News dal territorio

18-05-2020

Le cento “identità” della nostra Sicilia

Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, piuttosto stizzito dalle veementi reazioni alla sua proposta di accordo con la Lega, con annesso assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, chiede a noi cosa sia l’identità siciliana.

Bene: nel 1994 uscì per la Bompiani “Le Cento Sicilie”, un libro scritto a quattro mani da Gesualdo Bufalino e Nunzio Zago. Il testo costituisce un vero e proprio viaggio tra le testimonianze letterarie – antiche e moderne – della Sicilia e nasce dal tentativo di delineare i numerosi volti di un’Isola a cui tanti autori hanno dedicato le loro parole, ma che non smette mai di sorprendere e far parlare di sé.

Le parole che seguono sono contenute nell’introduzione al volume. E sono parole di Bufalino. Ogni siciliano dovrebbe conoscerle, perché con il suo peculiare stile, il grande scrittore  di Comiso spiega cos’è che unisce noi siciliani e cosa ci separa dal resto del mondo, nel bene e nel male.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

***

Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è dispari, mischiatocangiante, come nel più ibrido dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finiremo mai di contarle.
Vi è la Sicilia verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava.
Vi è la Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode.
Vi è la Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio…

Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, fra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e la canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l’allegria di sentirsi seduto sull’ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.

Capire la Sicilia per un Siciliano significa capire se stesso, assolversi, o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione tra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amore di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità della tana, la seduzione di vivere come un vizio solitario.

L’insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi. Diversi dall’invasore…, diversi dall’amico che viene a trovarci ma parla una lingua nemica; diversi dagli altri, e diversi anche noi, l’uno dall’altro, e ciascuno da se stesso.

Ogni Siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l’isola tutta è una mischia di lutto e luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l’esito naturale d’ogni processo biologico, qui appare uno scandalo, un’invidia degli dei.

Gesualdo Bufalino

***

POSCRITTO: Ieri, domenica 17 maggio 2020, il presidente Musumeci ha conferito l’incarico di assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ad Alberto Samonà. «Dopo l’irripetibile stagione dei tecnici – afferma Musumeci – Alberto Samona è la giusta sintesi della militanza politica e della competenza professionale. Lo conosco da anni e sono certo che saprà svolgere con passione il ruolo che, di intesa con il suo partito (la Lega), ho voluto affidargli».

Italia Nostra Onlus