Foto del giorno

Data: 7 Agosto 2023

Il potere dei numeri. Due immagini a confronto: via dell’Abbondanza e via Toledo. Paola Gargiulo

A vedere le fotografie, tra la strada bimillenaria e la più moderna (ma parliamo sempre di quasi mezzo millennio per la seconda) si fa fatica a scorgere differenze. La marea umana che le attraversa è identica.

È tutto un parlare concitato ed entusiasta di grandi numeri per il turismo della città di Napoli ed altrettanto per gli scavi di Pompei. Quasi una gara per vedere dove va più gente. Attualmente il primato del Colosseo sembra messo a rischio dalla martellante campagna promozionale di Pompei che evidentemente ha come massima aspirazione quella di trasformarsi nel sito più visitato d’Italia e poi d’Europa e poi del mondo! Evviva!

Di continuo vengono proposte sempre nuove iniziative per incrementare il numero delle presenze. Sì, il potere dei grandi numeri, sempre più grandi, di turisti in transito/sosta è la nuova religione che ha conquistato tutti.

Dal Ministro al direttore del Parco Archeologico di Pompei, passando attraverso tutte le figure intermedie possibili, culturali e delle istituzioni, tutti sono convinti che questa sia la soluzione di tutti i problemi economici possibili del Paese, in particolare del sud Italia: fare soldi, una marea di soldi dai beni culturali, però solo per alcuni soggetti e solo su alcuni siti e vedremo quali; cosicché quella marea di persone che abbiamo visto nelle due foto, un po’ come capitava a zio Paperone nei fumetti Disney, viene vista sotto forma di euro, dollari, yuan (rubli no, oggi sono fuori moda) e quante altre monete possibili, vaganti in attesa di essere intascate da qualcuno.

Pare a molti che tutti noi (fortunelli) si stia seduti su uno scrigno di monete d’oro, o, con espressione più nota, su pozzi di petrolio nei quali basta fare un buco con un dito  per far salire in superficie l’oro nero.

Ma è proprio così e, soprattutto, questa scelta non ci presenterà alla fine un conto, probabilmente molto salato?

Questo articolo non riguarda il fenomeno dell’overtourism che interessa le nostre città, si limita a fare qualche considerazione sull’applicazione del modello turistico basato sull’incremento quantitativo, riproposto, tal quale e senza remore di alcun tipo, per la fruizione dei beni culturali del paese.

Si parte da un assunto non dichiarato ma sottinteso che tutti, cittadini e/o turisti, ma i ruoli sono oramai intercambiabili, sono sostanzialmente dei “consumatori“, come definibili in economia politica (1), del patrimonio culturale del paese.

È questa la grande rivoluzione in atto: i cittadini/turisti trasformati in meri consumatori/clienti ed i beni culturali ridotti a merce, il cui godimento si intende sempre come un servizio da pagare.

Lo scandalo non consiste tanto nel dover pagare qualcosa, anche per la scuola, per la sanità pubblica, per tutti i beni comuni indispensabili (acqua, energia, trasporti, ecc…) che dovrebbero sostenersi con le entrate fiscali, si paga un ticket, quanto nel misconoscere per questi beni la funzione stabilita dalla nostra Costituzione e nel vedere in questi beni prioritariamente l’aspetto di merce (confermato dal quotidiano trasferimento tramite compravendita o cessione a vario titolo dal pubblico al privato di beni immobili di rilevantissima valenza culturale e collettiva, e, anche se per ora nessuno si è venduto niente, degli altri beni, ma poco ci manca!).

Ma leggiamoli questi testi fondanti. Leggiamo insieme i passaggi più rilevanti.

L’Art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana dichiara:

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione…”.

Ed il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 Codice Dei Beni Culturali e del Paesaggio nella Parte Prima, Disposizioni Generali Articolo 1 –  Principi:

1. In attuazione dell’articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni di cui all’articolo 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice. 2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura. 3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione. 4. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro attività, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione del loro patrimonio culturale. 5. I privati proprietari, possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, sono tenuti a garantirne la conservazione (1). 6. Le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale indicate ai commi 3, 4 e 5 sono svolte in conformità alla normativa di tutela. (1) Comma modificato dal D.Lgs. 26 marzo 2008, n. 62.

Mi rendo conto che è un po’ pedante ma ritengo che leggere i PRINCIPI su cui si fonda tutto il panorama di leggi e regolamenti che danno loro concreta attuazione sia un atto indispensabile.

Innanzitutto in alcun modo si evince che i beni di cui si parla possano a nessun titolo essere assimilati a “merci”, né che la promozione della cultura a cui è finalizzata la loro tutela e valorizzazione possa in alcun modo costituire, prioritariamente, un fattore economico.

La fruizione dei beni culturali ha sicuramente una ricaduta, anche importante, sull’economia del paese, ma essi beni non possono essere giammai visti e proposti come un fattore economico tout court.

La loro funzione è altra e, direi molto più “alta”: promuovere lo sviluppo culturale della Nazione. La Costituzione e le leggi di tutela nel loro insieme non hanno mai posto quale obiettivo per la tutela e valorizzazione, sino almeno alla riforma Franceschini, la creazione surrettizia di graduatorie dove si stabilisce, temo per ragioni meramente economiche, quali siano i beni, i siti che hanno diritto alla promozione, al sostegno, e a quali non tocchi se non quanto bastante alla mera sopravvivenza, o nulla, addirittura.

Come faccio a sostenere una tesi tanto scandalosa? Ci provo. Se il personale è scarsissimo in generale ed in alcuni siti addirittura inesistente, se i fondi destinati al settore cultura (tra i più bassi in Europa) ricavati per la maggior quota da una fiscalità collettiva perennemente in crisi e dalla bigliettazione, vengono distribuiti non sull’intero patrimonio ma per ambiti economicamente distinti e separati (2) se a seguito della riforma Franceschini si è prodotta la separazione tra “valorizzazione” e “tutela” privilegiando la prima rispetto alla seconda, con la trasformazione sempre più evidente dei musei “in macchine da far soldi” e la musealizzazione (onerosa) di beni collettivi da sempre di libero accesso (Pantheon), se per siti di rilevantissimo interesse culturale poco appetiti dal turismo di massa non c’è guardiania, non c’è cura, non c’è tutela (si potrebbero fare moltissimi esempi), ecco spiegato il mio convincimento. 

Qualcuno potrà obiettare che il patrimonio di beni culturali in Italia è troppo vasto per poterlo curare tutto, tuttavia, se oggi il metro per fornire fondi a questi beni è misurato sull’obiettivo dell’incremento del numero di persone in grado di visitarli, pagando tra l’altro importi in costante aumento, ciò non può che produrre l’abbandono dei siti che si collocano fuori dai circuiti turistici più battuti.

A questo punto ritorniamo alla foto di via dell’Abbondanza affollata come via Toledo. Ma davvero è credibile che un reperto fragile quale è uno scavo archeologico possa sopportare tutto questo carico umano? Eppure il Ministro ed il Direttore degli scavi ogni giorno si augurano e dichiarano di lavorare perché i visitatori aumentino, promuovendo addirittura nuovi treni superveloci, quando la circumvesuviana, la cui stazione è a pochi metri dall’ingresso degli scavi non riesce da anni a fornire un onorevole e civile servizio a cittadini e turisti.

Altrove, per fare un esempio, in Olanda, l’NBTC, Ente Nazionale Olandese per il Turismo & Congressi, con la campagna il cui slogan è “l’altra Olanda”, ha deciso da anni di non promuovere più Amsterdam ed i centri di maggiore afflusso turistico a favore di siti e città meno note ma altrettanto importanti per la cultura del paese. Non credo che chi vada in Olanda possa rinunciare a vedere Amsterdam, ma di certo lo stato sta lavorando perché il circuito si allarghi perché non si lavori sempre e solo sugli stessi luoghi. Ciò fa bene ai luoghi, ai beni che custodiscono, al turismo ed al paese tutto. Non sarebbe il caso di guardare a queste esperienze?

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Nota 1: “un consumatore acquista beni o servizi principalmente per consumo e non per la rivendita o per motivi commerciali. I consumatori pagano una certa quantità di denaro (o equivalente) per qualcosa – beni o servizi – per loro (o loro famiglie) per poi consumarlo”. https://it.wikipedia.org/

Nota 2: “la Soprintendenza Archeologica Speciale di Roma che copriva l’area della capitale imperiale ed era alimentata dal Colosseo, con tante funzioni e molti soldi, viene divisa in diverse scatole con molte funzioni e pochi soldi. Prima c’erano tre direzioni. Oggi se ne contano 9 fra I e II Fascia. Più carte, più problemi per gli appalti stessi. Il Colosseo diventa autonomo, ma sul riparto del 50 % dei suoi 55 milioni di incassi, grava ancora una certa nebbia.” – Vittorio Emiliani, Left, 6 Maggio 2017.

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