News dal territorio

23-12-2011

La rinuncia della Guardia di Finanza ai radar in Sardegna

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La rinuncia della Guardia di Finanza ad installare i radar nei promontori di Capo Sperone, Capo Pecora, Ischia Ruja e Argentiera – comunicata dall’avvocatura dello stato al TAR Sardegna, che il prossimo 25 gennaio dovrà discutere nelmerito del ricorso presentato da Italia Nostra e dal comune di Tresnuraghes – rappresenta un’importante risultato per l’Associazione e per i Comitati NOradar della Sardegna. Di fronte ad una eventuale ulteriore sentenza sfavorevole, la GdF sceglie di ritirarsi di buon grado e di individuare altri siti. I siti individuati sono dei vecchi fari della Marina Militare per alcuni dei quali le Amministrazioni locali hanno progettato il recupero finalizzato ad un riutilizzo pubblico del bene. Questi fari, ubicati lungo la costa occidentale della Sardegna, sovrastano promontori che possiedono le stesse caratteristiche ambientali e paesaggistiche di quelli individuati in precedenza per cui non si capisce la ratio di tale scelta se non quella di dover piazzare da qualche parte radar già acquistati e conservati in magazzino. Considerati i costi di installazione dei radar GdF e di acquisto di quelli della Guardia Costiera, si risparmierebbero oltre 400 mila euro se si decidesse di rinunciare alle due reti di radar. Somme utili a dare respiro alle casse ormai vuote di parchi e aree protette. Italia Nostra, così come ha sostenuto la lotta delle comunità dei quattro siti che si sono mobilitate a difesa del proprio territorio, prosegue nel suo impegno ambientale assieme ai cittadini e agli amministratori di Cagliari, Carloforte, Cabras e Alghero e delle altre località interessate. Tre di questi siti dovranno addirittura ospitare due radar con le conseguenze negative dovute alla somma delle emissioni elettromagnetiche degli apparati. È bene ricordare che l’Associazione ha presentato qualche mese fa una denuncia alle Procure della Repubblica competenti per territorio con la quale si evidenziavano le numerose “anomalie” riscontrate nell’iter procedurale di rilascio delle autorizzazioni e i veri e propri abusi causati dall’apertura dei cantieri. Chi pagherà i costi del ripristino ambientale della collina di Capo Pecora completamente deturpata da una immensa pista realizzata senza neppure le necessarie autorizzazioni? Considerato che i siti individuati per l’installazione dei radar sono di rilevante interesse paesaggistico e ambientale (quasi tutti parchi, aree protette, zone umide di importanza internazionale e inseriti nella Rete Natura 2000) e che, come sostiene il TAR Sardegna, è necessario garantire il diritto all’ambiente salubre, si ritiene scellerata la scelta di installarvi radar e apparecchiature elettroniche che emettono onde elettromagnetiche dannose per il territorio e per la salute umana e dell’ecosistema, e che impediscono la pubblica fruizione di questi bellissimi promontori. L’Associazione esprime inoltre viva preoccupazione per i danni ambientali che i radar già installati in Sicilia, Calabria e Liguria possono arrecare alle comunità residenti, considerando che alcuni centri urbani risultano investiti dalle pericolose emissioni elettromagnetiche dei radar.

Sant’Antioco 23 dicembre 2011

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La rinuncia della Guardia di Finanza ad installare i radar nei promontori di Capo

Sperone, Capo Pecora, Ischia Ruja e Argentiera – comunicata dall’avvocatura

dello stato al TAR Sardegna, che il prossimo 25 gennaio dovrà discutere nel

merito del ricorso presentato da Italia Nostra e dal comune di Tresnuraghes –

rappresenta un’importante risultato per l’Associazione e per i Comitati NOradar

della Sardegna.

Di fronte ad una eventuale ulteriore sentenza sfavorevole, la GdF sceglie di

ritirarsi di buon grado e di individuare altri siti. I siti individuati sono dei vecchi

fari della Marina Militare per alcuni dei quali le Amministrazioni locali hanno

progettato il recupero finalizzato ad un riutilizzo pubblico del bene.

Questi fari, ubicati lungo la costa occidentale della Sardegna, sovrastano

promontori che possiedono le stesse caratteristiche ambientali e paesaggistiche di

quelli individuati in precedenza per cui non si capisce la ratio di tale scelta se non

quella di dover piazzare da qualche parte radar già acquistati e conservati in

magazzino. Considerati i costi di installazione dei radar GdF e di acquisto di

quelli della Guardia Costiera, si risparmierebbero oltre 400 mila euro se si

decidesse di rinunciare alle due reti di radar. Somme utili a dare respiro alle

casse ormai vuote di parchi e aree protette.

Italia Nostra, così come ha sostenuto la lotta delle comunità dei quattro siti che si

sono mobilitate a difesa del proprio territorio, prosegue nel suo impegno

ambientale assieme ai cittadini e agli amministratori di Cagliari, Carloforte,

Cabras e Alghero e delle altre località interessate. Tre di questi siti dovranno

addirittura ospitare due radar con le conseguenze negative dovute alla somma

delle emissioni elettromagnetiche degli apparati.

È bene ricordare che l’Associazione ha presentato qualche mese fa una denuncia

alle Procure della Repubblica competenti per territorio con la quale si

evidenziavano le numerose “anomalie” riscontrate nell’iter procedurale di rilascio

delle autorizzazioni e i veri e propri abusi causati dall’apertura dei cantieri. Chi

pagherà i costi del ripristino ambientale della collina di Capo Pecora

completamente deturpata da una immensa pista realizzata senza neppure le

necessarie autorizzazioni?

Considerato che i siti individuati per l’installazione dei radar sono di rilevante

interesse paesaggistico e ambientale (quasi tutti parchi, aree protette, zone umide

di importanza internazionale

La rinuncia della Guardia di Finanza ad installare i radar nei promontori di Capo

Sperone, Capo Pecora, Ischia Ruja e Argentiera – comunicata dall’avvocatura

dello stato al TAR Sardegna, che il prossimo 25 gennaio dovrà discutere nel

merito del ricorso presentato da Italia Nostra e dal comune di Tresnuraghes –

rappresenta un’importante risultato per l’Associazione e per i Comitati NOradar

della Sardegna.

Di fronte ad una eventuale ulteriore sentenza sfavorevole, la GdF sceglie di

ritirarsi di buon grado e di individuare altri siti. I siti individuati sono dei vecchi

fari della Marina Militare per alcuni dei quali le Amministrazioni locali hanno

progettato il recupero finalizzato ad un riutilizzo pubblico del bene.

Questi fari, ubicati lungo la costa occidentale della Sardegna, sovrastano

promontori che possiedono le stesse caratteristiche ambientali e paesaggistiche di

quelli individuati in precedenza per cui non si capisce la ratio di tale scelta se non

quella di dover piazzare da qualche parte radar già acquistati e conservati in

magazzino. Considerati i costi di installazione dei radar GdF e di acquisto di

quelli della Guardia Costiera, si risparmierebbero oltre 400 mila euro se si

decidesse di rinunciare alle due reti di radar. Somme utili a dare respiro alle

casse ormai vuote di parchi e aree protette.

Italia Nostra, così come ha sostenuto la lotta delle comunità dei quattro siti che si

sono mobilitate a difesa del proprio territorio, prosegue nel suo impegno

ambientale assieme ai cittadini e agli amministratori di Cagliari, Carloforte,

Cabras e Alghero e delle altre località interessate. Tre di questi siti dovranno

addirittura ospitare due radar con le conseguenze negative dovute alla somma

delle emissioni elettromagnetiche degli apparati.

È bene ricordare che l’Associazione ha presentato qualche mese fa una denuncia

alle Procure della Repubblica competenti per territorio con la quale si

evidenziavano le numerose “anomalie” riscontrate nell’iter procedurale di rilascio

delle autorizzazioni e i veri e propri abusi causati dall’apertura dei cantieri. Chi

pagherà i costi del ripristino ambientale della collina di Capo Pecora

completamente deturpata da una immensa pista realizzata senza neppure le

necessarie autorizzazioni?

Considerato che i siti individuati per l’installazione dei radar sono di rilevante

interesse paesaggistico e ambientale (quasi tutti parchi, aree protette, zone umide

di importanza internazionale e inseriti nella Rete Natura 2000) e che, come

sostiene il TAR Sardegna, è necessario garantire il diritto all’ambiente salubre, si

ritiene scellerata la scelta di installarvi radar e apparecchiature elettroniche che

emettono onde elettromagnetiche dannose per il territorio e per la salute umana e

dell’ecosistema, e che impediscono la pubblica fruizione di questi bellissimi

promontori.

L’Associazione esprime inoltre viva preoccupazione per i danni ambientali che i

radar già installati in Sicilia, Calabria e Liguria possono arrecare alle comunità

residenti, considerando che alcuni centri urbani risultano investiti dalle

pericolose emissioni elettromagnetiche dei radar.

Sant’Antioco 23 dicembre 2011

e inseriti nella Rete Natura 2000) e che, come

sostiene il TAR Sardegna, è necessario garantire il diritto all’ambiente salubre, si

ritiene scellerata la scelta di installarvi radar e apparecchiature elettroniche che

emettono onde elettromagnetiche dannose per il territorio e per la salute umana e

dell’ecosistema, e che impediscono la pubblica fruizione di questi bellissimi

promontori.

L’Associazione esprime inoltre viva preoccupazione per i danni ambientali che i

radar già installati in Sicilia, Calabria e Liguria possono arrecare alle comunità

residenti, considerando che alcuni centri urbani risultano investiti dalle

pericolose emissioni elettromagnetiche dei radar.

Sant’Antioco 23 dicembre 2011

Italia Nostra Onlus