Italia Nostra

Data: 16 Ottobre 2010

Il problema dell’acqua inquinata investe anche i Parchi

Si pubblica l’intervento dell’ing. Giovanni Zenucchini, Segretario della Sezione di Brescia di Italia Nostra, all’incontro con Alessandro Colucci, Assessore ai Sistemi Verdi e Paesaggio della Regione Lombardia: “Con i parchi: voglia di futuro per le Aree Protette di Lombardia – Aree Protette Fluviali Orientali” – Cremona, 15 ottobre 2010.


Buongiorno, ringrazio per l’invito.

Cercherò di non abusare della vostra attenzione e di rispettare il tempo concessomi. Desidero iniziare questo mio breve intervento citando una frase del programma dell’incontro, che leggerò perchè mi inquieta:

“molte sono le realtà che convivono nelle aree protette che potrebbero diventare uno strumento per lo sviluppo del territorio compatibile, anche favorendo occasioni economiche, con obiettivi di salvaguardia e di sostenibilità ambientale.”

In un’area protetta non tutte le attività possono convivere con diverse occasioni economiche: il rischio è la trasformazione dei parchi in luna park.

E poi: un’area protetta deve avere ai suoi confini delle “zone  cuscinetto”dove la pressione urbanistica si stemperi gradualmente.

Ciò premesso, per il poco tempo disponibile parlerò qui di una sola problematica: dell’inquinamento delle acque, che rappresenta uno dei maggiori rischi delle zone umide.

Abbassando la temperatura dell’acqua in modo da congelarla, se questa è pura cristallizza in modo regolare (e con tipologia di cristalli differente fra una sorgente e l’altra): l’acqua è “viva”.

L’acqua inquinata non cristallizza, oppure cristallizza solo in parte: è acqua “morta”. Non vogliamo bere l’”acqua morta”, utilizzarla per l’irrigazione, immetterla nell’ambiente.

(vedi allegato: “CristalliAcqua”, foto di Masaru Emoto)

Ad esempio alcuni Comuni del Bresciano, invece di preoccuparsi che le acque siano pulite, coprono le rogge inquinate, così che non si senta la puzza dell’acqua e si blocchi la circolazione dei topi.

(vedi allegato: “RoggeCoperte”)

Cosa fare? Quattro punti.

1) Processi produttivi: molti necessitano di acqua. La prelevano dall’ambiente, la utilizzano, la depurano (non sempre e spesso parzialmente). Poi la scaricano nell’ambiente. E ripetono continuamente l’operazione.

Noi sosteniamo che l’acqua deve essere utilizzata a ciclo chiuso: una volta usata, non deve essere scaricata nell’ambiente ma riutilizzata all’interno del ciclo: il prelievo deve limitarsi all’eventuale reintegro dell’acqua consumata nel ciclo chiuso.

(vedi allegato: “CicloChiuso”)

2) Libera vendita: molte sostanze anche fortemente inquinanti vengono vendute e utilizzate senza limitazioni. Basta guardare che cosa c’è negli scaffali dei supermercati. Queste sostanze finiscono nell’ipotesi migliore in un depuratore, che spesso non funziona. La libera vendita deve essere limitata.

3) Arpa: deve essere messa in grado di:

– prevenire l’inquinamento,

– intervenire immediatamente quando viene segnalato un possibile inquinamento,

– non disperdere risorse. E’ inutile ad esempio che l’Arpa Lombardia di occupi di previsioni meteorologiche e non abbia operatori che possano intervenire subito alle chiamate di intervento.

Poichè l’aria e l’acqua non rispettano i confini regionali, Italia Nostra auspica la formazione di un’Arpa padana e non più regionale. Questo permetterebbe un migliore coordinamento delle azioni di contrasto.

(vedi allegato: “ArpaChiusuraSedi”)

4) legislazione italiana: ha maglie troppo larghe. Non considera alcuni inquinanti; inoltre i limiti attuali devono essere ristretti. Devono essere comminate pene severe agli inquinatori.

Ringrazio per l’attenzione.

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