Italia Nostra

Capanni storici balneari: stop all’abbattimento da parte del TAR

15 Dicembre 2025
capanni

Il TAR dell’Emilia-Romagna ha accolto la richiesta di Italia Nostra ed ha sospeso l’ordinanza di abbattimento di tutti i capanni balneari (tranne un paio). La sospensione disposta dal TAR ha il giuridico effetto di sospendere l’efficacia dell’ordinanza di demolizione. Fino alla definizione del giudizio (da giugno 2026 in avanti), pertanto, il termine per l’abbattimento, che da ultimo era fissato per il 21 dicembre, resta sospeso e non è più efficace; non produce cioè effetti. L’11 giugno avrà luogo l’udienza pubblica, all’esito della quale il TAR deciderà, nel merito, se l’ordine comunale di abbattimento sia legittimo oppure no; e, quindi, implicitamente, se i capanni sono manufatti di valore storico, paesaggistico e culturale, oppure semplici baracche abusive da rimuovere. 

Il ricorso di Italia Nostra

Nel ricorso, presentato dall’avvocato Giuliano Picchio del Foro di Perugia, Italia Nostra richiede con forza che venga riconosciuta la loro storicità e la loro conservazione autentica, in quanto “presidi puntuali sull’arenile, motivo di formazione e conservazione delle dune e patrimonio paesaggistico, culturale ed etnoantropologico collettivo”.

La storia

Nel 2024, in concomitanza con i lavori del cosiddetto “Parco Marittimo”, fu ordinata la demolizione degli storici e pittoreschi capanni. Meno di 100 quelli ancora esistenti, da proteggere a testimonianza di un modo antico, sostenibile, leggero e assolutamente reversibile di fruire l’arenile, ben diverso dalle inamovibili colate di cemento degli stabilimenti che si sono successivamente diffuse lungo tutta la riviera emiliano-romagnola. 

La bellezza dei capanni

Dove sono sorti i capanni, lì si sono accresciute le dune, è stata conservata la biodiversità e la costa è stata preservata dagli sbancamenti. Nei tempi odierni, dove il mare aggredisce la costa ogni giorno di più, la presenza delle dune diventa fondamentale per proteggere l’entroterra. I capanni sono stati ritratti da pittori ed artisti e rappresentano una viva testimonianza etnoantropologica, spesso tramandata da generazioni e custodita con cura: tutto questo è stato completamente ignorato dal Comune di Ravenna, il quale, dopo aver percepito il canone fino ad oggi, li ha dichiarati “abusivi”, al pari di sconce baracche.