Italia Nostra

Data: 26 Marzo 2019

In ricordo di Andrea Emiliani

La scomparsa di Andrea Emiliani, ad 88 anni, priva il nostro Paese di una delle figure più rappresentative della tutela italiana dal dopoguerra ad oggi, un grande maestro per molti di noi, un vero combattente per la salvaguardia del patrimonio artistico e del paesaggio italiani, che dal momento del suo inserimento nei ruoli delle Soprintendenze ha saputo applicare la disciplina della storia dell’arte ad una amministrazione sul territorio oculata e sistematica, attenta alla conservazione ma proiettata verso una gestione dinamica e intelligente che nella ricerca e nella verifica costante dovesse trovare le ragioni per una autentica politica dei beni culturali a beneficio della collettività. Il titolo di una sua famosa pubblicazione curata nel 1971, “La conservazione come pubblico servizio”, nel tratteggiare l’ipotesi di un piano strategico di tutela territoriale, parlava chiaramente la lingua della necessità della pianificazione per ogni azione di autentica conservazione richiamando al contempo la vera identità dell’esercizio della tutela, quella di pubblico servizio. Per questo ricevette fra i primi il Premio Zanotti Bianco di Italia Nostra.

Romagnolo d’origine, cresciuto in Urbino e Università a Bologna dove il suo vero maestro fu Francesco Arcangeli, laureato poi a Firenze con Roberto Longhi, divenne prestissimo ispettore della Soprintendenza di Bologna retta allora da Cesare Gnudi (vi era entrato con la qualifica di salariato); da direttore della Pinacoteca Nazionale lavorò con Gnudi al raddoppio degli spazi e alla riorganizzazione completa degli allestimenti iniziando dagli anni ottanta una densa attività espositiva  tesa alla rilettura dei grandi maestri della scuola pittorica bolognese ed emiliana, dai Carracci a Guido Reni, dal Guercino a Giuseppe Maria Crespi passando per il suo pittore preferito, Federico Barocci – solo per citare i maggiori -, continuando e rafforzando quella tradizione espositiva inaugurata a Bologna dalle Biennali d’arte antica, nate negli anni Cinquanta, che hanno visto la partecipazione di insigni studiosi italiani e stranieri. Bologna è stata per decenni, grazie ad Emiliani, una fucina di idee, in stretto rapporto con grandi musei europei e americani e i loro responsabili. Per lui la dimensione internazionale, nella ricerca come nelle relazioni, si è unita con l’attenzione al territorio inteso quale contesto naturale artistico e antropologico espressivo di civiltà. Altri tempi, in cui la fiducia nella possibilità di un avanzamento concreto nella gestione del patrimonio attraverso la conoscenza e la corretta conservazione, unita a precisi obiettivi di crescita culturale nella scuola e nei musei, trasformava l’utopia di una società migliore, perché più consapevole della ricchezza dei propri beni e della propria storia, in ipotesi  programmatiche di ampio respiro sapendo coniugare centralismo dello Stato e decentramento amministrativo in una unica visione strategica, complice una politica condivisa:  “una politica dei beni culturali”. In questo ambito Emiliani ha promosso e diretto le campagne di rilevamento e catalogazione dei beni culturali in Emilia e in Romagna dalla fine degli anni Sessanta segnando uno spartiacque fra passato e futuro  di censimento a tappeto del patrimonio culturale e demoantropologico della regione, con attenzione a quei patrimoni cosiddetti minori, alle espressione degli artigianati artistici, al territorio come museo, fondando, insieme a Lucio Gambi, l’IBC della regione Emilia Romagna, primo e per certi versi unico esperimento italiano di istituto  preposto alla conoscenza e alla gestione decentrata del patrimonio naturale e artistico al servizio della programmazione territoriale e culturale degli enti locali. Dal sapere e dalla conoscenza doveva scaturire l’azione.   Esemplari a questo proposito la collana dei Rapporti della Soprintendenza e le tante pubblicazioni dedicate alla conservazione e alla gestione dei patrimoni della regione con l’occhio vigile ai problemi dell’ambiente antropizzato e del paesaggio nonché della città storica, ambito cui si è dedicato fino all’ultimo.

Attento alla legislazione e alle sue norme applicative, ebbe ad inaugurare la stagione degli studi sulle antiche leggi dello stato italiano preunitario, per spingersi poi all’esame di quel travagliato periodo che contrassegna il nostro paese dopo le campagne napoleoniche, dal quale nacque il museo modernamente inteso nelle accezioni di nazionale e civico, quest’ultimo espressivo delle diverse virtù cittadine d’Italia.

Consiglio Regionale Emilia Romagna di Italia Nostra

foto Marco Baldassari

Andrea Emiliani in lenta discesa della scala che unifica la Sala di Guido Reni ai Carracci nella Pinacoteca di Bologna. Foto di Marco Baldassarri

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