Comunicati

10-01-2019

La salvaguardia dei corsi d’acqua naturali ci farà risparmiare una costosissima procedura di infrazione europea

Il 2018 si è chiuso con due ottime notizie per chi si batte per la difesa dei nostri torrenti: la Cassazione ha accolto i ricorsi del Comitato Bellunese ABC, di Mountain Wilderness e del WWF e ha annullato le concessioni a derivare ad uso idroelettrico sui torrenti Talagona e Grisol nella provincia di Belluno. “Sei anni di lotte condivise (Comitati locali – Sezione IN di Belluno – Consiglio regionale di Italia Nostra) due gradi di giudizio e circa 50.000 euro dei cittadini e delle associazioni per salvare due valli ancora intatte”, ricorda Mariarita Signorini, presidente nazionale di Italia Nostra.

La Presidente ricorda le tappe significative della battaglia contro l’ipersfruttamento idroelettrico. Nell’ottobre 2016 la sezione di Belluno ha contribuito, con il Comitato ABC, il WWF OA Terre del Piave Bellluno e Treviso e il Comitato Peraltrestrade Dolomiti, alla realizzazione del dossier Centraline – Come distruggere l’ambiente per mettere le mani sul pubblico denaro, che riprende l’Appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua sottoscritto da 140 associazioni (Italia Nostra compresa) e presentato a Roma nell’ottobre del 2014 in cui si sottolineava l’urgente necessità di adottare tutti i provvedimenti necessari per garantire il conseguimento degli obiettivi di qualità ecologica previsti dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE).

Nel marzo 2017 la Presidente della Sezione di Belluno, Giovanna Ceiner, si è fatta parte attiva nell’organizzazione di due incontri sul tema: Chi ruba l’acqua dei nostri fiumi, a Cortina d’Ampezzo e a Longarone.  Inoltre, agli inizi dello scorso anno presentava alla Regione Veneto le Osservazioni riguardanti la procedura autorizzativa delle centraline sul torrente Maé (Val di Zoldo) e sul torrente Sarzana (Voltago Agordino).

Le due sentenze della Cassazione sanciscono definitivamente che un corso d’acqua inalterato deve essere rispettato e deve rimanere tale e costituiscono un precedente dal quale non sarà possibile prescindere.

Il mondo dell’ambientalismo rimane ora in attesa dell’approvazione della bozza di Decreto Incentivi alle Fonti Energetiche Rinnovabili proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) di concerto con Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) nel settembre 2018, che non concede l’incentivazione agli impianti idroelettrici installati su corsi d’acqua naturali, mentre la mantiene inalterata per gli impianti su corsi d’acqua artificiali, acquedotti, sfruttamento sui deflussi minimi vitali. Se approvata, sarebbe un passo importante per la tutela dei nostri fiumi e dei nostri torrenti che ormai da tempo la speculazione idroelettrica, innescata da una impropria e dissennata incentivazione statale, va ad aggredire quasi fino alla sorgente.

Il 20 dicembre scorso le Regioni e le Provincie autonome, il cui parere è obbligatorio ma non vincolante, hanno dato parere negativo sul Decreto, e hanno chiesto la reintroduzione dell’incentivo per impianti idroelettrici su corpi idrici naturali, in contrasto con quella che dovrebbe essere la loro funzione di difesa e tutela del territorio. Si sono dunque fatte interpreti delle richieste delle associazioni di categoria delle imprese idroelettriche, preoccupate di perdere i lauti guadagni che, nell’ultimo decennio sono stati assicurati loro dagli incentivi alle rinnovabili.

Da anni gli incentivi statali, pagati in bolletta dai cittadini (componente A3-Oneri di sistema), sostengono la realizzazione di impianti idroelettrici che di “mini” hanno solo il nome e sono tutt’altro che sostenibili. In Italia oggi sono in esercizio oltre 3000 centrali mini-idroelettriche, cioè con potenza inferiore a un 1 MW. Tutte insieme, forniscono appena il 6% dell’energia da fonte idraulica e danno dunque un contributo trascurabile (lo 0,2 per cento) al totale dei consumi nazionali di energia, mentre i 303 grandi impianti di potenza superiore ai 10 MW concentrano l’82% della produzione idroelettrica totale. Secondo il GSE, da diversi anni la quantità di energia prodotta da forza idraulica è stabile mentre nello stesso tempo, negli ultimi nove anni sono entrate in funzione circa 2.000 centrali in più, tutte di piccola dimensione: si fanno nuovi impianti e si produce meno energia. Il paradosso del mini-idroelettrico è che non tiene conto degli effetti del cambiamento climatico sul ciclo idrologico che determina portate dei fiumi sempre più scarse e irregolari.

Oggi non c’è più spazio per altri impianti sui nostri fiumi e tantomeno con manufatti che aumentano il rischio idrogeologico, non lo diminuiscono affatto. Sarebbe davvero poco lungimirante per lo Stato Italiano incorrere in una costosissima procedura di infrazione europea per cedere alle pressioni delle imprese. Va pure ricordato il grande danno che le centraline provocano al primo settore dell’economia montana: il turismo! E’ opportuno sottolineare che il danno alle economie dei territori montani non è minimamente compensato dai proventi derivanti della tassazione degli impianti. Inoltre, il ritorno economico che ne può derivare ai Comuni, alle Province e alle Regioni attraverso la tassazione è frutto di una partita di giro in cui i cittadini sborsano dei soldi per finanziare impianti poco produttivi e dannosi per l’ambiente.

Confidiamo quindi che la recente sentenza della Cassazione convinca il MISE e il MATTM a mantenere la loro posizione, contro le richieste delle Regioni, non solo per la salvaguardia dei nostri torrenti e per evitare sprechi di denaro pubblico (che potrebbe essere investito in politiche di risparmio ed efficientamento energetico) ma anche per non incorrere nella Procedura di infrazione europea che si aprirebbe qualora questi impianti idroelettrici, che non rispettano la Direttiva Quadro 2000/60/EU, ottenessero aiuti di Stato.

 

Mariarita Signorini – Presidente nazionale Italia Nostra

Carmine Abate – Presidente consiglio regionale Veneto

Giovanna Ceiner – Presidente della sezione di Belluno

 

 

Flavia Corsano

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