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30-07-2020

Esplorare i borghi antichi. Il caso di Santa Maria della Pietà di Squillace (CZ). Un approccio diagnostico

Esplorare i borghi antichi.  Il caso di Santa Maria della Pietà di Squillace (CZ). Un approccio diagnostico 

Maria Emanuela Mascaro

Luogo di amena bellezza e singolare ambientazione Santa Maria della Pietà, meglio conosciuta come “chiesetta gotica”, merita un posto d’onore fra le bellezze custodite nei borghi antichi calabresi. Si tratta di un piccolo complesso gotico del XIII secolo incastonato fra le case del borgo di Squillace (CZ), uno dei centri storici e culturali più rappresentativi della regione Calabria la cui storia ci fa risalire all’arrivo dei primi coloni greci in occidente. La conquista normanna segnò per la città un periodo di grande rinnovamento civile, sociale e religioso che conferì a Squillace le caratteristiche di un centro urbano operoso, con un tessuto economico, sociale e culturale stimolato continuamente dalla Magna Curia. Proprio al dominio svevo e alla politica federiciana di sviluppo del territorio, con la realizzazione di nuovi edifici, risale probabilmente la costruzione di quella che oggi è conosciuta come Santa Maria della Pietà, titolo conferitogli solo nel 1853 dal vescovo Concezio Pasquini che la riportò al culto.

Sebbene non ci siano informazioni chiare sulla destinazione d’uso dell’edificio al momento della sua costruzione, si ipotizza che si tratti di ciò che rimane di una “domus scolaciorum” a carattere civile-militare, solo successivamente adattata a luogo di culto religioso1. L’intera struttura muraria della “chiesetta gotica” è costituita principalmente da roccia carbonatica a porosità medio-alta con un contenuto di calcite superiore al 90% 2. La costruzione poggia direttamente sull’arenaria ed è per metà circondata da un terrapieno che si estende in altezza fino al tetto. Per quanto riguarda le caratteristiche architettoniche, l’edificio ha una pianta quadrata con una struttura muraria in opus incertum composta da blocchi di pietra irregolari. Il muro esterno rivolto a ovest, non ha aperture ed è completamente occluso da un terrapieno e le facciate Nord e Sud sono solo parzialmente scoperte. L’interno dell’edificio è suddiviso in quattro campate da volte a crociera sostenute da quattro semi pilastri, quattro colonnine angolari e un pilastro centrale squadrato che presenta una posizione assai singolare essendo orientato obliquamente rispetto al perimetro delle pareti. Si notano ancora, anche se molto deteriorate, tracce di decorazioni a secco sugli intonaci interni.

Fino a qualche decennio addietro, il tetto della fabbrica era ricoperto da un piccolo orto coltivato, al di sotto del quale è stata rinvenuta una copertura pianeggiante, contornata da un muretto perimetrale dell’altezza di circa 60 cm. Ciò avvalora l’ipotesi della continuità della struttura a sviluppo verticale, ovvero che questa aula quadrata facesse parte di un edificio di dimensioni più grandi, composto da almeno un altro piano crollato, probabilmente, a seguito di un terremoto.

Non si conosce il vero nome dell’edificio prima della sua consacrazione nel 1853, perciò lo si continua ad identificare sempre con il nome di Santa Maria della Pietà sul quale ci sono pochissime notizie storiche attendibili e una scarna bibliografia.

Lontana dalle strade carrabili principali, la cosiddetta “chiesetta gotica” è protetta dall’inquinamento urbano e antropico, è poco esposta ai venti e sufficientemente protetta dai raggi solari grazie alle costruzioni circostanti. Solo la facciata Est è parzialmente colpita dalla luce diretta del sole per poche ore nell’arco della giornata. Le caratteristiche architettoniche e il contesto ambientale in cui sorge questo edificio portano a classificare il complesso di Santa Maria della Pietà come un ambiente rupestre semiconfinato3 caratterizzato da spazi ristretti delimitati da opere murarie e terrapieni. Nonostante si tratti di una struttura architettonica costruita dall’uomo, si differenzia da quelli che vengono definiti ambienti confinati4 in quanto è strettamente a contatto con l’esterno risentendo, perciò, del clima e dell’esposizione agli agenti atmosferici.

Per le singolari condizioni descritte e per le caratteristiche di igroscopicità e porosità tipiche dei materiali utilizzati per la sua costruzione, all’interno dell’edificio il tasso di umidità relativa risulta essere molto elevato durante tutto l’arco dell’anno, così come la risalita capillare dell’acqua dal terreno. Questi fattori possono essere considerati causa principale di tutti i fenomeni di degrado presenti sull’intera struttura muraria, come lesioni della muratura, esfoliazione, distacco degli intonaci, efflorescenze saline e attacco biologico, la cui persistenza innesca una sorta di circolo vizioso in cui ogni fattore di degrado alimenta l’altro. I parametri che caratterizzano il contesto climatico esterno, uniti alle caratteristiche fisico-chimiche dei materiali da costruzione e quelle architettoniche dell’edificio, contribuiscono inoltre a generare un microclima specifico che condiziona la proliferazione della micro e macro flora vegetale in base alla nicchia ecologica degli organismi interessati 5Ed è stato proprio questo l’aspetto di maggiore interesse che ha reso Santa Maria della Pietà un oggetto di studio promettente sia da un punto di vista diagnostico, per l’individuazione degli effetti di alterazione causati da organismi biodeteriogeni, sia per la rilevanza del contesto ecologico e ambientale in cui si trova l’opera. Gli effetti dei fattori biologici sulle opere d’arte sono tra gli aspetti più dibattuti nell’ambito delle recenti metodologie di approccio alla conservazione dei beni culturali. Qualsiasi manufatto artistico, essendo interconnesso con i fattori abiotici e biotici circostanti, può essere considerato come un vero e proprio ecosistema in cui si sviluppa un articolato complesso di interazioni fra la biocenosi, il substrato e l’ambiente fisico ed edafico in cui esso si trova 6

La diffusione della contaminazione biologica sulle superfici lapidee è considerata una delle principali cause dei processi di deterioramento che, oltre a provocare danni puramente estetici, può compromettere la leggibilità e la struttura dell’opera generando fenomeni di alterazione a livello fisico-chimico 7. L’identificazione degli organismi biodeteriogeni ha come scopo principale quello di definire i fattori che ne consentono la crescita, gli effetti sul substrato in base ai loro diversi processi metabolici, il loro habitat ideale e la loro potenziale attività deteriogena. La conoscenza dell’insieme di questi fattori attraverso un approccio ecologico che identifica un bene culturale in chiave ecosistemica 8, consente di capire quali sono le variabili su cui dover intervenire per inibire la proliferazione dei biodeteriogeni, in modo da ridurne progressivamente la presenza fino ad ottenere una situazione stabile che permetta di realizzare un intervento di restauro efficace e duraturo.

Ad un primo approccio diagnostico, l’edificio di Santa Maria della Pietà ha messo in luce una discreta varietà botanica sia sulle pareti interne, dove è stata rilevata la presenza di biofilm fotosintetici, che sulle facciate e la pavimentazione esterna dell’edificio, con la presenza di piante vascolari infestanti. Pertanto, in questo caso, in vista di un eventuale progetto di restauro, il contesto ecologico-ambientale in cui sorge l’edificio risulta essere l’elemento principale da tenere in considerazione. 

Il complesso gotico di Santa Maria della Pietà di Squillace manifesta aspetti molto interessanti per quanto riguarda l’analisi del deterioramento dei materiali lapidei in ambienti ecologici particolari, oltre che per ricerche a carattere storico e artistico. Ciò lo rende un oggetto di studio assolutamente degno di ulteriori indagini ed approfondimenti, atti a migliorarne le condizioni al fine di consentirne una corretta tutela e un’adeguata fruibilità in futuro.

 

 

 

 

 

Note alla bibliografia

1Ferraro Pelle, 1986; Mafrici, 1981; Mercurio, 2000.

2Giannotti 2004, 2009.                                                     

3 Roccardi et al., 2008.

4 Albertano et al., 2007.

5 Cuzman et al., 2011.

6 Cuzman et al., 2011.

7Albertano 2012; Cutler et al. 2013; Borderie et al. 2015; Dakal et al, 2012.

8 Caneva & Ceschin, 2007.

 

Bibliografia

– Albertano P., Urzì C., Caneva G., in Caneva G., Nugari M.P., Salvadori O. (a cura di), La biologia vegetale per i Beni culturali. Vol. I. Biodeterioramento e Conservazione, Nardini Editore, Firenze.

– Albertano P., 2012. Cyanobacterial biofilms in monuments and caves. In: Whitton B.A. (Ed.) – Ecology of Cyanobacteria II: their diversity in space and time. Springer Science+Business Media: 317-344.

– Borderie F, Denis M, Barani A, Alaoui-Sossé B, Aleya L (2016) Microbial composition and ecological features of phototrophic biofilms proliferating in the Moidons Caves (France): investigation at the single-cell level. Environ Sci Pollut Res 23:12039–12049

– Caneva G. & Ceschin S. 2005. Ecologia del biodeterioramento, in Caneva G., Nugari M.P., Salvadori O. (a cura di), La biologia vegetale per i Beni culturali. Vol. I. Biodeterioramento e Conservazione, Nardini Editore, Firenze.

– Cutler NA, Oliver AE, Viles HA, Ahmad S, Whiteley AS. (2013) The characterisation of eukaryotic microbial communities on sandstone buildings in Belfast, UK, using TRFLP and 454 pyrosequencing. International Biodeterioration & Biodegradation 82: 124-133.

– Cuzman O. A., Tiano P., Ventura S., Frediani P., 2011, Biodiversity on stone artifacts,  in: The importance of biological interactions in the study of biodiversity, Jordi López-Pujol (Ed.), InTech Open Access Publisher, pp 367-390 

– Dakal T. C., Cameotra S. S. Microbially induced deterioration of architectural heritages: routes and mechanisms involved. Environmental Sciences Europe. 2012.

– Ferraro Pelle C., 1986. Studio della cosiddetta chiesetta gotica di S. Maria della Pietà in Squillace (Catanzaro). Tesi di laurea, Università degli studi di Napoli, a.a. 1985/86.

– Giannotti G.B, 2004. Santa Maria della Pietà, Squillace (CZ). Rilievi e ipotesi di restauro. Tesi di laurea, Università degli studi di Firenze, a.a. 2003/2004.

– Giannotti G. B., 2009. Analisi stratigrafiche sugli intonaci di S. Maria della Pietà di Squillace, in Architetti Catanzaro news. Rivista semestrale dell’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Catanzaro, 01, 2009, pp. 40- 41.

– Mafrici M., 1981. Squillace e il suo Castello nel sistema difensivo calabrese. Barbaro Editore.

– Mercurio G., 2000. Il Castello di Squillace. Edizione Archeoclub Italia.

– Roccardi A., Ricci S., Pietrini A.M., 2007. Ambienti semiconfinati, in Caneva G., Nugari M.P., Salvadori O. (a cura di), La biologia vegetale per i Beni culturali. Vol. I. Biodeterioramento e Conservazione, Nardini Editore, Firenze.

Note biografiche

Maria Emanuela Mascaro è una giovane calabrese nata a Catanzaro nel 1988. Ha condotto i suoi studi di base nelle Università di Firenze e Pisa in Diagnostica e materiali per il restauro dei beni culturali. E’ specializzata in Scienze e tecnologie per il restauro all’Università della Calabria, dove attualmente insegna Metodologie Botaniche per i Beni culturali come professore a contratto nel Laboratorio di Biosistematica Vegetale. Durante il suo percorso formativo e professionale si è occupata di analisi di ceramiche protostoriche e di epoca romana in contesti archeologici, e di analisi e caratterizzazione di biodeteriogeni su architetture di interesse storico. La sua passione e le esperienze acquisite in campo diagnostico e scientifico l’hanno portata a sviluppare un forte interesse per la ricerca scientifica applicata all’archeologia nella quale sta proseguendo la sua formazione e la carriera professionale.

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