Italia Nostra

Data: 19 Maggio 2018

Festa dei Musei: luci e ombre dell’offerta museale in Italia

Il 19 e 20 maggio si celebra la Festa dei Musei (con anche apertura notturna) organizzata dal MiBACT in collaborazione con ICOM (International Council of Museums) e il pensiero va ai tanti musei sparsi per la penisola che giacciono irrimediabilmente chiusi o semi-abbandonati per mancanza di fondi e personale, alle tante casse di reperti ammonticchiate negli scantinati di enti pubblici che, pur avendo ottenuto fondi, non ne garantiscono l’esposizione, fino ai casi più eclatanti di musei smantellati e spariti non si sa più dove. Benché sia stato fatto molto negli ultimi anni per aumentare l’offerta museale in Italia, resta ancora tanto da fare. Qui di seguito alcuni esempi di musei mai realizzati, negati, smontati, abbandonati, dimenticati.

MUSEO GEOLOGICO NAZIONALE: 150mila reperti fossili di animali, piante, legni, microorganismi, ma anche ossa umane, minerali e plastici un tempo esposti nello stabile di Largo Santa Susanna a Roma. Lo stabile è stato “cartolarizzato” e venduto e quindi dal 1995 i reperti giacciono imballati in casse senza che si sia fatto nulla per trovar loro una degna sede. L’italia è l’unico paese in Europa a non avere un Museo Geologico.

ANTIQUARIUM CAPITOLINO: dal 1939 migliaia di oggetti di uso comune, risalenti a tutte le epoche dell’antica Roma, giacciono in casse accuratamente conservate negli scantinati del Museo della Civiltà Romana dell’EUR, mentre i marmi e gli oggetti più ingombranti sono accatastati nel deposito comunale del Celio, a cielo aperto. I reperti sono tornati fugacemente alla ribalta nel novembre 2014, quando Ignazio Marino ha firmato un protocollo d’intesa per finanziare lo studio del materiale contenuto nelle casse e valorizzarlo.

MUSEO CAMPANO: conserva la più importante collezione mondiale di Matres Matutae, dette anche Madri di Capua, provenienti dall’antica Capua, e il più grande lapidarium dell’Italia meridionale.  Con l’abolizione delle province, il Museo Campano si trova oggi in una situazione di stallo, condivisa con tutti i musei provinciali d’Italia: personale i cui stipendi vengono pagati dalle Regioni in via provvisoria; organico in riduzione; totale assenza di strategie di valorizzazione; mancanza di una programmazione culturale.

MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE SALINAS DI PALERMO: ex Museo Nazionale, possiede una delle più ricche collezioni d’arte punica e greca d’Italia. Resta chiuso durante i festivi, come altri importanti musei e siti archeologici siciliani, per l’ormai cronica mancanza di personale e di risorse economiche.

MUSEO DI VENEZIA E DELLA LAGUNA: Venezia attende ancora il suo museo, 30 anni dopo che la Soprintendenza Archeologica del Veneto ha ottenuto dal Demanio l’Isola del Lazzaretto Vecchio e dopo i tanti milioni spesi per ristrutturare gli edifici da destinare al nuovo museo.

È sempre più urgente ormai un ripensamento del ruolo dei musei minori o settoriali, con una visione strategica nazionale che non si risolva sempre e soltanto nella riduzione del personale e nella subordinazione ai poli museali principali, sull’onda di modelli globalizzanti e sostanzialmente mercantili che nulla hanno a che fare con la missione di queste istituzioni. Intere aree del Paese non possono soddisfare la loro fame di cultura, attestata dal successo delle tante mostre estemporanee e non sempre scientificamente valide, che regolarmente fanno il pieno di visitatori. Riaprire i musei chiusi, garantire il personale sufficiente e portare a compimento progetti che languono da anni nei meandri della burocrazia, deve essere la priorità. Ci auguriamo che questo nostro appello possa aiutare a risolvere le difficoltà delle istituzioni citate.

Oreste Rutigliano – Presidente nazionale ITALIA NOSTRA

 

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