06-08-2015

Italia Nostra Tigullio sull’enciclica: “Papa Francesco: lo stupore!”

Si pubblica la riflessione di Annamaria Castellano, Presidente della Sezione Tigullio:

Mi chiedo quanti commentatori dotti, entusiasti o critici abbiano letto per davvero e per intero la nuova enciclica del papa che ha gettato un sasso nello stagno della retorica ambientalista. E che le onde concentriche rimbalzino dopo aver toccato le rive e continuino ad allargarsi! Questa è la nostra preghiera. Vorrei cominciare con un tratto personale. Io sono sempre stata un’out-sider, e lo sono ancora, irrecuperabile. Sono iscritta al WWF dal 1968 e a IN più o meno, e ricordo benissimo che dagli ambientalisti – che allora non si chiamavano così – ero vista come un po’ strana, essendo credente cattolica. E simultaneamente negli ambiti religiosi e in parrocchia ero quella ancora più strana, perchè di conservazione ed ecologia mai avevano sentito. Fu Giovanni Paolo II il primo a parlarne, ricordando i suoi monti; anche se molti altri monaci o scrittori erano su questa linea da secoli.

Ma l’enciclica di Papa Francesco è un punto di svolta. Perchè decisamente e senza giri di parole si proclama che tutto è connesso (42). Che la Terra è una e limitata e la stiamo depredando, che il patrimonio ambientale ci è dato in prestito, che tutte le creature hanno dignità e mistero e riflettono l’immagine di Dio. Che la conservazione ambientale deve poggiare non solo su motivi scientifici e di utilitarismo: la Chiesa si affida, anzi incoraggia la ricerca scientifica e la diffusione del sapere e l’educazione, ma fondamentale è la bellezza che non sappiamo più capire e contemplare (215). E la “capacità di stupore” (225). Che la distruzione ambientale conduce, ha già condotto a rovine umane di degrado, sfruttamento, povertà, inquinamento, monocolture, perdita di biodiversità… omologazione e perdita di ricchezze e individualità culturali (143). Tutto è connesso. Con un linguaggio chiaro, piano, a prova di scusa di incomprensione; che non si presta ad equivoci o a interpretazioni. Non c’è niente da interpretare: è chiarissimo. E molto molto documentato. Quasi da stupirsi che un religioso con l’aria da parroco di campagna sia così ferrato di questioni scientifiche, ferrato, non usa notizie appiccicate per l’occasione.

Citando testi biblici noti:

leggendo nel Vangelo “Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio” Lc 12,6 aggiunge “saremo capaci di far loro del male?” (221) o meno noti:“Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata” Sap 11,24. Testi classici e testi recenti di conferenze episcopali di tutto il mondo, di cui non sospettavamo la preoccupazione per la salute ambientale. Creando espressioni originali come “la globalizzazione dell’indifferenza” (52) e le “virtù ecologiche” (88), la “rapidizzazione” (18). Il ribadire che gli ecosistemi “… possiedono un valore intrinseco indipendente da (tale) uso”. (140). Il Papa non usa parafrasi nel rimarcare che le Conferenze internazionali hanno prodotto “un’ampia quanto inefficace dichiarazione finale” (168); invita i governi e tutti ad adempiere “il proprio e non delegabile dovere di preservare l’ambiente” (38). Bacchetta chi si nasconde dietro un superficiale margine di incertezza per continuare come nulla fosse (59). Riconoscere il valore e la fragilità della natura che Dio ci ha dato (78) per porre fine al mito moderno del progresso illimitato. La sparizione del senso del limite, lo spremere e buttare via (106). “Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza compassione e preoccupazione per gli esseri umani” perchè nei fatti alcuni “si sentono più umani degli altri” (90, 91). Ricordo quante volte mi (ci) hanno detto, cosa ti preoccupi di ruderi e abbazie, quando c’è chi muore di fame! In genere rimprovero ricevuto da chi non si preoccupava nè dell’uno nè degli altri.  Tutto è connesso: un ambiente migliore sarà per una vita umana migliore e meno squilibrata.  L’analisi dei problemi ambientali è inseparabile “dalla relazione di ciascuna persona con sè stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente” (141). Il Papa dice “la sobrietà è liberante” e “la pace interiore delle persone è molto legata alla cura dell’ecologia” (223,225).

Il pensiero più bello, per conto mio, sostanziale di tutto, è all’inizio (12) dove narra che S.Francesco voleva si lasciasse sempre una parte dell’orto conventuale non coltivata, per le erbe selvatiche, in modo che quanti le avrebbero ammirate elevassero il pensiero a Dio, autore di tanta bellezza.

 

nota: i numeri si riferiscono ai paragrafi dell’enciclica. 

103.JPG Campo Cecina muro a secco neve e muschio P 28.2.15

Italia Nostra Onlus