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Data: 17 Gennaio 2022

La vera transizione attraverso l’autoproduzione e la democrazia energetica

Con il D.lgs. 199/2021 l’Italia ha dato attuazione alle direttive RED II 2018/2001 e IEM (2019/944) in materia di comunità energetiche (CER) e autoconsumo collettivo (AUC). Si tratta di un passo decisivo in direzione della circolarità economica, pilastro ineludibile della sostenibilità. Ma cosa è una Comunità Energetica? Potremmo sintetizzare dicendo che si tratta di un’associazione tra cittadini o anche di un’associazione pubblico-privato, il cui scopo non è il profitto ma il perseguimento di benefici ambientali, sociali ed economici a vantaggio della collettività in senso lato. La logica che la innerva è la sostituzione della modalità di generazione e utilizzo delle fonti rinnovabili. In pratica lo schema piramidale che vede al vertice un unico produttore e alla base una pluralità di consumatori, viene sostituito da una struttura reticolare in cui i produttori sono anche consumatori. 

Evidenti i vantaggi di una tale alternativa. La speculazione energetica, che a tutt’oggi dilaga incontrollata producendo guasti irreparabili in ambito paesaggistico oltre che drenare ingenti risorse allo sviluppo delle rinnovabili, finisce per trovare un argine. Vi si oppone un’aggregazione sociale, con dignità giuridica riconosciuta dalla norma, le cui finalità sono, non gli interessi economici di pochi, ma la democrazia energetica e la dimensione sociale della condivisione dei benefici. Questo radicale cambio di paradigma spiega il perché del percorso lungo ed irto di ostacoli per l’affermazione delle CER.

È infatti del lontano 2001 la Direttiva Comunitaria (n.77) in materia di promozione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili e del 2003 il suo recepimento in ambito nazionale (D.lgs 387/2003). In entrambi casi l’unico modello normativamente configurato è quello della grande produzione concentrata. Bisogna attendere il 2018 (2021 in ambito nazionale) perché con la RED II la Comunità europea provveda ad affiancare alla generazione concentrata l’alternativa di quella distribuita. Un lasso temporale durato un lungo ventennio, con le multinazionali a farla da padrone, che la dice lunga sul perverso intreccio tra interessi capitalistici e gestione politica della transizione ecologica. Connubi ancora manifesti, se appena si volge lo sguardo alla tassonomia UE sulle attività ecocompatibili in corso di approvazione con nucleare e fossili ancora sugli scudi.

Il D.lgs 199/2021 sostituendo il vincolo di connessione alla cabina secondaria della CER con quello della primaria, aumentando il limite di potenza degli impianti da 200 KW a 1 MW ammessi ai meccanismi di incentivazione, consentendo l’abbinamento degli impianti con gli storages e la cumulabilità dei regimi di sostegno (il PNRR prevede risorse per i comuni fino a 5000 abitanti) è un primo passo. Nondimeno può dirsi risolutivo in considerazione sia del colpevole ritardo, sia dell’esiguità delle risorse che dei vincoli burocratici.

Italia Nostra Sardegna ha condiviso e sostenuto il percorso di sperimentazione che due Comuni sardi (Villanovaforru e Ussaramanna) hanno intrapreso nel 2020 con anticipatrice determinazione ai fini della costituzione delle prime due CER in Sardegna. A iter concluso la temuta incognita del coinvolgimento delle comunità può dirsi positivamente superata. In una società parcellizzata come quella contemporanea, il ritrovarsi a discutere di bisogni e interessi comuni anche ai fini del lenimento della povertà energetica dei ceti meno abbienti non può darsi come fatto scontato. Né è stato di facile superamento l’ostacolo costituto dalla forma giuridica statutaria che la CER ha l’obbligo di darsi in ossequio alla normativa.

Si deve all’impegno dei due Sindaci se la tessitura della CER ha così assunto forma organica all’interno dell’ordito normativo. A merito delle due Amministrazioni va ascritto l’impegno economico da esse assunto nella realizzazione degli impianti, al cui recupero si è di fatto rinunciato, facendolo rientrare tra i benefici del risparmio energetico generato dal consumo diretto di una parte dell’energia elettrica prodotta. 

Quello dell’anticipazione del capitale (CAPEX) è infatti uno dei maggiori elementi ostativi alla diffusione delle CER, che potrà essere in parte superato attraverso l’utilizzo dei fondi resi disponibili dal PNRR.

La sperimentazione ha dunque dato risultati lusinghieri e di essa potranno giovarsi le altre comunità isolane. La Sardegna infatti con la diffusa presenza di Comuni a bassa densità demografica e la disponibilità di condizioni ambientali favorevoli costituisce un fertile humus per la diffusione e lo sviluppo del modello attuato.  Va inoltre evidenziato che il tessuto sociale dei centri minori beneficia di rapporti di sodalità, anche se non sempre scevri da arcaiche conflittualità. L’esigenza dialettica imposta dai processi di aggregazione, se attuata con sagacia, non potrà che rinforzare i primi a danno delle seconde.

Se allarghiamo il focus al livello isolano si nota come il virtuoso espandersi di queste best practices non potrà che produrre benefici ad una scala vasta. L’autoconsumo condiviso infatti, oltre che determinare una contrazione notevole della richiesta energetica e garantire una stabilità della rete, contribuisce con la produzione in eccesso a soddisfare i bisogni delle aree a più forte consumo, una volta risolto il problema storage. In sintesi le CER costituiscono l’antidoto al virus della proliferazione incontrollata dei grandi impianti di produzione energetica, sotto il cui ricatto espansivo l’Isola soggiace anche negli intenti della programmazione del PNRR e del PNIEC.

Se infine si considera che a livello nazionale non sono più di una ventina le CER in corso di attivazione e che l’Isola può vantare, oltre le due realtà citate, virtuose sperimentazioni affini attuate nei Comuni di Benetutti e Berchidda, non può che sollevare interrogativi la scelta, da parte del Governo regionale, dei Comuni di Sarroch e Siamaggiore quali privilegiati destinatari di risorse economiche destinate alla sperimentazione delle CER (Delibera di giunta n. 49/54 del 17.12 2021). 

Una tardiva resipiscenza visto che fino ad oggi palese è stata la latitanza di sensibilità ai temi della sostenibilità ambientale da parte della Giunta Solinas, tutta protesa alla promozione del metano ed all’incremento volumetrico negli ambiti costieri. Né va dimenticato il procurato aborto della proposta di legge regionale sulle comunità energetiche presentato nel 2019 dal Gruppo Progressisti e affossato in Commissione. 

In conclusione sembra aversi un riscontro anche in ambito isolano che sotto le mentite spoglie della transizione ecologica si celino interessi di parte e connivenze politiche.             

 Li 16 gennaio 2022

Mauro Gargiulo

Segretario Italia Nostra Sardegna

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