News dal territorio

31-03-2011

Il lungo percorso del futuro parco archeologico di Crotone

…  “ Vorremmo chiedere al ministro Biasini, sensibile com’è ai problemi della tutela dei Beni Culturali, di intervenire perché a Crotone, antica città della Magna Grecia, venga realizzato il parco archeologico, che permetterebbe di mettere in luce un patrimonio di notevole interesse, senza consentire che dei “cavilli” burocratici e delle scadenze imminenti (il decreto di esproprio dell’area scadrà il 28 ottobre 1980) tolgano alla collettività un parco di tale importanza.” Così scriveva la presidente della sezione di Italia Nostra-Crotone (dal Corriere della Sera, 14 giugno 1980). Tempestiva la risposta del ministro dei Beni Culturali ed Ambientali Oddo Biasini, che era subentrato da pochi mesi all’on.le Dario Antoniozzi, che aveva seguìto già con grande attenzione le vicende dell’area e  la successiva creazione del parco archeologico urbano… “Vorrei rassicurare gli amici di Italia Nostra  e tutti gli estimatori italiani e stranieri del significativo patrimonio archeologico di Crotone che non esistono ostacoli insormontabili alla nascita del parco. Certamente di cavilli burocratici ce ne sono stati, come sempre avviene in tutte le cause di esproprio… Non rimane che attendere che si pronunci l’Avvocatura dello Stato che sta esaminando la documentazione già da tempo presentata”… (dal Corriere della Sera, 18 Giugno 1980).

L’ area in questione, situata nei pressi della zona industriale, era stata precedentemente destinata ad ampliamento degli stabilimenti chimici. In seguito ai ritrovamenti di reperti archeologici, durante la realizzazione dell’acquedotto di servizio alle fabbriche, ed al fermo-lavori imposto dalla Soprintendenza, il Consorzio di Sviluppo Industriale aveva chiesto l’intervento della “Fondazione Ing. C. M. Lerici”, che aveva eseguito una campagna di prospezioni archeologiche. La relazione scientifica interpretativa a cura del prof. Lorenzo Quilici, direttore archeologo del C.N.R., attestò il notevole interesse archeologico di tutta la superficie indagata, che fu sottoposta a vincolo dal  ministro dei Beni Culturali ed Ambientali Dario Antoniozzi, su proposta della Soprintendenza Archeologica della Calabria.

Tutte le iniziative di sensibilizzazione di autorità e di cittadini erano state concordate con il Gruppo Archeologico Krotoniate, costituito nel 1973 da Vincenzo Fabiani. Lo stesso Fabiani aveva ricevuto pesanti minacce a causa del suo forte e coraggioso impegno per la tutela e conservazione del patrimonio archeologico crotonese.

Autorevole sostegno era venuto anche  dall’allora presidente nazionale di Italia Nostra, lo scrittore Giorgio Bassani, che aveva indirizzato ai ministri dei Beni Culturali, Antoniozzi e poi  Biasini,  un forte appello a favore del Parco archeologico urbano.  Tante difficoltà che sembravano insormontabili furono poi superate.

Un lungo e difficile iter era stato percorso prima di arrivare al vincolo ed alla creazione, almeno sulla carta, del parco archeologico. Nel 1994, finalmente, l’area archeologica in questione, per una superficie di circa 83 ettari (di molto inferiore, quindi, alla vasta area di vincolo diretto) fu espropriata con decreto del Prefetto di Catanzaro.

Dopo lunghi anni di silenzio, da alcuni mesi si riparla del parco.

L’amministrazione comunale di Crotone e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria (organo del MiBAC) hanno annunciato che saranno appaltati a breve i lavori di bonifica e poi di messa in luce di un primo settore (circa mq 3.000) dell’area archeologica del quartiere settentrionale dell’antica Kroton.

Questa notizia, se confermata dai fatti, non può che riempire di soddisfazione Italia Nostra, Gruppo Archeologico Krotoniate e coloro che nelle Istituzioni hanno creduto in un progetto culturale innnovativo di tutela e conservazione del patrimonio archeologico, tra l’ostilità di quanti optavano per l’ampliamento di un’attività industriale fortemente impattante sull’ambiente e l’indifferenza della maggioranza, certamente presa da problemi economici.

La successiva crisi delle industrie, con la conseguente dolorosa chiusura degli stabilimenti crotonesi che avevano dato lavoro a migliaia di persone, ha confermato la lungimiranza di coloro che  si erano prodigati per tutelare l’area archeologica in attesa che, in tempi migliori, venisse alla luce il grande quartiere settentrionale di Kroton.

Auguriamoci che si possa recuperare sul tempo perduto e che il parco archeologico diventi finalmente reale.

Crotone, 31 marzo 2011

Teresa Liguori

Consigliere nazionale

Presidente sezione di Crotone

Un parco archelogico per l’antica Kroton

leggi anche il comunicato da www.crotonews.it

da “Il Quotidiano” (del 01.04.2011)

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approfondimento: dal Bollettino di Italia Nostra n. 281 del dicembre 1990

Italia Nostra Onlus