Nazionale

14-05-2020

#IORESTOACASA# STOP a musei e luoghi della Cultura: alcune riflessioni sulla centralità della CULTURA. Ilaria Pecoraro

In questi giorni di forzata clausura, in compagnia di un assedio mediatico-digitale ricco di video che illustrano in maniera accattivante i beni storici e paesaggistici del Bel Paese, il tema del rapporto fra IDENTITA’ CULTURALE di un popolo e fruizione diretta del suo PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO-PAESAGGISTICO è tornato, dirompente, a far parlare di sé.

All’improvviso il popolo italiano ha riscoperto di vivere nel paese più bello del mondo e di non poter fare a meno della sua fruizione diretta, tattile, visiva.

La Pandemia da Coronavirus ha repentinamente messo in standby mostre d’arte di portata mondiale, spettacoli musicali, esposizioni, eventi sportivi, forme di didattica di ogni ordine e grado, eventi culturali di ampio respiro. Da un giorno all’altro in Italia prima, in Europa poi, è stato vietato tassativamente l’accesso del pubblico a collezioni dei beni culturali, luoghi di culto, biblioteche, archivi, musei, centri studio, università, centri di ricerca, scuole, luoghi di riunione delle associazioni culturali, aree archeologiche ecc. Ovunque è risuonato l’imperativo #IORESTOACASA.

Quali le cause e gli effetti?

Gli italiani hanno manifestato, sin dai primi giorni di restrizione della libertà personale di movimento, di amare il proprio patrimonio culturale e soprattutto quello storico-artistico-architettonico-paesaggistico, molto più di quanto s’immaginasse…

La principale motivazione è riconducibile alla condizione di necessità in cui 60 milioni di cittadini si sono ritrovati. Siamo così abituati a vivere liberamente gli spazi pubblici del territorio nazionale, immersi nella grande opera d’arte che è il paesaggio storicizzato della penisola, rurale e urbano, da aver perso nel tempo, vivendolo in superficie, la consapevolezza del suo valore intrinseco, estetico e storico al contempo. Repentinamente, tutti gli italiani hanno riscoperto il valore inestimabile del passato, di cui i monumenti si fanno portavoce: i Trulli della Valle d’Itria, i centri storici minori di tutta Italia, i paesaggi mozzafiato della Maremma Toscana e delle Cinque terre, i monumenti architettonici quali la Fontana di Trevi, Palazzo Madama; piazza San Pietro in Roma, Piazza dei Miracoli a Pisa; piazza San Marco a Venezia, il bianco calce della Murgia meridionale e il fascino di via dei Fori Imperiali ecc. Qui riecheggia il pensiero di Dante Alighieri, che affermava nel suo Poema che quando l’uomo si trova di fronte a difficoltà sconosciute (come è oggi l’incognita Coronavirus) e a un futuro incerto, ricerca nel passato la propria “ancora di salvezza”.

L’ordinanza del “restare in casa” sembra aver aperto una finestra di riflessione sul tema del valore intrinseco della storia, delle opere d’arte e della cultura nell’esistenza umana.

Attraverso la fruizione dell’opera d’Arte, il cittadino percepisce una sensazione di “benessere” psicologico; rinvigorisce quel senso di appartenenza ad un luogo, che si alimenta nell’animo umano solo quando ne vieni privato forzatamente; riaccende nel cuore dei cittadini il desiderio di tenere accesa la lampada della memoria storica, attraverso una più intima conoscenza delle proprie radici.

Il patrimonio artistico torna ad essere per ciascun abitante la principale testimonianza materiale avente valore di civiltà di un’epoca, di un pensiero, di una collettività, quindi figlia di un’istanza artistica che è anche storico-sociale. NON PIU’ soltanto giacimento culturale da sfruttare, in nome e per conto di una logica consumistica e turistico-economica.

In questo frangente, l’arte disvela la sua valenza storico-estetica e, al contempo, dimostra di essere il principale fattore identitario coagulante, nell’immaginario collettivo, un sentimento nazional-patriottico e socio-culturale.

Ogni cittadino “esiste”, “è”, nella misura in cui “appartiene”, “si riconosce” nelle opere d’arte storicamente prodotte da una collettività.

Se l’“Arte” è figlia della “Storia” e se la “Storia italiana” ha prodotto “opere d’arte di eccellenza”, ogni cittadino italiano si sente investito di un compito socio-culturale importante, che parte dalla “riscoperta” delle opere d’arte, si tramuta in conoscenza dei propri valori identitari, rappresentati da quegli oggetti che si fanno testimonianza materiale di civiltà.

Oggetti degni di “tutela”! Finalmente!

E allora non ci resta che compiere il primo passo, verso il riconoscimento collettivo dell’opera d’arte come tale. Tale riconoscimento è tanto più immediato quanto più un popolo rilegge in un’opera il valore identitario della propria stirpe, del proprio luogo di origine. Al riconoscimento segue l’azione di conoscenza approfondita e quindi l’atto più nobile della sua Tutela.

Questo riscoprirsi tutori di un vastissimo patrimonio culturale, riletto in senso lato (dall’Architettura alla Scultura, alla Pittura, alla Poesia, al Teatro, alla Lirica, alla Musica ecc), figli di una Nazione che ha dato i natali a donne e uomini che hanno cambiato il volto dell’umanità, sta inducendo la società italiana a riappropriarsi del valore etico-morale, storico-sociale che sembrava aver perso l’Arte.

Obiettivo finale diventa la “Cura” del proprio patrimonio culturale.

Scrive Luigina Mortari, in “Filosofia della cura”, che la “cura rientra nell’ordine delle cose essenziali, perché per dare forma al nostro essere possibile dobbiamo aver cura di noi stessi, degli altri e del mondo”. Pertanto ogni uomo vive in quanto “curatore”, tutore di sé stesso, dei suoi cari e del patrimonio culturale nel quale egli stesso riconosce le proprie “radici esistenziali”.

Già nel 2019 l’ICCROM (Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali) aveva condotto un sondaggio online nel quale si chiedeva come sarebbe il Mondo se privato delle sue attività culturali. I due terzi delle persone interpellate (2400), appartenenti a 102 paesi diversi, hanno risposto che questa “assenza” “peserebbe” nella vita di ciascuno.

L’attuale condizione umana del “restare in casa” sta aiutando la gente a considerare in modo nuovo e diverso il valore identitario del patrimonio culturale della propria nazione. Il divieto di percorrere a piedi o in bicicletta le strade dei nostri centri storici, sta acuendo nell’animo dei cittadini italiani un rinato senso di appartenenza al territorio, ai suoi monumenti architettonici e artistici, a tutti quei beni materiali e immateriali, in cui si riconosce il tessuto sociale di quella collettività.

Citando Cesare Brandi (1967, Teoria del Restauro), la cura di un’opera d’arte è possibile, quando il Restauro diventa il “momento metodologico” del riconoscimento di un’opera d’arte come tale, attivando per quest’ultima ogni azione di tutela, volta alla sua trasmissione ai posteri.

In una situazione eccezionale si sta verificando un evento altrettanto eccezionale: la riscoperta dei valori identitari insiti nel patrimonio culturale che l’Italia ha prodotto nei millenni.

La presa d’atto del valore storico, civile, religioso, morale e culturale dei nostri antichi monumenti, portavoce della civiltà del popolo di cui ci sentiamo parte integrante.

Nella routine quotidiana del vivere, immersi in un superficiale e reiterato flusso esistenziale, pur attraversando fisicamente un luogo, avevamo assuefatto la nostra memoria visiva e non percepivamo la magia di quel genius loci, un puzzle composto da colori, atmosfere, panorami, elementi di dettaglio, profumi, “silenzi”.

Dovevamo fermarci! Dovevamo esserne privati di tutto questo, per invocare nuovamente a gran voce la TUTELA e CONSERVAZIONE dei nostri monumenti! Orbene. In questa riflessione si coglie una nuova opportunità per Italia Nostra onlus, da sempre schierata in difesa del Patrimonio culturale della Nazione.

Se oggi i cittadini tornano a preoccuparsi del patrimonio culturale, Italia Nostra ha il compito di rafforzare a livello locale e nazionale la sua missione, l’impegno nel promuovere la tutela, la conservazione e l’uso sostenibile del patrimonio artistico, a beneficio delle generazioni presenti e future.

Se i cittadini riscoprono nelle “Collezioni”, nelle “Mostre”, nelle “Architetture”, nei parchi archeologici una reale fonte di benessere, d’identità e di appartenenza, di conoscenza e comprensione degli altri, di conoscenza del passato e della storia. Se Cultura e Società che l’ha prodotta vengono di nuovo, strettamente, relazionate fra loro; se il “Vivere presente” chiama alla memoria “il passato”; se la cultura torna a pieno titolo ad essere espressione di una collettività; Italia Nostra deve ad alta voce e con la forza degli ideali in cui crede SOSTENERE, PROMUOVERE, ACCOMPAGNARE la cura del patrimonio culturale.

Questa cura è possibile solo in un contesto socio-politico-economico che percorra la strada dello sviluppo culturale sostenibile, che si sposa all’unisolo con uno sviluppo sociale sostenibile, abbracciando i principi dell’economia circolare e dell’innovazione sociale, supportata dalla innovazione tecnologica.

È tempo, oggi, che Italia Nostra torni a fungere da timone di questa nuova rinascita culturale!

La conoscenza della storia costituisce un importante punto di riferimento e di ispirazione per il futuro di un paese. Si deve, quindi, accelerare e amplificare l’attività a sostegno dello sviluppo sostenibile attraverso l’uso, lo sviluppo e la conservazione delle collezioni del patrimonio, attraverso la riapertura e la fruizione di musei, archivi, biblioteche, scuole, università e centri di ricerca, scuole e luoghi della memoria.

Nel mese di marzo doveva svolgersi a Roma l’VIII Corso di formazione rivolto ai referenti EDU di Italia Nostra, di cui chi scrive è referente di ambito territoriale. Obiettivo del corso era fare il punto su quanto svolto nei propri territori, insieme alle scuole, in materia di sensibilizzazione alla tutela del patrimonio culturale. L’appuntamento annuale romano rappresenta per noi referenti di area un momento di crescita personale e scientifico di forte stimolo. Rientrati a casa, sempre, facciamo tesoro di quanto condiviso con i referenti nazionali e tentiamo di tradurre in esperienze locali, quanto appreso a Roma.

Facendomi portavoce di quanto svolto dalla sezione Messapia di Ostuni, piace comunicare che a livello locale la sezione porta avanti da decenni attività di sensibilizzazione rivolte sia a ragazzi che ad adulti. L’entusiasmo con il quale ben 60 studenti hanno aderito al progetto ex ALTERNANZA SCUOLA LAVORO a.s. 2018-2019 e al PON bianco calce a.s. 2019-2020, presso il liceo classico-scientifico di Ostuni ‘Pepe-Calamo’, merita una certa attenzione. L’iniziativa è rientrata nel progetto “La Settimana Bianca” della Città Bianca di Ostuni, promossa dall’Associazione Lu Scupariedde, dalla sezione locale “Messapia” di Italia Nostra, sotto il coordinamento del liceo Pepe Calamo di Ostuni (Brindisi).

L’esperienza ha messo in luce come le attività laboratoriali siano volano di curiosità, partecipazione e sensibilizzazione nei confronti dei giovani e, al contempo, nei confronti dei cittadini. Ragazzi abituati a “non sporcarsi le mani” hanno voluto partecipare, ritinteggiando a latte di calce buona parte del centro storico di Ostuni. Gli abitanti del centro storico, osservando il buon esempio dei giovani, hanno sentito il dovere di affiancarli in questa avventura, contribuendo anche loro alla buona riuscita dell’esperienza. L’eccezionale successo riscosso dal progetto ha dato vita all’organizzazione di un corso per “llattatori”, che sarebbe dovuto partire nel mese di marzo 2020 ma che il Coronavirus ha momentaneamente stoppato. Nel prossimo futuro si dovranno reiterare tali esperienze, dando loro continuità, con appuntamenti educativi di cittadinanza attiva.

Il “fare” però non basta. Bisogna riprogettare i modi attraverso i quali educare i cittadini a prendersi cura del proprio patrimonio culturale locale, insegnando quella “filosofia della cura”, che giova al “curatore” tanto quanto all’opera d’arte “curata”.

Riflettendo sugli esiti registrati a conclusione dei percorsi di formazione e sensibilizzazione svolti dalla associazione Italia Nostra nella regione Puglia e nel brindisino in particolare, emerge l’esigenza di riorganizzare i corsi ex cathedra, supportandoli con schemi narrativi di natura esperenziale, da pubblicizzare adeguatamente. I nostri corsi devono essere meglio pubblicizzati e meglio distribuiti temporalmente sul territorio regionale. Un fattore determinante è, infatti, il tempo e la modalità di erogazione del corso, che potrebbe anche essere svolto in webinar.

Bisogna progettare percorsi di condivisione metodologica più “zippati”. I tempi, le distanze e le troppe incombenze che il corpo docente deve assolvere attualmente non permettono ai corsisti di dedicare troppe giornate a corsi di formazione organizzati da Italia Nostra.

Da un’indagine compiuta personalmente presso gli Ordini professionali brindisini è emerso che questi ultimi vorrebbero aprirsi a percorsi di conoscenza promossi da Italia Nostra. Per fare questo è necessario programmare per tempo gli eventi, stipulando accordi di programma con gli Ordini di architetti, ingegneri, geometri, geologi, con uffici tecnici comunali, al fine di ampliare la platea degli utenti, in nome e per conto della formazione continua.

L’interesse verso l’acquisizione di nuove competenze è grande presso il mondo della scuola, ma è il mondo del lavoro che invoca una più massiva presenza di Italia Nostra EDU in ambito formativo-educativo, per la tutela del patrimonio artistico e paesaggistico.

Sarebbe auspicabile, in un’ottica multidisciplinare, coinvolgere nell’organizzazione dei corsi di Italia Nostra anche i componenti delle CLP comunali (Commissioni Locali per il Paesaggio) e anche altri Enti Pubblici, quali i Parchi le Riserve naturali regionali e statali, gli Enti di ricerca locali come il CETMA. Per raggiungere questo obiettivo sarà strategicamente prioritario definire Convenzioni accurate e tematiche, tempi e strumenti di coinvolgimento che siano affini al mondo del lavoro e che non escludano il mondo della formazione di ogni ordine e grado.

Pertanto, alla luce delle riflessioni pocanzi condivise, sarà necessario nel prossimo futuro riorganizzare i corsi di formazione Italia Nostra 2020-2021, considerando queste ulteriori esigenze socio-culturali e aprendo la frequenza dei nostri corsi locali anche ai cittadini.

Oggi, più che mai, si percepisce l’esigenza di “Conoscere per Conservare” il grande patrimonio culturale italiano.

Ostuni, 25 marzo 2020

 

Architetto Ilaria Pecoraro, Vicepresidente sezione Messapia-Ostuni di Italia Nostra

 

Foto 1: isolato medievale di Sant’Elena (XII secolo), oggi nella zona degli “orti” extra moenia, con scorcio del borgo murato di Ostuni (Brindisi).

 

 

 

 

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