Italia Nostra

Alpi Apuane, Italia Nostra scrive a Bruxelles

26 Giugno 2014

Italia Nostra ha presentato una denuncia di violazione delle leggi Europee sollecitando la Commissione Ambiente a Bruxelles ad aprire una procedura di infrazione contro la Regione Toscana relativamente al Parco Regionale delle Alpi Apuane per mancata tutela dei siti Rete Natura 2000 ( Direttive 79/409/CEE e 2009/147/CE e 92/43 CEE), delle acque di superficie e carsiche (2000/60/CE e 2006/118/CE) e del principio di precauzione (Trattato di Amsterdam art. 174) e contro il ministero dell’Ambiente per mancata tutela delle Zone di Protezione Speciali (ZPS) in relazione al Decreto Ministeriale 17/10/2007 “criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a zone speciali di conservazione (ZSC) e zone di protezione speciale). Sulle denunce a Bruxelles di Italia Nostra presto si terrà anche un’interrogazione in Senato.

Nella cospicua documentazione inviata (51 allegati), che si aggiunge a quella già presentata a partire dal 2012, dopo che la Commissione aveva aperto la pratica a seguito della segnalazione di un consigliere dell’associazione per mancata tutela di SIC e ZPS, inquinamento delle acque carsiche e di superficie e violazione del principio di precauzione, vengono provate le violazioni attraverso documentazione pubblica (emessa da ARPAT, Provincia e dallo stesso Parco). Viene denunciato che l’area protetta, ovvero la rete di SIC e ZPS, non è coerente; che la superficie protetta è in contrazione e di contro l’attività estrattiva è in forte aumento; che si è in presenza di una continua perdita di habitat, causato dall’asportazione di migliaia di metri cubi di materiale il che non significa semplicemente degradare un sito protetto, ma eroderlo, e distruggerlo per sempre. Le escavazioni sono autorizzate indipendentemente dall’altitudine (ci sono cave a 1.700 metri slm), dalla posizione del sito (cave di crinale, cave in diretta corrispondenza con le sorgenti) e dalle peculiarità dell’habitat (circhi e formazioni glaciali, endemismi e taxa particolari). E questa rapina è aggravata dalla normativa vigente: per ogni tonnellata di marmo in blocchi se ne possono togliere tre di marmo in scaglie per utilizzarlo come sbiancante nei dentifrici, nella colla per piastrelle, nelle creme.

La denuncia per violazione del principio di precauzione si impone perché la Regione Toscana volutamente ignora la devastazione, l’alterazione dell’habitat, l’inquinamento delle grotte carsiche e dei fiumi, nonostante le segnalazioni anche degli uffici pubblici e le numerose foto periodicamente inviate dalle associazioni ambientaliste.

Siamo molto preoccupati perché il piano paesaggistico della regione Toscana che prevedeva la graduale chiusura delle cave più impattanti per l’ambiente e per le acque è stato stravolto dalla politica su pressione dei concessionari di cava, secondo un copione già visto” dichiara Franca Leverotti, consigliere nazionale di Italia Nostra.

L’attività estrattiva, che necessita anche di consistenti quantità di acqua, porta alla perturbazione del sistema idrico, al suo inquinamento a causa della polvere prodotta dalla segagione del marmo (marmettola), dallo sversamento ripetuto di olii e idrocarburi con conseguente morte degli invertebrati che vivono nelle grotte carsiche, nei corsi d’acqua e nelle pozze, e con notevoli problemi alle sorgenti idropotabili: oggi le principali sono tutte dotate di costosi filtri per la depurazione.

In relazione al Ministero dell’Ambiente viene inoltre contestato e dunque denunciato l’art. 5 comma 1 del decreto Ministeriale 17 ottobre 2007 (fatto proprio dalla regione Toscana), che, introducendo nella legge la postilla che le cave presenti nei piani regolatori dei Comuni possono funzionare o essere ri-aperte, anche all’interno di ZPS e ZSC, vanifica ogni concreta forma di tutela di queste aree protette.

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Italia Nostra, ufficio stampa | cell. 335.1282864 | email: [email protected]

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