia marine dalla costa, aventi un’altezza pari a 138 metri fuori dall’acqua (ben più alti pertanto del Pirellone, che per anni è stato l’edificio più alto d’Italia), e ciò per un area di circa 25kmq. Il pregio paesaggistico dei luoghi è peraltro confermato dall’esistenza di un piano paesaggistico, che vieta ogni nuova edificazione nell’area interessata dall’autorizzazione in questione. Ma, gli elementi ancora più gravi, sono determinati dalle seguenti circostanze. L’area in questione è stata negli ultimi anni oggetto di numerosi rinvenimenti archeologici, soprattutto di epoca ellenica. In bacino d’acqua in questione, infatti, costituisce un vero e proprio giacimento archeologico, posto che lo stesso è stato teatro di due importantissime battaglie navali, narrate dagli storici Diodoro Siculo e Polibio. In particolare, secondo quanto narrato dagli storici, la battaglia di capo Ecnomo comportò l’affondamento di diverse centinaia di imbarcazioni che, con ogni probabilità, oggi risiedono sui fondali interessati dal provvedimento autorizzativo. Detti fondali, peraltro, hanno il pregio di restituire in ottimo stato di conservazione i beni archeologici ivi rinvenuti, posto che affetti da un particolare fenomeno di spostamento delle dune sottomarine, da cui scaturisce l’inabissamento dei materiali che si depositano sul fondo, materiali che di conseguenza vengono posti al riparo dalla corrosività delle acque stesse. Bisogna inoltre considerare che l’area in questione costituisce uno dei corridoi più importanti per l’avifauna che dall’Africa migra vero il nord e l’est Europa. Tale impianto pertanto, rischia di porre a serio repentaglio la sopravvivenza anche di numerose specie protette (tra cui la moretta tabaccata predetta) che risultano, oggi, tutelate da numerose convenzioni internazionali. Infine occorre considerare come l’area in questione sia stata oggetto negli ultimi anni di numerosi investimenti nel settore ricettivo alberghiero. Poiché detti investimenti traggono spunto dall’incontaminatezza dei luoghi, si comprende come gli stessi siano posti oggi a serio repentaglio dall’intervento assentito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tant’è che il gruppo Bluserenas.p.a. (che gestisce il Serenusevillage) minaccia di licenziare oltre 100 dipendenti; lo stesso saranno costretti a fare i gestori del Falconara resort. I due professionisti ringraziano tutti coloro che hanno creduto nel loro lavoro e nella loro dedizione al caso, alimentata da una notevole dose di idealismo e di amore per questa terra, precisando che il grande merito deve essere condiviso con le praticanti di studio, dr.ssa Simona Maria Sciangula e dr.ssa Caterina Vaccara, che si sono prodigate senza risparmiarsi mai nel coadiuvare gli avvocati, con gli abitanti di Gela ed con il prof. Emanuele Francesco Maria Emmanuele, presidente della Fondazione Roma, che ha voluto seguire da vicino e sostenuto intellettualmente i professionisti in questo ultimo mese. Infine, gli avvocati Chiara Modìca Donà Dalle Rose e Giovanni Puntarello dichiarano che questa è solo una delle tante battaglie che il popolo della Sicilia sarà costretta a fare, a tutela della propria dignità, della propria integrità storica e paesaggistica e si dichiarano pronti a vegliare ed ad agire ogniqualvolta le loro competenze professionali, unitamente alla loro passione per il paesaggio e la storia, verranno richieste per riaffermare la prevalenza dei diritti collettivi e costituzionalmente garantiti, della protezione della salute, del paesaggio, della storia, dello sviluppo economico, del lavoro e, non ultimo, il rispetto delle leggi in materia.

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