Italia Nostra

“L’Italia è ancora da Salvare?”: Italia Nostra tra umanesimo, rischio ecologico e nuove sfide per i centri storici

15 Novembre 2025

L’Italia è ancora da salvare?”, questo il titolo del congresso che nei tre giorni dal 28 al 30 ottobre 2025 si è svolto per celebrare i 70 anni di Italia Nostra. La manifestazione ha visto la partecipazione di figure chiave del panorama culturale, politico e scientifico, che hanno scandito in successione le priorità per il futuro del patrimonio italiano.

Aprendo i lavori nella cornice della Sala Spadolini al MiC, il Presidente di Italia Nostra, Edoardo Croci, ha delineato la triplice missione dell’incontro: rafforzare il legame tra le sezioni locali, elaborare proposte concrete basate su evidenze scientifiche e coinvolgere attori esterni.

Questo congresso è un congresso che ha diversi significati. È un congresso che in primo luogo vuole essere un’occasione di vederci fra di noi, e non a caso partecipano oltre 70 sezioni d’Italia Nostra, al fine di creare maggiori connessioni fra i nostri soci e le nostre sezioni – ha affermato Croci – Questa è una decisione precisa perché abbiamo delle realtà talmente attive, talmente belle e che spesso lavorano su tematiche simili che vale la pena farle interagire. L’abbiamo visto con il Festival al quale  hanno partecipato 35 sezioni. Il tema era la valorizzazione dei beni minori, che minori non sono, ma magari meno conosciuti. Il secondo elemento che caratterizza questo congresso è il fatto che questo è un congresso tematico. La giornata centrale è dedicata a otto tavoli tematici animati dai nostri soci. Voglio ricordarli: la tutela dei beni culturali e del paesaggio, la rigenerazione urbana, i siti UNESCO, la tutela del territorio, il dissesto idrogeologico, i parchi naturali e le aree protette, la transizione energetica, la tutela dei borghi storici e infine, anche se non è un gruppo tematico di lavoro, ma è un nostro settore, l’educazione al patrimonio culturale. Il terzo elemento è quello del coinvolgimento di altri attori, alcuni si sono già seduti al tavolo, altri ci raggiungeranno oggi e anche domani, che sono partner che condividono almeno una parte del percorso che stiamo facendo. Potrei guardare a Europa Nostra come soggetto che rappresenta questo cammino comune. Nel congresso vogliamo anche ribadire i nostri valori fondanti. Italia Nostra nasce nel 1955. Al centro dello Statuto ci sono tutela del patrimonio artistico culturale, tutela del patrimonio naturale e paesaggio, tre elementi che vengono visti insieme in modo indissolubile. Dal dopoguerra in poi all’evoluzione di quella legislazione ha contribuito in modo fondamentale Italia Nostra in tutti i passaggi, dall’istituzione del Ministero della Cultura, all’istituzione del Ministero dell’Ambiente, la legge sui parchi, la legge Galasso, il codice dei beni culturali voluti dal voluto dall’ora ministro Urbani. Italia Nostra è stato un elemento chiave innanzitutto nell’influenzare il clima intorno, nel portare avanti proposte, ma poi anche nel relazionarsi in modo intelligente con la politica”.

Prima di dare la parola ai singoli relatori nella tavola rotonda guidata dalla giornalista Anna Longo, il Presidente Croci ha invitato per un breve saluto, Maria Rosaria Iacono, consigliera nazionale ed attiva animatrice del dibattito culturale dell’associazione, Angelo Malatacca, consigliere incaricato dell’organizzazione del Premio Zanotti Bianco e Massimiliano Greco, giovane presidente del CR Lombardia.

Sneska Quaedvlieg-Mihailovic, Europa Nostra, ha fatto seguito a quanto affermato dal Presidente Croci, sottolineando l’importanza della sinergia transnazionale per la conservazione del patrimonio, richiamando l’evoluzione dell’approccio al tema culturale. “L’Europa ha bisogno dell’Italia, ha bisogno di Italia nostra, di tutti voi, perché solo insieme possiamo salvare Italia e Europa. Questo è un un impegno comune. Anche facciamo al livello europeo queste battaglie da 60 anni. Abbiamo anche le convenzioni, una serie di convenzioni europee che abbiamo ottenuto insieme. Proprio ieri era il 20º anniversario della convenzione di Faro”.

Ad entrare nel vivo del dibattito Fracesco Iannello, del Comitato Scientifico di Italia Nostra, che ha dato vita ad un intervento denso di richiami filosofici. ”Un’ecologia che considera l’uomo un ostacolo alla salvezza del pianeta non ha senso. Un’ecologia transumanista. Bisogna tornare a una visione umanistica dell’ecologia, la visione che era di Benedetto Croce,  e la la figlia di Benedetto Croce, Elena Croce, è tra i fondatori d’Italia Nostra, insieme con grandi uomini di cultura come Zanotti Bianco, Giorgio Bassani. Sono tutti grandi umanisti che quindi non concepivano una natura separata dall’uomo. Oggi inquietanti teorie transumaniste, queste teorie transumante che sono il vero pericolo dei nostri tempi auspicano il superamento dell’umano, l’ibridazione dell’uomo con le tecnologie, con la possibilità di raggiungere l’immortalità”. Il suo contributo ha richiamato le origini dell’associazione, “Contro la guerra alla cultura non si può non reagire  – ha concluso – richiamandosi alla grande tradizione di Italia Nostra per scongiurare quella fine della civiltà di cui parlava Croce.”

L’attività antropica è stata centrale nell’intervento di Maurizio Di Stefano, Presidente di ICOMOS Italia, che ha focalizzato i rischi che minacciano il territorio. “L’Italia è ancora da salvare? E’ una domanda estrema.  – ha detto Di Stefano – Sì, ci dobbiamo sempre battere per il nostro Paese ma oggi i nemici non sono più quelli di prima. Oggi i problemi sono i rischi, i rischi naturali e rischi antropici. I rischi naturali che non controlliamo più, terremoti, bradisismai fenomeni climatici incontrollabili e questo ci costringe ad imparare la preparazione al rischio, cosa sulla quale stiamo lavorando tanto, pratica non diffusa sul territorio ed una delle emergenze. Per cui questa domanda: l’Italia è ancora da salvare, ma assolutamente sì. (…) da queste cose. Uno dei punti di attenzione è proprio vedere dove finisce il limite dell’emergenza e dove comincia l’ordinario. Le emergenze non sono eterne”.

Margherita Eichberg, Soprintendente Archeologia Arti e Paesaggio di Viterbo ed Etruria meridionale, ha riaffermato l’importanza degli strumenti normativi esistenti per guidare le azioni sul territorio. “L’Italia è ancora da salvare? È la domanda che oggi ci facciamo ed è sicuramente ancora da salvare da un’infinità di pericoli – ha sottolineato Eichberg – Nel nostro piccolo le soprintendenze cercano di fare il possibile incardinate in una organizzazione ministeriale nella quale non siamo lasciate ad esercitare in maniera totalmente discrezionale il nostro ruolo perché abbiamo diversi parametri che dobbiamo rispettare, abbiamo diverse guide che dobbiamo seguire. Io ricordo che anche nella tutela dei monumenti abbiamo la carta del restauro di Brandi che ha più di 50 anni, ma che è ancora di fatto una circolare applicata. E poi abbiamo un altro meraviglioso dispositivo normativo che è uscito subito dopo il codice (…), era stato introdotto dal codice dei beni culturali. La famosa relazione paesaggistica doveva essere un semplice allegato e di fatto contiene tra le note di questo articolato una serie di indirizzi proprio per la valutazione delle opere. Noi teniamo presente tutta questa serie di indicazioni e speriamo di trasmetterle ai nostri interlocutori.”

Andrea Maria Giordano, Responsabile Sviluppo Infrastrutture Aeroporti di Roma, ha evidenziato come l’intervento del settore privato possa offrire un esempio virtuoso di compromesso tra sviluppo e tutela. “Il nostro obiettivo è proteggere e valorizzare l’ambiente per le generazioni future perché l’aeroporto è tecnologia, ma pensando a quei valori del passato – ha affermato Giordano – Quindi la conservazione e la tutela per noi è un elemento fondamentale che il privato stesso si assume, tutela e valorizzazione attraverso la collaborazione con voi, con Italia nostra che veramente è un elemento proprio che che ci ci onora con le Soprintendenze, con il Ministero della Cultura. Tutto questo, si deve chiaramente connotare con quelli che sono i cambiamenti climatici”. Successivamente Giordano si è concentrato sulle iniziative che ADR sta portando avanti sul territorio “Siamo i primi a sostenere il percorso di candidatura dell’UNESCO del Parco Archeologico di Ostia Antica. Questo per noi è un grande valore ed abbiamo sostanzialmente deciso di portare avanti una grande progettualità che riguarda esattamente la valorizzazione del porto di Claudio e di Traiano”.

A concludere la prima giornata congressuale, gli interventi di quattro ospiti d’eccezione presenti al simposio. Silvia Costa, già Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Università, della Ricerca Scientifica e Tecnologica, ha rilanciato la necessità di una visione politica e culturale che superi i confini nazionali. “L’Italia è ai tavoli europei con molta autorevolezza – ha spiegato Costa – e io sono convinta che questo nuovo, forse questo rilancio anche del rapporto fra Italia Nostra ed Europa Nostra può far contare di più sia l’Italia coi tavoli, sia forse l’Europa in Italia, (…) perché se non riparte un progetto politico e culturale europeo, noi non andiamo da nessuna parte”.

Edo Ronchi, Presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile, ha evidenziato il rischio di una insistente incoerenza nella transizione energetica. “Il tema che probabilmente ci troverebbe uniti è quello della programmazione della pianificazione territoriale, però – ha detto l’ex Ministro dell’Ambiente –  io penso che dobbiamo stare molto attenti a finire nell’ondata antipannelli solari e antipale eoliche perché la il clima è un problema vero, è una sfida ineludibile. (…) La programmazione, la pianificazione sono essenziali”.

Marco Magnifico, Presidente FAI, ha introdotto il suo contributo sottolineando le radici comuni di Italia Nostra e FAI, identificando un “ostacolo invisibile” e colossale alla tutela dell’anima del Paese: l’eccesso di turismo. “È un ostacolo colossale alla tutela e alla tutela dell’anima del nostro paese – ha sottolineato Magnifico – Sono stato recentemente a Capri. Capri è morta. Abbiamo una proprietà nelle Cinque Terre e Le Cinque Terre sono un disastro. Sto per intervenire nuovamente sul lago di Como. C’è il pericolo del Re Mida. Questo è un tema secondo me basilare sul quale dobbiamo lavorare insieme”.

Michele Talia, Presidente INU, ha chiuso il ciclo di interventi chiamando all’azione legislativa, evidenziando come ci sia “(…) bisogno di rimettere in moto il paese da questi dei vari punti di vista (…) e c’è bisogno, e qui parlo naturalmente con l’interesse di un urbanista di mettere in campo una legge urbanistica che sostituisca quella del 1942 che era di fatto un’ottima legge ma che ora non esiste più dopo 82 anni. (…) una legge quadro che riesca a dare fiato alle sovrintendenze che consenta di mettere a regime gli obiettivi di tutela e di risanamento del nostro territorio, il superamento della sfida climatica e della desertificazione di un Paese che conosce da una parte l’overturismo e dall’altro lo spopolamento dei piccoli centri nell’Italia appenninica e montana. Penso che insieme possiamo svolgere il compito della rifondazione di una classe dirigente nel nostro Paese della quale lamentiamo drammaticamente la latitanza e l’assenza”.

 

 

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