14-12-2018

Ex Convento di San Giovanni a Gaiano a Casapulla (Caserta): segnalazione per la Lista Rossa

Indirizzo/Località: via San Giovanni –  Casapulla (Caserta)

Tipologia generale: edificio di culto

Tipologia specifica: convento

Configurazione strutturale: struttura gravemente danneggiata

Epoca di costruzione: ? – sec. XVII

Comprende: chiesa e convento

Uso attuale: sin dal Settecento l’ex struttura religiosa, abbandonata dopo la soppressione dell’ordine dei Gesuati, risultava già gravemente danneggiata, il tempo e l’incuria non hanno però cancellato traccia dell’antica architettura

Uso storico:antico Cenobio

Condizione giuridica: immobile dichiarato di interesse particolarmente importante ai sensi dell’art. 10 comma 3 lett.d) del D. Lgs. 42 del 2004 con Decreto Ministeriale n. 246 del 12 ottobre 2016

Segnalazione: del 20 dicembre 2018 – segnalazione della Sezione di Caserta di Italia Nostra – caserta@italianostra.org

Motivazione della scelta: I resti della Chiesa e del Convento di San Giovanni a Gaiano insistono su un’area posta al confine tra il territorio del Comune di  Casagiove e quello di Casapulla.

Nel 1776, lo storico Francesco Granata inserì il Convento e la Chiesa di San Giovanni a Gaiano tra gli edifici religiosi situati nel Villaggio di Casapulla e ricadenti nel territorio della Diocesi di Capua: “Presso il Casal di Casapulla verso quell’amena ed a Noi tanto gradita Montagna, eravi un Convento con Chiesa sotto il titolo di S. Giovanni a Gaiano de’ Frati, appellati Gesuati e per le medesime cagioni mentovate nella notizia di S. Maria delle Grazie di Bellona, fu soppresso nello stesso tempo, ed in virtù del medesimo Decreto, ivi accennato. Al presente restano in piedi le Mura della Chiesa e del Convento, mezzo dirute. Delle sue rendite se ne fondò una Cappellania Curata per la cura della Villa, denominato Cuccagna o Santoria. E tali fabbriche sono costruite nel terreno, che si appartiene al Capitolo Capuano”.

Dagli scritti del Granata apprendiamo che il Convento accolse i frati dell’ordine dei Gesuati fino alla metà del XVII secolo. Nel 1655 un decreto pontificio sancì la soppressione della struttura religiosa, decisione che precedette di pochi anni la definitiva abolizione dell’ordine, avvenuta nel 1668 per iniziativa del Pontefice Clemente IX.

Nel Settecento l’ex struttura religiosa risultava già gravemente danneggiata, il tempo e l’incuria non hanno però cancellato traccia dell’antica architettura.

La piccola chiesa annessa al Convento ha uno sviluppo in pianta di tipo longitudinale, l’aula unica chiusa da un’abside semicircolare è divisa in due campate da un arco poggiante su pilatri in laterizi. L’arco chiuso nella parte superiore da una lunetta circoscritta da una cornice in pietra con motivi decorativi, doveva un tempo accogliere figurazioni ad affresco. Lungo le pareti della prima campata si apre un varco che consentiva probabilmente l’accesso al Convento attiguo.

La chiesa doveva essere in origine riccamente decorata, data la presenza di lacerti di affreschi ancora visibili sulle superfici murarie. Il frammento pittorico meglio conservato è rintracciabile sulla parete destra attigua alla zona absidale, la scena raffigurata è quella di Cristo Benedicente tra due Arcangeli. L’immagine di Cristo è racchiusa in un clipeo dal quale la figura fuoriesce proiettandosi verso l’osservatore.

Nell’atto di benedire ed istruire i fedeli secondo i precetti della parola di Dio, Cristo emerge dal fondo, oltrepassando i limiti della cornice entro cui è racchiuso e suggerendo una inaspettata ed accentuata tridimensionalità prospettica. Gli Arcangeli posti al suo fianco reggono l’attributo del globus crugiger sovrapponendosi anch’essi alla cornice entro cui l’intera immagine è racchiusa.

La datazione di questa porzione di affresco è da ricondurre al XIV secolo. Diverse sono le tracce rinvenibili sulle restanti pareti perimetrali caratterizzate dalla presenza di nicchie anch’esse un tempo decorate, ma purtroppo non in grado di restituire una unità figurativa intelligibile.

Fa eccezione un ulteriore brano di affresco situato sulla parete sinistra della prima campata dove si trova una scena raffigurante l’Ascesa al Calvario.

Le ampie lacune rivelano le sottostanti sinopie grazie alle quali è possibile ricostruire parte delle immagini deteriorate e comunque databili in questo secondo caso al XVI secolo o al più alla prima metà del XVII secolo.

In alcuni punti dell’edificio, al di sotto dei diversi strati preparatori funzionali alla decorazione ad affresco, sono emersi ulteriori frammenti pittorici, evidentemente precedenti.

La superficie muraria, sebbene in alcuni punti spicconata, onde favorire una migliore presa per i nuovi affreschi che vi si sono sovrapposti accoglie motivi decorativi con tralci vegetali che incorniciano o fungono da appoggio a figure animali, nello specifico si scorgono almeno tre diverse tipologie di volatili.

Tale testimonianza pittorica induce a retrocedere la data di costruzione dell’edificio e ad ipotizzare la presenza di un’architettura preesistente poi adattata ad accogliere nel XIV secolo la chiesa e l’annesso Convento di San Giovanni a Gaiano.

Alle testimonianze storico artistiche ancora superstiti è da aggiungere il persistere della memoria collettiva locale di un legame con il luogo ove l’ex struttura religiosa insiste.

La tradizionale processione religiosa che si svolge a Casapulla nel mese di maggio in onore del Santo Patrono Elpidio giungeva in passato fino all’antico Cenobio.

Da questa tradizione, esauritasi in seguito alla soppressione del convento, discende la cosiddetta iuta o sagliuta a Ciente Pertose, località raggiungibile percorrendo una strada attigua al dismesso edificio religioso, consuetudine in essere fino a pochi anni orsono.

Immobile dichiarato di interesse particolarmente importante ai sensi dell’art. 10 comma 3 lett.d) del D. Lgs. 42 del 2004 con Decreto Ministeriale n. 246 del 12 ottobre 2016.

L’area del convento è attualmente non accessibile in quanto invasa da alberi e cespugli.

L’immobile è allo stato di rudere e a rischio di crollo causa l’incuria ed abbandono.

L’immobile già inserito nella “mappa di comunità di Centopertose”, percorso ecomuseale potrebbe diventare luogo di aggregazione del percorso in rapporto alle emergenze naturalistiche circostanti.

I resti del Convento non sono visibili in mappa perché invasi da alberi.

 

RIFERIMENTI STORICO-BIBLIOGRAFICI:

Granata F., Storia sacra della chiesa metropolitana di Capua, Napoli, 1776, Tomo II, p. 16.

Italia Nostra Onlus