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24-10-2011

Il naufragio dell’archeologia romana

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Le inaudite immagini di Roma e del suo patrimonio culturale, ridotti a ostaggio senza difese di un evento meteorologico certo grave, ma non eccezionale come il nubifragio del 20 ottobre, riportano l’attenzione sulla situazione di estrema fragilità in cui si trovano i monumenti, soprattutto archeologici, della capitale. Eppure due anni e mezzo fa, marzo 2009, fa un’Ordinanza di Protezione Civile (n. 3747), a fronte di eventi climatici dello stesso tipo verificatisi alcuni mesi prima, aveva addirittura decretato la necessità di un Commissariamento di Protezione Civile per fronteggiare i rischi e – testualmente – “adottare misure straordinarie per la messa in sicurezza” delle strutture.

Italia Nostra aveva da subito sottolineato la pretestuosità di tale iniziativa finalizzata, come per Pompei, quasi esclusivamente ad utilizzare le prerogative “deregolative” proprie dei Commissari. In questi anni abbiamo ripetutamente sottolineato come l’azione dei Commissari, a Pompei come a Roma, non avesse apportato alcun concreto miglioramento ai reali e gravissimi problemi che affliggono le nostre Soprintendenze a partire da quelle di Napoli / Pompei e Roma / Ostia.

Per quanto riguarda Roma, tutti hanno sempre saputo che il Commissario si stava occupando di tutt’altro che della messa in sicurezza dei monumenti rispetto ad eventi metereologici come quello accaduto a Roma: bastava leggersi i trionfalistici rapporti dello stesso Commissario, l’ultimo dei quali, novissimo di stampa, è costato ben più dell’intero ammontare di un intero anno di missioni sul territorio (68.000 euro contro 48.000).

Ora, le foto del foro romano ridotto ad un pantano e di un Colosseo annegato fino al livello dell’arena compresa, dimostrano impietosamente che nulla è stato fatto in questo periodo – non breve – per garantire una decorosa protezione contro quegli eventi per sconfiggere i quali, esattamente, era stato attivato il commissariamento.

In compenso, molti nastri tagliati su progetti faticosamente gestiti negli anni dal personale interno della Soprintendenza e un colle Palatino che risulta ancora – ennesima beffa – in stato di gravissimo rischio statico.

Il Commissariamento di Roma, come quello di Pompei, si chiude con un bilancio del tutto negativo: l’archeologia romana ha assoluto, urgente bisogno di altre soluzioni per i molti problemi, soprattutto amministrativi, che ne rallentano l’indispensabile azione.

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