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Data: 4 Maggio 2020

Fase 2 e misure di prevenzione. Occorre attuare la sorveglianza attiva. Cristina Rinaldi

Secondo Appello per l’attivazione della Sorveglianza Attiva e di altre misure di Prevenzione vs l’epidemia COVID-19.

 

Considerate le numerose informazioni e i comunicati contrastanti diffusi in questi ultimi giorni dai media, mi sono rivolta nuovamente al Presidente del Consiglio, Prof. avv. Giuseppe Conte, Al Ministro della Salute, On. dott. Roberto Speranza, al Vice Ministro della Salute, dott. Pierpaolo Sileri e ai Presidenti delle Regioni italiane per avere la certezza che vengano attuate alcune misure di Prevenzione che ritengo fondamentali per impedire o quantomeno per rallentare l’ulteriore diffusione del contagio.

 

Queste sono le azioni di Prevenzione che ritengo indispensabili per evitare pericolose recidive dell’infezione da SARS-CoV-2, che potrebbero verificarsi dopo il rallentamento delle misure emergenziali finora attuate:

1) Applicazione della Sorveglianza Attiva con monitoraggio e controllo con test (tamponi e/o sierologici) di tutti i contatti stretti, anche se asintomatici, dei soggetti risultati positivi, così come ho già espresso nel precedente appello inviato il 28 marzo, per evidenziare quegli individui asintomatici che rappresentano almeno il 70% dei positivi e che possono trasmettere il virus.

2) Rendere obbligatorio l’uso di mascherine ovunque e per tutti. È ampiamente riconosciuto che le mascherine possono trattenere il “droplet” respiratorio e pertanto possono trattenere anche il virus in esso contenuto. Il loro utilizzo permette di evitare la contaminazione dell’aria nell’ambiente circostante l’individuo infetto e anche, a seconda del tipo di mascherina, di evitare il contagio diretto da parte di chi le indossa.

3) Distanziamento interpersonale ampliato almeno a due/tre metri. È noto che colpi di tosse o starnuti possono spargere il “droplet” respiratorio ad una distanza dal soggetto che può arrivare anche fino a 7/8 metri. Pertanto il distanziamento attuale di un metro dovrebbe essere aumentato come minimo a 2/3 metri.

4) Rendere obbligatori i Test (tampone e sierologici) a tutti coloro che sono in contatto con il pubblico in tutta Italia e, se negativi, andrebbero ripetuti con regolarità. In particolare a tutti i lavoratori che riprenderanno il lavoro dopo il 4 maggio. Anche questo permetterà di evidenziare e isolare gli asintomatici positivi e contagiosi.

I test sierologici da prelievo venoso per la ricerca di anticorpi anti Sars-CoV-2 sono già in uso per indagini epidemiologiche in alcune Regioni come Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Veneto e dal 4 maggio anche in tutta Italia con un’indagine campione di 150.000 persone. Questi test quantitativi (Elisa e CLIA) sono fondamentali per comprendere lo stato di avanzamento della risposta immune dell’individuo e quindi la sua capacità di conferire una sufficiente immunità protettiva. Ritengo tuttavia che, per un controllo veloce dello stato della risposta immune al virus, possono essere usati i test rapidi non quantitativi di IgM e IgG tramite pungidito. Questi possono essere utilizzati con una maggiore velocità, praticità e diffusione rispetto agli altri test. Logicamente occorrerà che i risultati vengano interpretati nel modo corretto per essere eventualmente integrati con analisi più dettagliate.

 

Cristina Rinaldi

gia’ Prof. di Immunologia ed Immunopatologia della Facolta’ di Medicina,

Università La Sapienza

 

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