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30-06-2011

L’energia nucleare dal torio non è “verde” (contributo del gruppo toscano energia di Italia Nostra)

Dopo l’effetto referendum, dove gli italiani hanno deciso di mettere una pietra sopra al nucleare a uranio-plutonio, sta rinascendo un forte interesse verso i reattori a torio, che alcuni fabbricanti e altrettanti esperti propongono addirittura come fonte di energia nucleare “verde”. Il torio venne  studiato dal fisico americano A. Weinberg, il quale durante la sua ricerca, realizzò anche alcuni reattori , come quello di Elk River, nello stato del Minnesota, che funzionò a torio dal 1962 al 1968.  Il suo combustibile irraggiato, altamente radioattivo, venne portato in Italia, negli anni 70 per essere riprocessato nei laboratori nucleari di Trisaia, a Rotondella, provincia di Matera. Tale operazione è stata poi abbandonata e le scorie radioattive si trovano tuttora in quella struttura, in attesa che venga individuato un sito,  per  essere adeguatamente stoccate in permanente  sicurezza. Il torio in natura è molto più abbondante dell’uranio e il suo principale minerale, la monazite, si trova in tutto il mondo e ne esiste molto anche in Italia centrale. Per i fautori dei reattori a torio, i vantaggi derivanti dall’utilizzo di questo elemento, consisterebbero nel fatto che dal suo sfruttamento non si produrrebbe il plutonio per usi militari, ma si produrrebbero scorie che si esaurirebbero in un tempo inferiore (4 o 5 secoli) rispetto a quelle dell’uranio-plutonio, che restano attive per milioni di anni. Quindi i rifiuti lasciati dai reattori a torio, potrebbero essere gestiti con maggior sicurezza e minor spese. Infine un altro pregio del torio,  che viene lodato da alcuni scienziati, è basato sul fatto che per produrre un GigaWatt di energia elettrica, servono 3 milioni e mezzo di tonnellate di carbone all’anno, oppure 200 tonnellate di uranio-235. Di torio, invece, ne basterebbe una sola tonnellata all’anno. Questo elemento, inoltre, come abbiamo visto, è abbondantissimo in natura e potrebbe garantire le esigenze mondiali di energia per i prossimi secoli. In India erano in funzione alcuni reattori nucleari a torio, la scelta di questo combustibile era sembrata particolarmente redditizia per la nazione asiatica in virtù del fatto che su questo territorio sono presenti numerose miniere di tale elemento. Purtroppo gli elevati costi di gestione e il difficile ritrattamento del combustibile irraggiato, non esistendo ancora nel mondo impianti adeguati per riprocessarlo in tutta  sicurezza, hanno fatto si che in India restasse in funzione un solo reattore sperimentale a torio, mentre il resto del parco nucleare del paese è a uranio. Bisogna subito dire che il torio nell’ambito delle ricerche nucleari, non è fissile e, quando nell’interno del reattore viene bombardato da neutroni, non libera energia come avviene invece con l’uranio e con il plutonio, ma si ottiene la formazione di un isotopo dell’uranio, l’uranio-233 che è fissile e può essere sfruttato come fonte energetica. Peraltro anche dalla fissione dell’uranio-233 si producono scorie radioattive, anche se di minor attività e durata rispetto alle scorie prodotte dal ciclo uranio-plutonio, che vanno comunque stoccate in depositi sotterranei adeguatamente protetti. Inoltre anche l’uranio-233 fissile, si presta per la fabbricazione di bombe atomiche ed è quindi esposto a tentativi di furti, a sabotaggi e al pericolo della proliferazione nucleare. Il sogno dell’energia  atomica senza scorie radioattive è ancora lontano, neanche in questa forma l’energia nucleare ricavata dal torio, si può considerare “verde”.

Giuseppe Chiappuella

Italia Nostra Toscana

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