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02-08-2020

I “vandali in casa” post pandemia: Matteo Renzi e lo stadio A. Franchi

Parafrasando Antonio Cederna, potremmo oggi dire che i “vandali in casa” non vanno mai in vacanza. Volendo poi aggiornare quella categoria nefasta per il patrimonio culturale del nostro Paese che questo storico esponente di “Italia Nostra”, 60 anni fa, definiva e classificava con l’epiteto di “vandali in casa”, a Matteo Renzi spetterebbe di diritto un posto d’onore. L’ultima sua iniziativa definita dal coro dei media “eclatante”, e per noi invece solo “eversiva” rispetto a quanto affermato all’art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana, è l’ultimo atto di una carriera politica che ha forse come unico coerente obbiettivo annunciato e perseguito nel tempo quello dell’affossamento delle norme e della prassi della tutela, che costituiscono uno degli elementi più positivi di 150 anni di storia unitaria del nostro Paese, e per il quale lo Stato italiano è stato riconosciuto come un riferimento normativo in tutto il mondo. Vorremmo ricordare che, proprio all’inizio della sua ascesa come leader politico nazionale, cioè quando nel dicembre 2013 vinse le primarie che lo consacrarono a segretario nazionale del PD, nel suo discorso di ringraziamento per l’elezione, il primo degli obbiettivi che avrebbe perseguito sarebbe stato la soppressione delle “Soprintendenze”, ritenute anche nel termine antiquate e deleterie per lo sviluppo del Paese.

Divenuto poi Presidente del Consiglio, fra il 2014 e il 2016 ha portato avanti una contro-riforma del Ministero dei Beni Culturali che, se anche non ha prodotto la soppressione delle Soprintendenze, né ha indebolito pesantemente il ruolo, con accorpamenti assurdi e con riduzione drastica delle risorse sia finanziarie che di personale destinate a questo importante settore, favorendo invece l’esternalizzazione della gestione dei beni culturali a favore di S.p.a a capitale pubblico, come “Ales”, degna erede della “Civita” creata dal binomio Silvio Berlusconi/Gianni Letta. 

Ed ora eccolo di nuovo, come Senatore, mettersi alla testa di una eversiva iniziativa di legge di emendamento del Decreto Semplificazione, pensata per recuperare consensi elettorali in vista delle prossime elezioni regionali e per aiutare il suo erede Sindaco di Firenze Nardella a distruggere un capolavoro dell’architettura razionalista italiana, quale lo Stadio Comunale di Firenze, opera di Pier Luigi Nervi.

Emblematiche, anche nella scelta lessicale, di questo disegno sono proprio le parole con cui il Senatore Renzi ha illustrato sinteticamente la sua iniziativa parlamentare:
“Mi auguro che su questo emendamento ci possa essere voto di tutte le forze politiche in modo trasversale… perché se mettiamo gli stadi in mano ai sovrintendenti il calcio italiano non arriverà mai ai livelli ad esempio di quello inglese. Uno stadio prima di tutto deve essere accogliente, e il Franchi ad oggi non lo è. Il rischio è che diventi un monumento, senza che ci entri più nessuno, e un monumento in mezzo alla città può essere un bel problema”.

Questo breve saggio (le sottolineature del virgolettato sono nostre) delle motivazioni al provvedimento che ha avuto il coraggio di presentare al Senato, non solo sono un documento dell’ignoranza-arroganza sulla materia della tutela del presentatore, ma costituiscono un esempio di mistificazione politica inaccettabile. 

Il Senatore Renzi, affermando che lo stadio Franchi non è uno stadio accogliente, anzi, aggiungiamo noi, uno stadio con gravi e palesi segni di degrado, si dimentica di dire che dal 2009 è stato per oltre 4 anni Sindaco di Firenze e, dopo di lui, è stato ed è Sindaco il suo ex vice sindaco Dario Nardella: ci vuole spiegare come mai in ben 11 anni di Amministrazione Comunale da lui diretta o ispirata non si sia risolto il problema della conservazione, manutenzione ed adeguamento dello Stadio Franchi, che – non lo si dimentichi – è di proprietà comunale? E come mai prima da lui in persona nel 2012 e poi oggi dal suo erede si sia perseguito tenacemente, e fra l’altro con vergognosi risultati anche sotto il profilo amministrativo, la strada della realizzazione di un nuovo stadio nell’area dell’ex-Mercafir, area di importanza strategica per gli affari immobiliari e di posizione di rendita del quadrante Novoli-Castello?

Oltre a queste incredibili disinvolte e mistificatorie affermazioni che attribuiscono la responsabilità del degrado e della inadeguatezza degli stadi italiani ai Soprintendenti del Mibact e non agli amministratori locali, che ne sono i veri responsabili in quanto strutture di proprietà pubblica, non può non lasciare sbigottiti l’affermazione di un ex-Sindaco di Firenze che considera un “rischio” e un “bel problema” la presenza di un monumento in mezzo alla città.

Queste perle di “vandalismo in casa” crediamo siano sufficienti ad indurre il Parlamento italiano, contrariamente a quanto auspicato dal presentatore, a respingere questo emendamento palesemente in contrasto con quanto affermato all’art. 9 della Costituzione repubblicana e con quanto prescritto dal vigente Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Come Italia Nostra ci adopereremo con tutte le nostre forze perché al nostro paese sia evitato questo ennesimo tentativo eversivo nei confronti delle ragioni della tutela del patrimonio culturale conservato nel nostro paese.

 

Firenze 31 luglio 2020

 

Prof. Mario Bencivenni, vice presidente di Italia Nostra Firenze

 

Italia Nostra Onlus