Italia Nostra

Data: 1 Febbraio 2021

Grave emendamento al Decreto “Milleproroghe” per impedire le indagini di archeologia preventiva

“Una nuova minaccia grava sulle concrete possibilità (già ostacolate in tanti modi) di esercitare nel nostro Paese la tutela archeologica e di impedire ulteriori scempi del territorio. In questi giorni si è avuta notizia della presentazione – presso la I Commissione Permanente del Parlamento (Affari Costituzionali, Presidenza del Consiglio e Interni) – di un emendamento al cosiddetto Decreto “Milleproroghe“, iniziativa portata avanti da un gruppo di parlamentari della Lega per Salvini Premier (esponenti di maggior spicco gli on. Massimo Garavaglia e Claudio Borghi).

L’emendamento, se approvato, introdurrebbe nell’art. 25 del D.Lgs. 50/2016 (verifica preventiva dell’interesse archeologico) un comma 1 bis che ne stravolgerebbe totalmente il senso. Il comma prevede infatti che, fino a tutto il 2025, tale verifica preventiva sia resa necessaria solo per le aree soggette a tutela negli strumenti urbanistici. In ogni altro comparto diverrebbe sufficiente l’autocertificazione da parte di un progettista abilitato.

Non è chi non veda la gravità della proposta di modifica, che, in nome di una male intesa istanza di “semplificazione”, vanificherebbe l’efficacia di una normativa intesa, in primo luogo, proprio a salvaguardare le aree non coperte da vincoli. Si determinerebbero così non solo un inaccettabile vulnus rispetto ai dettami del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, ma anche una palese contraddizione rispetto a documenti ratificati dall’Unione Europea (Italia compresa), come la convenzione de La Valletta, nella quale si richiede, anzi, l’estensione dell’obbligo delle indagini di archeologia preventiva anche alle opere di privati.

Se l’emendamento passasse vi sarebbe, inoltre, il rischio concreto di accrescere le disuguaglianze fra zone diverse del Paese, poiché solo in una parte delle Regioni sono stati finora adottati i Piani Paesistici.

Lo stesso intento di “snellimento” e di velocizzazione che sottende la proposta della Lega appare illusorio e in malafede, poiché, al contrario, si verificherebbe in molti casi l’interruzione dei cantieri di lavoro a seguito di scoperte archeologiche in corso d’opera, con la conseguenza di allungare i tempi, di far lievitare i costi, ecc., e di rendere, al limite, impossibile il completamento stesso delle opere. L’esatto opposto di ciò che, implicitamente, i proponenti fanno credere di voler ottenere. Non solo: l’esatto opposto dell’obiettivo cui mira il “Decreto Milleproroghe”, con il quale si asserisce di voler aiutare la ripresa economica del Paese dopo il colpo arrecato dalla crisi pandemica.

Superfluo dire che, infine, l’emendamento di cui sopra si configura come un attacco sia ai poteri di tutela e di intervento delle Soprintendenze (da tempo nel mirino della Lega e personalmente di Matteo Salvini), sia alla professionalità e alle stesse possibilità di lavoro degli archeologi liberi professionisti, nel campo, delicato e vitale per la tutela e per la ricerca, dell’archeologia preventiva.

Sulla questione è  necessario mobilitarsi prima dell’approvazione del “Decreto Mille Proroghe”, quindi con estrema urgenza, e pertanto Italia Nostra chiede alla competente Commissione Parlamentare di respingere l’emendamento in questione, unendosi, in ciò, alle analoghe istanze espresse da altre forze, fra cui il Tavolo di Coordinamento delle sigle del settore Archeologia (sigle rappresentative degli archeologi della Pubblica Amministrazione, dei liberi professionisti e delle imprese archeologiche)”.

ITALIA NOSTRA

 

 

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