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Data: 6 Giugno 2022

Ai Quattro Canti di Palermo: ovvero «la terra è un teatro, ma ha un repertorio deludente»

 

Oscar Wilde ha scritto: «La terra è un teatro, ma ha un repertorio deludente.»

Palermo, giugno 2022.

Manifesti elettorali nel complesso monumentale dei Quattro Canti. Preso atto di questa ulteriore offesa al più celebre monumento palermitano e alla città tutta (a volte la foga elettorale confonde le menti dei candidati), è utile ricordare l’articolo 49 Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, ovvero il D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42: «1. È vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il collocamento o l’affissione possono essere autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino l’aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili. L’autorizzazione è trasmessa, a cura degli interessati, agli altri enti competenti all’eventuale emanazione degli ulteriori atti abilitativi. 2. Lungo le strade site nell’ambito o in prossimità dei beni indicati al comma 1, è vietato collocare cartelli o altri mezzi di pubblicità, salvo autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli, previo parere favorevole della soprintendenza sulla compatibilità della collocazione o della tipologia del mezzo di pubblicità con l’aspetto, il decoro e la pubblica fruizione dei beni tutelati. 3. In relazione ai beni indicati al comma 1 il soprintendente, valutatane la compatibilità con il loro carattere artistico o storico, rilascia o nega il nulla osta o l’assenso per l’utilizzo a fini pubblicitari delle coperture dei ponteggi predisposti per l’esecuzione degli interventi di conservazione, per un periodo non superiore alla durata dei lavori. A tal fine alla richiesta di nulla osta o di assenso deve essere allegato il contratto di appalto dei lavori medesimi.»

Nella giornata di venerdì 3 giugno, a seguito di numerose segnalazioni e proteste, da parte di associazioni (tra cui Italia Nostra) e di cittadini, è finalmente intervenuta la Polizia municipale, che ha rimosso i manifesti elettorali. Di certo è avvilente constatare, in chi si candida ad amministrare la città, un tale livello di inconsapevolezza o di sfrontatezza. Altro che esempio.

Ma i Quattro Canti, in questi giorni caldi di prima estate, sono anche il teatro, lo spazio espositivo di “Elisa“: irruzione, istallazione d’arte contemporanea di Arcangelo Sassolino, proposta, voluta dalla Fondazione Falcone e dal Comune di Palermo per le celebrazioni del 23 maggio di quest’anno, ricorrenza del Trentennale delle stragi di mafia.

“Elisa” è composta da un ottagono in cemento armato, circondato da una rete di cantiere, sul quale è poggiato il braccio meccanico di un escavatore. Un’opera di denuncia contro il “Sacco di Palermo”, clamoroso, devastante prodotto della mafia del sangue e degli abusi. Delle mani sulla città. La struttura dell’istallazione è simbolicamente composta da materiali quali l’acciaio vetro e cemento. Inutile dire che “Elisa” ha suscitato polemiche, critiche, sconcerto da parte di non pochi cittadini palermitani e non. E il Comune, con l’assessore alle Culture Mario Zito, è stato costretto a gettare acqua sul fuoco delle polemiche affermando: «Si tratta di un’opera assolutamente provvisoria, nulla di definitivo. Il progetto è stato approvato dalla Soprintendenza ai Beni culturali e dagli Uffici comunali competenti. Riguarda le celebrazioni in memoria del Trentennale delle stragi di Falcone e Borsellino. Un’installazione di public art. Nessuno dimentica che si tratta di un tratto viario centrale per la città, anche in vista delle prossime celebrazioni di Santa Rosalia».

Che dire? Alle inevitabili polemiche suscitate dall’opera, vorremmo aggiungere una nostra nota. La piazza dei Quattro Canti di Palermo non è solo uno degli luoghi più belli della città: è un condensato della sua storia antica e moderna. E’ straordinario simbolo della città e del suo territorio. È anche conosciuta come Piazza Villena (o Vigliena), come Ottagono del Sole, come Teatro del Sole e come Teatro della Città. La piazza è nata all’incrocio tra quelle che sono le due strade centrali di Palermo: da un lato Via Maqueda, dall’altro Corso Vittorio Emanuele.

Ne è nata una piazza ottagonale, impreziosita nel Seicento da sculture e decorazioni riportate sulle facciate dei quattro palazzi ai lati della piazza. I Quattro Canti raccontano molto della storia di Palermo. Su ogni facciata ci sono quattro elementi principali: una fontana che rappresenta uno dei fiumi che attraversavano anticamente la città; un’allegoria che rappresenta una delle stagioni; la statua di uno dei re spagnoli e, in cima, la statua di una delle sante protettrici di Palermo, ciascuna posta a protezione di un mandamento. I Quattro Canti sono conosciuti anche come Teatro del Sole. L’appellativo ha una motivazione architettonica, dato che l’esposizione dei palazzi fa sì che almeno una facciata sia sempre illuminata dal sole, durante tutto l’anno. Un altro nome con il quale i palermitani chiamano questa piazza così originale è Teatro della Città: questo è il luogo che nei secoli passati ospitava gli avvenimenti più importanti, dalle feste alle esecuzioni capitali. Dai Quattro Canti si aprono quattro mandamenti, i quartieri storici di Palermo, ciascuno protetto da una delle sante palermitane. Insomma: un luogo centrale, cruciale per eccellenza della città di Palermo. E’ chiaro che se l’opera “Elisa” fosse stata collocata in un luogo “moderno” della città di Palermo – ad esempio lungo la via Libertà – non avrebbe suscitato alcuna reazione, alcuna polemica e, con ogni probabilità sarebbe stata scambiata per uno dei tanti “lavori in corso” che connotano il paesaggio urbano. Qui, invece, suscita inevitabili irritazioni. Forti reazioni. E comunque, questa in-opportuna istallazione è necessaria, funzionale a non farci dimenticare il tragico, devastante e per certi versi rimosso “Sacco di Palermo”.

Prof. Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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