News dal territorio

11-04-2016

Il 17 aprile noi di Italia Nostra voteremo Sì per non svendere il Mare Nostro e per conservare il reddito della Bellezza

Il prossimo 17 aprile 2016 i cittadini italiani avranno la possibilità di esprimere il proprio parere riguardo alle norme relative alla durata delle trivellazioni in mare entro i 22 Km dalla costa. Attraverso il quesito referendario verrà chiesto se si vuole che, una volta scadute le concessioni nelle acque territoriali italiane, i giacimenti vengano fermati anche se c’è ancora gas o petrolio da estrarre. La frase da abrogare è <<per la durata di vita utile del giacimento>>. Se non vincesse il Sì, l’attività di estrazione continuerebbe fino all’esaurimento del giacimento. Cinque le piattaforme che interessano il Canale di Sicilia, abbracciando il tratto Licata-Gela-Ragusa, Cassiopea 1, Argo 2, Prezioso, Perla e Vega A. Una delle ragioni principali del Sì è il grave impatto ambientale prodotto dalle attività di trivellazione su fauna e fondali marini. Dal 1985 ad oggi, nel Mediterraneo, sono stati 27 gli incidenti petroliferi che hanno causato lo sversamento di 271.900 tonnellate di greggio. Cifre allarmanti, su cui dovremmo riflettere attentamente. E comunque dovrebbe essere sufficiente questo dato per convincerci a votare Sì’: una delle situazioni più critiche, dal punto di vista del traffico del greggio, è proprio il Mediterraneo, mare con il più alto inquinamento da petrolio. Sui suoi fondali, infatti, ci sono 38 milligrammi di catrame per metro quadrato. Un record mondiale

La partecipazione a questo referendum è importantissima. Si tratta del più grande sondaggio sull’opinione dei cittadini italiani riguardo al futuro dell’energia, del clima e dell’ambiente in generale. La popolazione ha il diritto e il dovere di esprimersi per dire basta a un sistema di dipendenza petrolifera, le cui ripercussioni sono evidenti. I dati dimostrano in che misura il petrolio possa inquinare non solo l’ambiente, ma anche la politica. Esso è un vero e proprio strumento di corruzione, ovunque, non solo in Italia. Negli ultimi anni il nostro Paese aveva maturato grandi capacità nelle energie rinnovabili, capacità che le politiche governative più recenti, hanno drammaticamente smorzato. Chi si oppone a questo referendum adduce, come ragioni, aspetti occupazionali fasulli. Sono quelli che vorrebbero tenere nascosti dati gravissimi, peraltro pubblici e consultabili. Dal 2008 ad oggi, infatti, in Italia, nel settore delle rinnovabili, sono stati persi 120 mila posti di lavoro, tra quelli stabili e quelli a tempo determinato. I conti sono chiarissimi.

Dobbiamo sanare il nostro ambiente, il nostro territorio. Dobbiamo imparare a proteggere e a ricostruire gli ambienti naturali che abbiamo fortemente alterato, se non distrutto. Chi ha grossi interessi economici, come alcune grandi aziende, fa di tutto per camuffare, nascondere i dati relativi alle valutazioni di impatto ambientale. Da parte del Ministero e della Regione Siciliana manca, in tal senso, un’analisi attenta. Puntuale. La normativa europea è andata avanti, mentre l’Italia è rimasta ferma.

Infine, riguardo al referendum del 17 aprile 2016, non possiamo non evidenziare il silenzio, nessuna presa di posizione, quantomeno fino ad oggi, da parte delle Amministrazioni comunali di Caltanissetta e Gela. Amministrazioni comunali che si sono sempre autoproclamate sensibili alle problematiche ecologiche e ambientali. Il 17 aprile 2016 noi di Italia Nostra voteremo Sì per non svendere il Mare Nostro e per conservare il reddito della Bellezza.

Leandro Janni – Presidente del Consiglio regionale di Italia Nostra Sicilia

Italia Nostra Onlus