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07-04-2021

L’oliva bianca, “gioiello speciale” del paesaggio storico, culturale e ambientale della Calabria

Prodigioso Tu, placido, pallido ulivo,
non dare a noi nulla; ma resta!
ma cresci, sicuro e tardivo,
nel tempo che tace!
ma nutri il lumino soletto che,
dopo, ci brilli sul letto
dell’ultima pace! (Giovanni Pascoli)

 

È da ottobre, ma solo fino a marzo, che si riconosce l’olivo bianco. La Olea europaea var. Leucocarpa difatti non presenta caratteristiche evidenti tali da poter essere distinta dalle altre cultivar, solo tra ottobre e marzo rivela a tutti la stupefacente bellezza delle sue olive bianche come il latte.

A partire dal momento dell’invaiatura, quando tutte le altre drupe virano dal verde al nero per effetto della degradazione della clorofilla e dell’aumento della produzione degli antociani, le olive della variante leucocarpa diventano bianche perché, spiegano gli specialisti, al diminuire della clorofilla corrisponde il silenziamento dei geni che dovrebbero attivare la sintesi antocianica. Il risultato di questo processo è che in meno di un mese la specificità delle drupe di questa cultivar si manifesta in tutto il suo straordinario potere evocativo. Oggi data la rarità della Leucocarpa questa mutazione così speciale del colore delle drupe resta sconosciuta ai più ma è facile immaginare come un tempo abbia conquistato l’immaginario collettivo per il suo profondo fascino.

La carica simbolica della cultivar si rafforza oggi, con una delibera della Giunta Regionale della Calabria del 20 marzo 2021 con la quale si riconosce «come albero simbolo della Calabria, segno di pace e fratellanza fra i popoli» il nostro “Olivo della Madonna”, noto ai più come “Olivo bianco”.

E’ un atto istituzionale di cui andiamo orgogliosi, perche la proposta, che segna una tappa fondamentale nel perseguire tutte quelle azioni utili per continuare la mappatura e la tutela della cultivar, oggi a rischio di estinzione, è stata presentata all’Assessore Regionale all’Ambiente Sergio De Caprio dalle delegazioni di Italia Nostra, del WWF, dell’Archeoclub e del Forum delle Associazioni Vibonesi.

Il Progetto delle associazioni ha inoltre tra le altre finalità la realizzazione sul territorio regionale di una “Via dell’Olivo della Madonna” che metta insieme la particolarità dell’albero, le sue aree di diffusione, i diversi paesi e i luoghi di culto a esso collegati, la bellezza e la maestosità degli areali olivicoli regionali fondendo il tutto in un unico percorso, teso finalmente a esaltare questa straordinaria specificità della Calabria.

Una idea progettuale che dovrà vedere coinvolti sin da subito gli 80 comuni dove ad oggi l’albero è già stato individuato e documentato, che potrebbe, in breve tempo, contribuire a mettere a valore gran parte dell’immenso patrimonio naturale e paesaggistico regionale, generando un indotto attrattivo, ecologico, culturale ed economico.

E quindi indispensabile come da noi sostenuto e chiaramente indicato in sede regionale riuscire a cogliere in sinergia con tutte le amministrazioni e gli enti coinvolti la grande opportunità di restituire il degno futuro all’“Olivo della Madonna”. L’atto deliberativo approvato, inserito all’interno del più ampio “Programma regionale per le attività di sviluppo nel settore rurale e per la gestione delle foreste regionali anno 2021-2022”, coinvolge, sancendo una importante condivisione di obiettivi, sia l’ARSAC che la Conferenza Episcopale Regionale; quest’ultima in particolare è parte fondamentale della proposta fatta all’assessore De Caprio perché l’idea è quella di implementare la politica di “donazione/adozione” di un esemplare di Olea europaea var. leucocarpa a ogni chiesa di Calabria.

L’intento illustrato all’assessore e sul quale si lavora da un quinquennio è infatti quello di studiare la cultivar ma anche di “riportarla” presso i luoghi di culto della regione con il triplice obiettivo di “riallacciare” il legame tra questa varietà e la forte religiosità che ha segnato la vita della gente di Calabria, “stimolarne” la diffusione e “alimentare” quel rapporto simbolico che in passato si è rivelato determinante per la diffusione e la tutela della variante.

Da più di trent’anni svolgo la professione di archeologa in giro per la Calabria apprezzandone la multiforme bellezza e quando cinque anni fa in modo del tutto speciale sono venuta a conoscenza dell’esistenza di questa straordinaria cultivar mi si sono spalancate le porte di un mondo nel quale il grande amore per questa regione e l’altrettanto sconfinata passione per la comprensione delle cose si sono fuse e mi sono posta come obbiettivo di “capire” il cosiddetto ”Olivo della Madonna” e le dinamiche adottate dalle comunità che hanno consentito a tale varietà di conquistare un ruolo così importante nell’immaginario collettivo delle genti di Calabria.

In questo percorso da subito mi è stato chiaro che la rarità dell’albero avrebbe reso particolarmente impegnativa la ricerca ma anche che per poter costruire qualsiasi concreta iniziativa di conoscenza, valorizzazione e tutela della cultivar è indispensabile costituire una banca dati multi tematica che consenta di contestualizzare ogni specifica presenza e giungere a tracciare gli elementi storicoidentitari.

È iniziato così un percorso di condivisione della ricerca e sono diventati presto tanti i calabresi innamorati come me della ricchezza culturale di questa regione e con essi i soci dell’Archeoclub e del Forum delle Associazioni di Vibo Valentia, quelli della sezione di Italia Nostra di Crotone e del WWF regionale tutti hanno contribuito con entusiasmo a mettere le ali alla mappatura del prodigioso “olivo della Madonna”.

Molti hanno profondamente condiviso il principio fondante del progetto coinvolgendo i parroci nell’“adozione” dell’albero così come i soci della sezione crotonese di Italia Nostra che nell’Orto botanico cittadino hanno proceduto con la messa a dimora di sette alberelli di Leucocarpa con il desiderio che, grazie alla collaborazione con la diocesi, le bianche drupe possano venire utilizzate per ri-cominciare a produrre l’olio per le lampade dei santuari del territorio.

Oggi che l’Olea europaea var. Leucocarpa non ancora è stata studiata dal punto di vista genetico le ipotesi sulle sue origini sono un argomento che si presta alle più svariate fantasie diffuse soprattutto attraverso il web ed è partendo da questi dati che subito ho compresso che tali informazioni non potevano bastare per spiegare la complessità dell’universo culturale che si cela dietro la Leucocarpa.

Per procedere quindi in questo specialissimo studio ho scelto di adottare la metodologia archeologica iniziando a localizzare gli individui più antichi della variante per tentare così di ricostruire la relazione tra l’albero e la storia dei luoghi e delle genti ad esso legate. Acquisito che l’olivo è una delle colture che meglio rappresenta, oggi come un tempo, il paesaggio agrario mediterraneo e facile comprendere come da sempre i diversi popoli che hanno abitato queste terre abbiano avuto con il maestoso albero un rapporto privilegiato per motivi pratici prima e alimentari poi, proprio perché l’olio d’oliva assieme al grasso animale e, solo eccezionalmente alla cera d’api, sono stati per lungo tempo i combustibili privilegiati per illuminare gli ambienti.

A tale conoscenza oggi possiamo aggiungere che ad un certo momento, ancora non databile, il trasparente e poco denso olio ottenuto dalle bianche drupe della Leucocarpa, grazie al pregio particolare di bruciare generando pochissimo fumo è diventato il combustibile ideale, diversamente dallo scadentissimo olio lampante, per alimentare le lampade impiegate negli antichi luoghi di culto particolarmente carenti di aerazione.

Questa specificità dell’olio ottenuto dalle bianche drupe dell’”Olivo della Madonna” ha fatto la sua grande fortuna decretandone la diffusione in tutti gli areali olivicoli in qualche modo legati ai luoghi di culto e alla fede delle genti, così come ci hanno chiaramente testimoniano i rinvenimenti del secolare della cultivar nella maggior parte dei paesi di Calabria.

Nonostante questi primi passi verso la comprensione dell’albero molto è ancora il lavoro da fare per cogliere pienamente la grande storia dell’Olea europaea var. leucocarpa in tal senso la strada imboccata dalla Regione Calabria lascia ben sperare che si possa riuscire a non perdere la grande opportunità che ancora in questa strepitosa terra ci è offerta di restituire “voce” al prodigioso “Olivo della Madonna” e a quelle genti che, affascinate come noi dai suoi splendidi frutti, sono riuscite a “tramandarla” fino a noi ma è necessario intervenire in tempi stretti, proprio perché il valore storico-culturale del quale la cultivar è portatrice appartiene esclusivamente alla tradizione orale che è come l’albero a forte rischio di “erosione”.

I tempi sono maturi perché la politica possa finalmente scegliere di fare un cambio di passo sostanziale verso la valorizzazione della vera grande risorsa della Calabria e cioè l’inestimabile paesaggio storico-culturale-ambientale che nel suo insieme rappresenta l’immenso “forziere” all’interno del quale la Oleaeuropaea var. leucocarpa rappresenta il “gioiello speciale” in quanto racchiude in sé stupefacenti valenze storiche e culturali che a nessun altro albero sono date e che attendono solo di essere comprese e valorizzate.

Anna Maria Rotella

archeologa ricercatrice cons. Direttivo sez. Crotone

 

per approfondimenti:

https://www.italianostra.org/oliva-bianca-riconosciuta-albero-di-interesse-regionale-per-la-calabria-e-segno-di-pace-e-fratellanza-tra-i-popoli/

https://www.oliveoiltimes.com/production/efforts-to-promote-white-olive-leucocarpa/91995

 

 

photo credits by Italianostra Crotone

 

 

 

 

l’oliva bianca (particolare)

Italia Nostra Onlus