Italia Nostra

A Santa Cesarea sotto la cupola di Villa Sticchi si gioca la dura partita del vincolo.

5 Aprile 2020

Chiunque arrivi a Santa Cesarea non può far a meno di veder la grande cupola di Villa Sticchi. Ma Villa Sticchi è anche molto altro. E’ stata il set di uno dei film più famosi di Carmelo Bene, è una delle immagini preferite per pubblicizzare le terme di Santa Cesarea, nonché uno dei simboli pù noti dell’intera cittadina. Eppure, su questo panorama volto a ritrarre uno splendido esemplare di stile cosiddetto “moresco”, si sta giocando una dura partita, che al momento ha assegnato una vittoria al Comune di Santa Cesarea ricorrente contro il vincolo indiretto della Soprintendenza ma con un epilogo che potrà dirsi sicuro soltanto alla fine dell’iter qualora il Ministero intenda impugnare il provvedimento al Consiglio di Stato. La storia è dunque lunga e si preannuncia ancora più duratura. Prende le mosse da una serie di osservazioni presentate per il progetto di realizzazione di un enorme stabilimento balneare da realizzarsi sull’impervio litorale roccioso nelle immediate vicinanze di Villa Sticchi, volte a tutelare quello scorcio panoramico effettuate nel 2017 da Italia Nostra Sud Salento. Ma l’ultima notizia in ordine di tempo è quella per la quale il Tar Puglia ha provveduto ad annullare il vincolo di inedificabilità assoluta che era stato stabilito dal decreto del 21/12/2018 e notificato poi in data 23 gennaio 2019 al Comune di Santa Cesarea Terme a firma del segretario regionale del Ministero dei Beni Culturali. Il provvedimento prevedeva vincolo di tipo “indiretto” ai fini della “salvaguardia dell’integrità di detto complesso architettoico e delle sue condizioni di prospettiva, luce, visibilità, cornice ambientale e decoro” soprattutto in merito all’allocazione di strutture erette per la stagione balneare estiva. Contro il decreto avevano presentato ricorso diversi soggetti: il Comune di Santa Cesarea, la società Terme Spa, un’attività di ristorazione e alcuni privati proprietari di immobili sulla costa. Il Comune di Santa Cesarea, tra le altre cose, contestava che alcuni degli immobili indicati nel decreto sorgendo a distanza di 300 metri dal mare, fossero già sottoposti a controlli sulla compatibilità ambientale. Altri immobili ancora, essendo collocati decine di metri più in basso dalla famosa cupola di Villa Sticchi, non potevano pregiudicarne la visuale. In sostanza, rilevava il Comune, “imporre un vincolo di divieto di collocazione di qualsivoglia struttura precaria anche a carattere stagionale significa di fatto sottrarre alla privata e pubblica balneazione gli unici 600 mt. lineari di costa sicura dal punto di vista geomorfologico”. Il Tar ha contestato un difetto istruttorio e motivazionale da parte della Soprintendenza, nonchè una certa genericità alle prescrizioni imposte dal decreto ministeriale: “Le prescrizioni  sono estremamente restrittive della proprietà privata ed espresse in assenza della esternazione delle ragioni ad esse sottese e di un istruttoria atta a verificare la loro adeguatezza e proporzionalità. […] In particolare, la necessità del rispetto della cornice ambientale risulta espressa mediante una clausola di stile, utilizzabile per qualsiasi situazione: essa non dà infatti sufficientemente conto delle peculiarità del contesto di riferimento e non consente di comprendere le ragioni per le quali l’esigenza di tutela sottesa al vincolo indiretto debba essere soddisfatta attraverso misure così invasive delle ragioni proprietarie, tanto da comprendere l’impossibilità di collocazione di qualsivoglia struttura precaria e di carattere stagionale”. Al momento però il dado non è ancora tratto. Da Italia Nostra hanno inviato già una lettera di sostegno alla Soprintendenza affinchè si dia corso al ricorso al Consiglio di Stato. “Nell’esprimere la più totale condivisone per le motivazioni di codesta Soprintendenza formulate nei decreti di tutela indiretta ex Art. 45 D.Lgs 42/2004 dell’aree adiacenti all’immobile denominato “Villa Sticchi” e al fine che sia garantita la piena tutela di Villa Sticchi e dei panorami ad essa circostanti – si legge nella missiva inviata da Marcello Seclì, Presidente della sezione Sud Salento –  la scrivente Associazione chiede alla S.V. di voler attivare le procedure per la presentazione di appello al Consiglio di Stato per l’annullamento delle suddette sentenze del TAR/Lecce.” La partita è dunque tutta ancora da giocarsi.

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