News dal territorio

15-05-2010

Piemonte: torna la minaccia Mediapolis

Il coordinamento delle associazioni ambientaliste del Piemonte (FAI, Italia Nostra, Pro Natura, WWF) hanno scritto una lettera aperta alle istituzioni e alla stampa per stigmatizzare la riproposizione del Parco a tema di divertimenti Mediapolis destinato a distruggere una delle più belle zone del canavese (Comune di Albiano).

Dopo tanto silenzio, Mediapolis torna a farsi improvvisamente viva, ma con altre voci, altri luoghi e altre modalità; per la verità, ce lo aspettavamo. Già nel nostro comunicato del 9 febbraio scorso, che quasi nessuno ha pubblicato dicevamo:
“dall’assemblea straordinaria della Società tenutasi il 4 Dicembre 2009 risulta che è rimasto completamente ineseguito l’aumento di capitale che Mediapolis aveva riservato al Consorzio Cooperative Costruttori di Bologna, per un totale di circa 10 milioni di euro, tra capitale e sovrapprezzo. Analogamente non sono stati sottoscritti i titoli obbligazionari deliberati da precedente assemble. La Società ha dovuto dunque disporre frettolosamente un nuovo aumento di capitale, richiesto ai propri soci e assai più limitato (€ 300.000,00 + sovrapprezzo) spiegando: “in modo da poter affrontare meglio le trattative con i potenziali partner, soprattutto con un orizzonte temporale maggiore, necessario per poter ingegnerizzare le prossime operazioni sia sotto il profilo operativo sia finanziario sia societario”.
Spiegavamo che Mediapolis citava i finanziamenti ottenuti da Brainspark, che Brainspark, come si ricava dall’Annual Report al 31 Dicembre 2008, è una società finanziaria inglese che nel bilancio 2008 presentava una perdita di 2.305.000 sterline; che l’entrata di Brainspark nel capitale di Mediapolis desta ulteriori preoccupazioni, trattandosi, come accennato, di una società finanziaria che seleziona i propri investimenti in base a criteri di mera redditività e che non è certo interessata a quelle prospettive di sviluppo sociale che sono servite finora a giustificare e coprire i veri obiettivi dei proprietari.
A quanto ci risulta, anche il nuovo aumento di capitale deliberato il 4.12.09, per 300.000 + sovrapprezzo per un totale di mezzi freschi di 1.494.000 €, è stato sottoscritto solo in parte e cioè solo da Mediapolis Investments SA per € 172.689. I nuovi mezzi freschi sono quindi 853.090 €, tenuto conto del sovrapprezzo azioni. Gli altri soci, molti dei quali canavesani, non hanno dunque sottoscritto l’aumento di capitale loro riservato, evitando in tal modo di impegnare proprie risorse in un progetto che forse non giudicano più così promettente.
In effetti oggi il regista di tutta l’operazione Mediapolis è la società Brainspark che, attraverso Mediapolis Investments SA del Lussemburgo, detiene la maggioranza delle azioni. Brainspark è una società che negli ultimi tempi si è distinta in una serie di acquisizioni di partecipazioni in società diverse, tutte giustificate dalle possibili sinergie o complementarietà con “l’investimento principale”: Mediapolis.
Queste partecipazioni sono state regolarmente comunicate al mercato londinese, ma solo ora, finalmente, il dott. Alfredo Maria Villa, finanziere internazionale molto eclettico e nuovo vero dominus di Mediapolis, ne dà conto anche in Italia, non ad Albiano, ad Ivrea e comunque in Canavese, ma a Roma. Ed è Villa a informarci, non Porcellini o Emiliani, forse anche loro troppo “canavesani”.
Il perché di questa inconsueta scelta di comunicazione è una delle domande che dovrebbero porsi anche le istituzioni piemontesi in quanto, secondo noi, questo è solo uno dei segnali di una nuova strategia del tutto indifferente agli effetti economici e sociali in Canavese, preoccupata solamente di presentare agli investitori stranieri una Mediapolis particolarmente lucrativa.
Già il fatto che il valore dei terreni di Albiano venga dichiarato pari a 52 milioni di euro, contro un valore di bilancio 2008 di 11.627.024 €, lascia intravedere le potenzialità speculative di questa nuova direzione e solleva però un’altra domanda: se questo è davvero il nuovo prezzo dell’area, ciò è dovuto al valore aggiunto dei comportamenti pubblici (edificabilità dell’area, valutazioni favorevoli, accordi e intese e, forse, tra poco, le concessioni), ma di questa gigantesca valorizzazione immobiliare privata, qual è davvero il vantaggio collettivo? Non sarebbe il caso di fare, una buona volta, un bilancio dei costi/benefici pubblici non viziato da giudizi aprioristici e da valutazioni obsolete?
Queste nuove analisi si rendono poi oggi assolutamente necessarie per spiegare, alle Istituzioni e all’opinione pubblica, come mai il costo del progetto viene dichiarato pari a 220 milioni di euro, mentre, ancora nell’Accordo di Programma era valutato in 450 milioni. Cosa è cambiato?
La differenza è talemente notevole che non può che far pensare a modifiche radicali dell’iniziativa, tali da renderla “nuova” anche ai fini dell’intero processo autorizzativo ( Valutazione di Impatto Ambientale e Accordo di Programma inclusi) che andrebbe, di conseguenza, interamente rivisto.
Come si può continuare a gestire la vicenda Mediapolis come se nulla sia successo e nulla stia succedendo? Possibile che le Istituzioni non si preoccupino di convocare i nuovi interlocutori, che operano soprattutto tra Londra e il Lussemburgo, per verificare ogni evoluzione, societaria e progettuale, dal solo punto di vista del pubblico interesse?
Niente affatto! Uscito di scena il principale sponsor di Mediapolis c’è subito che si incarica di replicarne il ruolo: l’assessore provinciale Ida Vana, perché “Ivrea e il Canavese si possono considerare la terra più attrattiva della provincia di Torino, per nuovi insediamenti a partire da Mediapolis”. Mai un dubbio, mai un’incertezza: con grande disinvoltura la Provincia trascura ancora ogni nuovo segnale di rischio, e si dispone diligentemente a “occuparsi della formazione”.
Il Comune di Albiano è totalmente bypassato; della Regione non sappiamo ancora nulla: sappiamo che Mediapolis era un progetto fortemente sostenuto dalla Presidente Bresso, che ha sempre respinto ogni critica, ogni proposta, ogni richiesta. Ci auguriamo che prima di assumere ogni decisione in merito, la nuova Regione voglia ascoltare e capire, per evitare di condividere la responsabilità di un danno territoriale irreparabile e per non assecondare passivamente un progetto che è, prima di tutto, un’ iniziativa privata a scopo di lucro privato, di investitori sempre più lontani.

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