Comunicati

01-06-2011

La fine dei commissari e l’inizio di una gestione “normale”

Il 31 luglio prossimo, auspicabilmente, cesserà la gestione commissariale dell’area archeologica di Roma e Ostia, in atto dal marzo 2009.
Nei giorni scorsi, agenzie di stampa hanno rilanciato notizie su un possibile rinnovo del commissariamento.
Italia Nostra esprime il suo profondo dissenso nei confronti di tale ipotesi.
Fin dal commissariamento del sito archeologico di Pompei del luglio 2008 avevamo sottolineato, fra i primi, i pericoli insiti in una gestione emergenziale ampiamente svincolata dalle regole e dai controlli dell’ordinaria amministrazione, pretestuosa nelle motivazioni e, come è poi apparso sempre più chiaro, inefficace nella risoluzione delle molte criticità che pure c’erano e che tali sono rimaste.
La Corte dei Conti, per parte sua, in successive relazioni (l’ultima delle quali, recentissima, del maggio scorso, n.3/2011/G) ha più volte stigmatizzato questa pratica, rilevando numerose anomalie nelle varie gestioni commissariali succedutesi in questi anni.
Se gli esiti dell’esperienza commissariale sull’area archeologica di Roma e Ostia non sono stati così devastanti come a Pompei, anche in questo caso il bilancio non è affatto positivo: pur se vocato, come recitava l’Ordinanza di Protezione Civile n. 3747 del 12 marzo 2009, a “fronteggiare la grave situazione di criticità ed il rischio imminente di crolli”, il commissariamento non ha evitato il disastroso crollo dei soffitti della Domus Aurea nel marzo del 2010 e il distacco degli intonaci dal Colosseo nel maggio dello scorso anno.
Nel suo complesso l’attività commissariale ha interessato in massima parte solo l’area archeologica centrale capitolina e si è esplicata in una nutritissima e costosa serie di verifiche sul rischio sismico, chissà perché ritenute così urgenti visto che le motivazioni dell’Ordinanza di Protezione Civile si riferivano esclusivamente a problemi di dissesto idrogeologico. E a qualche taglio di nastro ed inaugurazione di operazioni condotte negli anni precedenti, in autonomia, dalla Soprintendenza Archeologica di Roma.
Ma è soprattutto nella controversa gestione della vicenda sulle sponsorizzazioni per i restauri del Colosseo che l’attività del Commissario ha mostrato la propria debolezza, sottolineata da una riprovevole carenza di trasparenza amministrativa. Il contratto siglato con lo sponsor privato ha suscitato molti dubbi sui quali si attende ancora chiarezza. Non si tratta certo di ostacolare l’intervento di risorse private in aiuto al nostro patrimonio che ne è così bisognoso, come Italia Nostra denuncia da sempre, ma al contrario di incoraggiarlo con un sistema di regole chiare e univoche, quale il Commissario, nonostante le lucrose consulenze elargite per l’occasione, non è riuscito ad elaborare.
Quanto poi alle così dette “linee guida per la conservazione dei beni archeologici” che sarebbero il frutto, assai costoso, dell’esperienza messa a punto in questo biennio di commissariamento, appare estremamente improbabile che possano divenire un modello applicabile all’insieme del nostro patrimonio: l’impiego, spesso acritico dal punto di vista del rapporto costi/benefici, di una vasta panoplia di tecnologie di rilevamento è al contempo eccessivo e insufficiente per poter diventare una metodologia consolidata paragonabile, ad esempio, a quella che in anni passati ci aveva consegnato l’immortale lezione di Giovanni Urbani.
Allo stesso modo molti dubbi gravano sul coordinamento dei lavori per la metropolitana, che il Commissario ha condotto dimostrando una sostanziale incapacità di sostenere adeguatamente le esigenze della tutela.
Italia Nostra rileva come ciò non significhi paralizzare i cantieri, nè tanto meno eliminare le stazioni, così come è stato fatto per quanto riguarda la linea C, con grave danno per l’efficienza di una infrastruttura indispensabile per la città, ma dimostrare di possedere una chiara visione d’insieme e una metodologia un po’ più credibile di un “prontuario per lo scavo veloce”. Anche in questo caso, l’inadeguatezza della gestione commissariale ha prodotto ritardi che hanno provocato l’abbandono dei progetti di stazioni-museo (come quella del Colosseo) sul modello di quelle allestite ad Atene o a Napoli e alle quali Roma dovrà invece rinunciare.
Italia Nostra si rivolge al Ministro Galan perché, in linea con le speranze che ha suscitato il suo “new deal”, decreti senza ripensamenti la fine dell’esperienza fallimentare dei Commissari.
Se è vero che le nostre Soprintendenze, nel loro insieme, sono gravate da moltissimi problemi, fra i quali quelli legati a una gestione amministrativa spesso inefficace nei tempi e nelle modalità, occorre provvedere, al più presto, a un’operazione di riqualificazione amministrativa che permetta loro di svolgere le funzioni di tutela e valorizzazione in autonomia e senza il ricorso alle scorciatoie dell’amministrazione di emergenza. Anche a Roma, infatti, il Commissariamento si è rivelato totalmente inefficace nel risolvere le incertezze e la sostanziale debolezza della macchina amministrativa, unica vera crux della Soprintendenza che ne rallenta la preziosissima opera di tutela e valorizzazione del più importante patrimonio archeologico al mondo.

Roma, 1 giugno 2011

Maria Pia Guermandi – Consigliere Nazionale

ITALIA NOSTRA – Ufficio stampa nazionale
Maria Grazia Vernuccio – cell. 335.1282864 – mariagrazia.vernuccio@gmail.com

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