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31-07-2011

L’araba fenice e i soldi del Mibac

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Ad oltre 100 giorni dal così detto decreto “salva cultura” (n.34, 31/3/2011) con il quale si sarebbero dovuti rimpolpare i magri bilanci del Mibac, sull’orlo del collasso dopo i tagli lineari delle precedenti finanziarie, la situazione appare non solo ancora gravissima, ma a dir poco contraddittoria. Nonostante i reiterati annunci, così come Italia Nostra aveva denunciato con tempestività (comunicato del 12 aprile 2011), nessuna risorsa certa risulta stanziata per Pompei. Non solo, ma il comma 8 del decreto prefigurava, al contrario di quanto ci si sarebbe attesi da un provvedimento dedicato a – letteralmente – “Potenziamento delle funzioni di tutela dell’area archeologica di Pompei”, un trasferimento di fondi tra Soprintendenze.

All’epoca, solo Italia Nostra aveva sottolineato come si trattasse in realtà di rendere possibile il passaggio di risorse non verso Pompei, ma da Pompei verso altre Soprintendenze in difficoltà gestionale. Gli annunci di questi giorni sugli storni di fondi a salvataggio della disastrata situazione finanziaria del Polo Museale napoletano, svelano le vere finalità del decreto. Italia Nostra ribadisce che operazioni di trasferimento da Soprintendenze “ricche” verso istituzioni economicamente svantaggiate, ma non certo meno importanti come Capodimonte (ma probabilmente da ripensare come autonomia), sono del tutto legittime, ma vanno compiute nella massima trasparenza e con una strategia complessiva che, al contrario, nel caso in questione appare del tutto assente.

Come giustificare, infatti, che il prelievo delle risorse finanziarie della Soprintendenza Archeologica speciale di Roma e Ostia (assieme a Napoli e Pompei, l’altra Soprintendenza interessata dallo storno a favore di Napoli), vada a decurtare pesantemente il fondo per gli interventi di estrema urgenza, ovvero sia quelle risorse necessarie per sopperire a situazioni di emergenza (crolli, ecc.), del tutto prevedibili in una Soprintendenza come quella di Roma, addirittura commissariata con  provvedimento di Protezione Civile? E ancora, come è possibile che si sia deciso di sottrarre fondi su progetti già deliberati dal Consiglio di Amministrazione, dopo che negli ultimi anni, ai più alti livelli politici del Ministero si era continuato a ripetere che le Soprintendenze non erano capaci di spendere e che il problema erano i residui passivi? Se questa è la situazione per quanto riguarda Roma, su Pompei i problemi sono, se possibile, ancora più gravi. Nulla è stato fatto ancora per l’assunzione di personale specializzato, così come stabilito dal decreto e come a più riprese richiesto nel mission report Unesco successivo ai crolli dello scorso novembre; neppure concepita risulta la procedura di utilizzo (criteri, ecc.) delle graduatorie di idonei di recenti concorsi Mibac: così un’occasione più unica che rara, ovvero sia la possibilità di assumere personale pluriqualificato, selezionato con procedure pubbliche e trasparenti, viene persa a causa di inerzia gestionale.

Italia Nostra rileva inoltre che molti dubbi gravano sull’effettiva disponibilità dei fondi (105 milioni) che dovrebbero essere stanziati per la maggior parte dalla Regione Campania (POIN, FAS?) per l’attuazione del piano di recupero del sito pompeiano. Tali fondi, infatti, non risultano nella disponibilità esclusiva della Campania, ma, secondo l’iter procedurale approvato dalla Commissione europea, dovrebbero essere deliberati di concerto con le altre regioni meridionali interessate. Nulla o poco di tutto questo è stato fatto sino a questo momento e l’utilizzo dei fondi in questione risulta quindi relegato ad un futuro dai contorni sfumati.

Infine, per tornare alla vicenda del prelievo di fondi a favore del Polo museale napoletano, Italia Nostra sottolinea il rischio che tali decurtazioni possano mettere in discussione progetti già avviati e funzionali alle operazioni di tutela dei siti gestiti dalla Soprintendenza napoletano-pompeiana, così come addirittura la prosecuzione del Conservation Herculaneum Project, il progetto finanziato dalla Fondazione Packard che lo stesso mission report Unesco riconosce come modello di eccellenza cui fare costante riferimento nel piano di recupero.

Italia Nostra esprime quindi, da un lato, la propria profonda preoccupazione sulla situazione del sito pompeiano, e richiama l’attenzione sulle 15 recommendations espresse nel mission report Unesco, frutto di un’accurata indagine di studiosi internazionali di acclarata competenza e fino a questo momento a dir poco trascurate dagli organismi ministeriali. Sul piano complessivo gestionale, infine, Italia Nostra riafferma la necessità di elaborare una strategia unitaria di gestione finanziaria che permetta alle Soprintendenze di uscire dalle impasses evidenti in cui si trovano, pressoché tutte, e che ne compromettono il fondamentale ruolo di tutela del nostro patrimonio culturale. Anche questa recentissima vicenda dei trasferimenti di risorse fra Soprintendenze, gestita in modo affrettato ed opaco tanto da trasformarsi in una tristissima “guerra tra poveri”, denuncia il fallimento delle scorciatoie commissariali e di una gestione amministrativa estemporanea ed emergenziale e ripropone l’urgenza di un ripensamento complessivo dei meccanismi di gestione: il nostro patrimonio ne ha bisogno. Al più presto.

Maria Pia Guermandi

Roma, 29 luglio 2011

Leggi l’articolo de “La Stampa” del 30.07.2011

Un servizio del Tg3

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