Italia Nostra

Data: 24 Novembre 2021

Dare le gambe agli alberi

Quelli di Voi cui è capitato di vedere qualche tempo fa una delle puntate di “Che tempo che fa”, penso si ricorderanno certo dell’improvvisata, diciamo così, di un certo professor Mancuso, un valente docente di botanica che s’era periziato ad evidenziare il fatto che su questa terra, tutta percorsa dell’invadente presenza dall’Homo sapiens, “esistevano” anche le piante, che costituiscono circa il 97% dell’intera biomassa del Pianeta, e che, nella versione arborea, raggiungono dimensioni ragguardevoli, addirittura maggiori di qualsiasi altro vivente. Ma non solo. Nel tentativo di mostrare al pubblico in studio e ai telespettatori che ogni pianta è in effetti un vivente “a tutto tondo”, e sbugiardare quella parte d’umanità che la collocherebbe in serie “B”, a mò di merce utile solo a far legna e profitto, soltanto perché non hanno voce, possibilità di deambulazione meno che meno o quant’altro, il nostro professore aveva mostrato alcune foto di un’umile piantina di pisello, scattate in cadenzata sequenza, che nel crescere cercava di appoggiarsi e arrampicarsi ad un sostegno non proprio alla sua portata : “Guardate” – faceva osservare Mancuso – questa piantina non solo cresce e si sviluppa, ma possiede anche sensibilità e intelligenza, atta a capire com’è fatto il mondo intorno a lei”!

Quanti messaggi di questo tipo, certo lodevoli e ingegnosi, si dovrebbero offrire per cambiare mentalità alla gente! Ma per fortuna c’è chi gli alberi li ama e li apprezza “senza se e senza ma”, e le sensibilità in questo senso stanno crescendo in un Regione tra le più accreditate a livello nazionale. Stiamo parlando segnatamente di associazioni e di persone che fanno ancor più bella e vivibile la provincia di Roma, e non solo. Con l’apporto esterno dell’associazione CO.RI.TA., sono diventate l’orizzonte umano, irradiato da un sole che mai tramonterà, che in giornate prestabilite danno “in prestito” le proprie gambe agli alberi e fede nelle foreste di questo Pianeta, tale da conferire loro il “movimento” e la voce, ma anche la dignità e la visibilità che sono appannaggio solo dei viventi d’”élite”.

Così, come non parlare dello sforzo e della passione delle associazioni Salviamo il Paesaggio, Scuolambiente, Comitato Rifiuti Zero, Marevivo, Fare Verde, Natura per tutti, Piccolo Fiore, Nuove Frontiere, e poi ancora Lipu, Libera ed altre ancora? Tutte compagini che hanno percorso le strade di Ladispoli, Cerveteri e Civitavecchia per mettere a giusta dimora quelle piante e quegli alberi di cui parlava il nostro professore, richiamando l’attenzione di tutti, politici in primis, alle problematiche ambientali incombenti sul territorio, sulle città, sul Pianeta intero. Tagli indiscriminati, deforestazione selvaggia, perdita di biodiversità, cambiamenti climatici che, in un mix intricato d’ignoranza e insensibilità, già da qualche tempo stanno causando ingenti danni e distruzione, e, quello che più fa male, anche morte.

Così, come spesso facciamo, passiamo la “palla” a chi ci amministra, nella consapevolezza che tali sfide devono essere lanciate solo per essere vinte, nonché affrontate con la decisa volontà di non tirarsi mai indietro! E’ unanimemente accertato, e a Glasgow è stato anche ribadito, che la deforestazione è una delle cause fondamentali del riscaldamento globale: se perdiamo altri alberi e non mettiamo sotto tutela le foreste del mondo perderemo anche la battaglia contro le devastanti mutazioni climatiche. Servono urgentissime misure politiche, serve un serie di azioni serie e puntuali per mantenere saldo l’obbiettivo di non sforare la soglia di 1,5° C (siamo già a 1,1° C), e, soprattutto, una forte spinta alle rinnovabili. Serve educare la gente a pensare con affetto e gratitudine al nostro unico, magico, splendido Pianeta, a questa nostra astronave che si staglia sicura sul cosmo pieno di fascino e di mistero. Ma servono altresì questi nostri valorosi “fitofori” che con le loro “Marce” danno le loro gambe agli alberi, la loro fede alla biodiversità e alla vita, perché sentono che tale è la loro missione. E cambiamo allora anche il nome della “Marcia della Pace”, con buona “pace”, appunto, dei tanti che annualmente vi partecipano: e trasformiamola, perché più pressante, in “Marcia della Pace con la Natura”.

Portando fieramente in spalla tanti alberi, gli alleati migliori che abbiamo!

Valentino Valentini, Direttore del Museo Laboratorio della Fauna Minore, Parco Naz. del Pollino

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