Italia Nostra

Data: 18 Maggio 2016

Italia Nostra “Solidarietà al Presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci e agli agenti della scorta”

Italia Nostra esprime la propria solidarietà al Presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci e agli agenti della scorta scampati all’agguato della scorsa notte nel messinese. Sconvolge la violenza e l’accanimento della malavita nei confronti di chi si oppone alle logiche del malaffare. Sconvolge anche sapere che, il Presidente di un Parco naturale debba vivere sotto scorta solo per cercare di fare il proprio dovere, di non sottomettersi a pressioni che mirano al controllo e allo sfruttamento del territorio. Come espresso solo pochi giorni fa nell’ambito della vicenda che ha coinvolto il Sindaco di Licata, il patrimonio paesaggistico tutelato è diventato territorio di conquista per affaristi e malavita. E strapparlo a questi appetiti, far rispettare le leggi e difenderlo è diventato rischioso. Un controsenso inaccettabile in un Paese civile e democratico. Ma anche un monito che deve far risvegliare le coscienze di quanti trattano il territorio, il paesaggio e tutto il nostro patrimonio culturale come una merce da mettere sul mercato. Questi sono beni comuni che appartengono a tutti gli italiani. Non hanno prezzo, non si vendono e non si svendono.

Marco Parini, Presidente Nazionale di Italia Nostra

 

Italia Nostra – ufficio stampa

Maria Grazia Vernuccio, cell. 335.1282864 mariagrazia.vernuccio@gmail.com

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Attentato al Presidente del Parco dei Nebrodi: le mani della mafia sui contributi europei per l’agricoltura  

Irredimibile, immodificabile Isola? In Sicilia fare il proprio dovere con passione e dedizione continua ad essere un fatto rivoluzionario. Un fatto rivoluzionario e pericoloso. Assai pericoloso. Mercoledì 18 maggio, il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, ha subito una gravissima intimidazione, un vero e proprio agguato mafioso, lungo la strada statale che collega San Fratello a Cesarò, nel Messinese. Intorno alle due di notte, al rientro da Cesarò, dove si era recato per una manifestazione, l’auto in cui viaggiava Antoci, insieme all’agente di  scorta che lo accompagna, è stata presa di mira da più malviventi che hanno fatto fuoco sulla vettura. Immediata è stata la reazione del poliziotto di scorta, che ha risposto all’attacco. A dare man forte alla scorta anche il dirigente del commissariato di Polizia di Sant’Agata Militello, Daniele Manganaro, che seguiva con un’altra auto. Sembra che nel conflitto a fuoco nessuno sia rimasto ferito. Il commando è riuscito a fuggire mentre la scorta portava al sicuro Antoci, che è rimasto illeso. Accanto all’auto sono state trovate tre molotov inesplose. Il presidente del Parco dei Nebrodi e l’uomo della sua scorta sono stati condotti all’ospedale di Sant’Agata Militello per i necessari controlli medici.

“E’ stato un agguato – dice Antoci – sono stato bloccato mentre tornavo da una manifestazione a Cesarò. A un tratto abbiamo trovato dei grossi sassi sulla strada. Neanche il tempo di capire cosa è successo che siamo stati crivellati dalle pallottole. Un uomo della scorta si è buttato su di me, e a salvarci la vita è stato il vice questore Manganaro che per caso era dietro di noi su una volante. Sparando ha messo in fuga gli assalitori. Sono certo di chi siano i mandanti, sono i mafiosi dei Nebrodi ma anche la ‘ndrangheta, perché il protocollo che abbiamo messo in atto qui in Sicilia sarà applicato anche in Calabria. Il Consiglio regionale si è già determinato sulla sua approvazione. So chi mi vuole morto”.

Altre volte, in passato, il presidente Giuseppe Antoci è stato oggetto di intimidazioni a causa delle sue denunce sulla mafia dei pascoli, ma l’episodio di mercoledì 18 maggio 2016 è assai grave e inquietante.  Italia Nostra non può che esprimere piena solidarietà e sostegno al presidente del Parco dei Nebrodi e alle forze di Polizia che tutelano il nostro territorio.  Ciò che è successo nel Messinese dimostra inequivocabilmente quanto la mafia sia ancora forte e presente e quanto siano importanti gli atti posti in essere dal presidente Antoci. Egli, infatti, ha adottato il primo protocollo di legalità, in Italia, contenente linee guida finalizzate a contrastare i tentativi d’infiltrazione mafiosa nelle procedure di concessione a privati di beni compresi nel territorio di un parco. Insomma: per la prima volta gli enti regionali chiedono la certificazione antimafia anche per l’affidamento di appezzamenti di valore inferiore ai 150 mila euro, scoprendo che i terreni sono in mano alla mafia. Al Parco dei Nebrodi e al Comune di Troina sono state revocate, nelle ultime settimane, assegnazioni per 4.200 ettari di terreno, per le quali sono stati ricevuti contributi a valere su fondi Agea e fondi Ue per 2,5 milioni di euro all’anno. Con dati allarmanti: su 25 certificazioni richieste, 23 hanno avuto lo stop dalle prefetture di Enna e Messina per reati come l’associazione mafiosa e per legami con i più potenti clan mafiosi dell’Isola.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia 

 

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