Italia Nostra

“L’Italia è ancora da Salvare?” L’assise conclusiva

15 Novembre 2025

Grande affluenza per l’assise finale del congresso dei soci di Italia Nostra. Al centro del dibattito, il rafforzamento della tutela del patrimonio e l’innovazione strategica per il futuro dell’Associazione.

Si è concluso con successo il congresso nazionale di Italia Nostra, un momento di confronto che ha visto una vasta partecipazione e che ha delineato le priorità dell’Associazione per i prossimi anni. Il dibattito, svoltosi nell’arco di tre giorni dal 28 al 30 ottobre, si è articolato su due giornate di confronto al MiC e su otto tavoli tematici che si sono svolti nella cornice della sede nazionale di viale Liegi.

Formazione e Innovazione

Il Presidente di Italia Nostra, Edoardo Croci, nel suo intervento conclusivo, ha sottolineato come le giornate congressuali siano state anche un’occasione di aggiornamento, ribadendo l’urgenza di una formazione strutturata per l’azione quotidiana sul territorio.

“È necessaria la partecipazione di tutte le sezioni – ha detto Croci – ma è necessario anche un rinnovato modo di operare dell’associazione che, oltre a fare formazione in collaborazione con le scuole sul territorio, abbia però la capacità di incidere sui programmi formativi a livello nazionale perché l’educazione al patrimonio è qualcosa che il nostro Paese purtroppo è ancora piuttosto debole.”

Un’altra sfida cruciale è il coinvolgimento dei giovani e l’innovazione, anche attraverso l’uso di nuovi strumenti come l’Intelligenza Artificiale, essenziali per attrarre nuove risorse e alimentare l’Associazione con idee nuove.

Il Patrimonio Naturale al Centro del Contesto Europeo

Il Direttore del Bollettino di Italia Nostra, Luca Carra, moderatore della tavola rotonda, ha evidenziato il ruolo centrale dell’associazione non solo nella tutela del patrimonio culturale, ma anche in quello della salvaguardia naturale e delle aree protette, ricordando il contributo fornito per la formulazione della Legge 394/91 sui parchi, oggi al centro di una riforma.

Sulla tutela del patrimonio naturale è intervenuto Andrea Vettori, DG Ambiente della Commissione Europea, che ha illustrato il nuovo Regolamento per il ripristino della natura. “Il regolamento per il ripristino della natura è stato disegnato e elaborato tra Parlamento, Consiglio e Commissione come un pezzo del puzzle mancante all’interno di un quadro normativo europeo che comprende le direttive uccelli, le direttive habitat, le direttiva sulla strategia dell’ambiente marino e la direttiva quadro sull’acqua. Il regolamento dà un nuovo slancio con degli obiettivi più cifrati a medio e lungo termine e soprattutto un approccio integrato e strategico per tutti gli ecosistemi,” ha dichiarato Vettori, precisando che la novità risiede nell’uscire dalle sole aree protette per ripristinare i servizi ecosistemici degradati in agricoltura, foreste e ambiente marino, basandosi largamente sul principio di sussidiarietà.

Ciro Amato di Federparchi ha posto l’interrogativo sull’attualità della L. 394/91, pur ribadendo che, ferma restando la tutela e la conservazione della natura, la legge “nelle finalità va certamente forse chiarita o aggiornata.“(..) la 394 ha 34 anni – ha evidenziato Amato – quindi è matura o è vecchia? In realtà la 394 ormai è una legge non completamente obsoleta, però nelle finalità va certamente forse chiarita o aggiornata, fermo restando la tutela e la conservazione della natura, sul quel punto non si deve neanche più discutere, visto anche l’articolo 117 della nostra Costituzione”.

I Temi Emergenti e le Criticità Nazionali

Il dibattito si è concentrato su problematiche concrete:

• Consumo di Suolo: Giovanni Damiani, coordinatore del comitato scientifico di Italia Nostra, ha lanciato l’allarme per gli 80 km² di suolo cementificato e distrutto nel 2024, in crescita del 15% rispetto all’anno precedente. Ha sottolineato la necessità di agire a tutti i livelli, non solo nei parchi, ma anche nelle aree urbane, per connettere le 871 aree naturali esistenti e difendere la biodiversità.

• Capitale Naturale e Valutazione d’Impatto: Aldo Ravazzani Douvan, MASE, ha segnalato l’approvazione della Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) come potenziale contributo per richiedere una valutazione sull’impatto ambientale e sociale sulle future generazioni. Ha inoltre sollecitato a resistere all’idea di una crescita esponenziale della domanda energetica legata all’Intelligenza Artificiale, suggerendo una migliore gestione attraverso l’attribuzione di un giusto prezzo all’energia.

• Funzione Ecologica e Aree Protette: Riccardo Santolini, Università di Urbino, ha introdotto il proprio contributo con il tema della funzione ecologica, delle “(…) proprietà emergenti degli ecosistemi, del fatto che se non funzionano gli ecosistemi, noi possiamo fare quello che vogliamo, ma e dobbiamo spostarci dove funzionano. I primi migranti erano migranti climatici (…)”. Inoltre ha evidenziato come le aree protette debbano “uscire dai loro confini” e la funzionalità ecologica debba permeare il territorio fino all’interno delle città, dove il verde pubblico deve essere un elemento strutturale, non solo estetico.

• L’uso del suolo e innalzamento temperature nelle città: Michele Munafò, ISPRA, ha sottolineato come l’Istituto abbia dato vita proprio negli ultimi giorni ad una serie di rapporti, quello sullo stato dell’ambiente in Italia con lo SNPA o sul consumo di suolo. “Nell’ultimo anno abbiamo artificializzato 84 km.2 Che precedentemente ospitavano tanta biodiversità – ha sottolineato Munafò – Equivalgono a quasi 10.000 metri2 l’ora. Con conseguenze dirette ed indirette l’impatto si allarga per centinaia di metri. E questo avviene nel momento in cui dobbiamo cambiare rotta. Oggi non basta più tutelare ma rinaturalizzare. Soprattutto nei luoghi maggiormente degradati”.

• Il cambiamento del paradigma economico: Enrico Boerci, Brianzacque, “Abbiamo recuperato diverse zone del nostro territorio che erano zone verdi sì, ma zone abbandonate e ci siamo dati come obiettivo quello di un progetto, quello di realizzare i parchi dell’acqua di Monzaebrianza – ha evidenziato Boerci – Abbiamo iniziato nel 2021 con il primo parco dell’acqua in una zona un po’ iconica che conoscono tutti, se non altro perché, insomma, ci facevo e ci abitava l’ex presidente del Consiglio, quindi ad Arcore e quindi lì abbiamo realizzato il primo parco dell’acqua recuperando un’area assolutamente dismessa che si riempie completamente quando ci sono le bombe d’acqua, ma quando non piove diventa un luogo di socializzazione dove noi torniamo a vedere i bambini che tornano con i nonni e tornano con i genitori ad appropriarsi di una zona verde. Verde che era abbandonato. Abbiamo fatto così in diverse parti del nostro territorio. ”

I tavoli tematici

I gruppi di lavoro hanno prodotto documenti sui differenti temi:

• Educazione, Adriana Chirco: “Il patrimonio culturale è una risorsa che va condivisa, è un bene comune – ha affermato Chirco – L’educazione al patrimonio si attua promuovendo la conoscenza dei beni e della loro funzione civile ed identitaria anche attraverso la mediazione culturale e l’innovazione tecnologica in attuazione dell’art. 9 della Costituzione. Promuove la conoscenza, la consapevolezza, la partecipazione attiva di singole persone e di comunità sviluppando le competenze ed un senso di appartenenza alla propria eredità culturale per lo sviluppo culturale.”

• Beni Culturali, Maria Rosaria Iacono ha espresso allarme per lo stato della pianificazione paesaggistica e per la procedura seguita in alcune Regioni, che non terrebbe conto dei vincoli precedenti. Ha segnalato anche l’urgenza di catalogazione e schedatura del patrimonio culturale “minore” e il rischio di scomparsa dell’architettura degli anni ’50-’60 a causa dell’innalzamento del riconoscimento di interesse culturale dai 50 ai 70 anni.

• Rigenerazione urbana, Massimo Palladini: “II lavoro collettivo ha trovato una sintesi nel documento – ha evidenziato Palladini – La rigenerazione ha preso la coloritura della deroga sistematica ed ha dato delle prove negative di sè e della sua applicazione. Il documento fissa alcune visioni, come la rigenerazione debba essere applicata a contesti, con contributi multidisciplinari e con attenzione allo spazio inedificato. Noi dobbiamo riuscire a produrre una concezione della cultura urbana diversa, che ci è più vicina. Con la capacità da parte di Italia Nostra di intervenire sui provvedimenti che si stanno prendendo in questi mesi, non solo centralmente, e preparare un dossier capace di disaggregare e ricomporre il tema”.

• Siti UNESCO, Paolo Salonia: “La criticità principale si ravvede nell’aver perso il “significato valoriale” originario della Convenzione della Lista mondiale del patrimonio UNESCO – ha sottolineato Salonia – un problema riscontrato nella grande maggioranza dei siti italiani. Erano valori di cultura, del patrimonio come elemento di costruzione di una società inclusiva, accogliente. Via via questi valori sono stati abbandonati e sostituiti da interesse di tutt’altra natura, politica e finanziaria. Il Sito Unesco è qualcosa di diverso da ciò che doveva essere. Lo vediamo parlando di patrimonio culturale, città d’arte come Venezia, Firenze e Roma vivono l’effetto devastante di una pressione turistica non regolamentata che consuma la concretezza materiale delle città ed il suo significato. Il lavoro da fare è enorme ma deve partire da un recupero di quelli che sono i valori fondanti, culturali: valorizzare il bene materiale con il bene immateriale. La proposta è di creare un dossier ed osservatorio di tenere un monitoraggio nei luoghi UNESCO per arrivare ad un confronto internazionale su questi temi”.

• Tutela del Territorio e Dissesto Idrogeologico, Riccardo Caniparoli: “L’Italia è particolarmente soggetta al dissesto idrogeologico – ha affermato Caniparoli – Il Seveso qualche settimana fa è uscito dalla sua tomba ed ha allagato una parte di Milano. Sono calamità naturali o innaturali? La natura fa eventi naturali, l’evento naturale diventa calamità se l’uomo gestisce male il ciclo dell’acqua. Il problema fondamentale è questo. In Italia si costruiscono anche le caserme dei vigili del fuoco in luoghi a rischio esondazione, si autorizzano opere per contrastare effetti della natura. La natura non si contrasta ma si gestisce secondo le sue leggi. E’ tutto collegato anche con il discorso dell’erosione costiera. La proposta è relativo al ripristino e rinaturalizzazione del demanio idrico emerso e sommerso ed applicare le norme e le leggi nazionali e comunitarie sulla gestione delle acque evitando deroghe ed eccezioni”.

• Parchi naturali ed aree protette, Riccardo Picciafuoco: “La situazione grave degli ecosistemi anche dentro i parchi lancia un allarme – ha detto Picciafuoco – Questi non devono diventare lunapark rispetto alla tutela della biodiversità. La L. 394/91 è stata una buona legge ma il problema è stato attuarla. Dopo i primi anni, la politica si è inserita nei parchi. Non dobbiamo aver paura che le comunità riprendano in mano la governance con il supporto della scienza”.

• Transizione Energetica e Biodiversità, Francesco Pratesi ha sollevato forti preoccupazioni per l'”assalto senza precedenti” di progetti eolici e fotovoltaici che si concentrano anche nei luoghi più preziosi del Paese. Pur non negando la necessità di contribuire alla riduzione della CO2, ha richiamato l’Italia a focalizzare gli interventi sulle aree già compromesse, come i tetti dei capannoni industriali e commerciali, in linea con i documenti ISPRA, per non distruggere il 70% della biodiversità mondiale presente sul territorio nazionale a fronte di un contributo globale di emissioni dello 0,7%.

• Borghi Storici, Oreste Rutigliano ha ribadito l’impegno dell’Associazione nel difendere l’opera di intere generazioni, invocando la necessità di difendere i borghi dai pericoli sismici, promuovere il restauro conservativo e associare ai finanziamenti europei un messaggio di ripristino della bellezza ed eliminazione delle brutture. Italia Nostra ha affrontato per prima il problema dello sviluppo nei centri storici negli anni ’50 e ’60 e non ha avuto la stessa possibilità nei piccoli centri che hanno subito grossi danni dal punto di vista della conservazione. “Nei borghi esistono tesori immensi ai quali abbeverarsi per ritrovare il senso della vita culturale e della bellezza – ha affermato Rutigliano – Nei paesi e nei borghi abbiamo portato tre messaggi: lungo la dorsale appenninica c’è la sismicità e dobbiamo saperli difendere dai pericoli sismici, quello della riabilitazione della bellezza con il restauro conservativo e di approfittare di tutti i finanziamenti per ripristinare la bellezza ed eliminare le brutture”.

Nelle conclusioni, Francesca Arena ha sintetizzato il senso del congresso nelle parole chiave tutela, responsabilità e partecipazione, un monito che si traduce nello slogan: “Italia è da salvare, si può salvare”. Maurizio Sebastiani, ha sottolineato tutte le innovazioni che saranno portate all’interno dell’organizzazione dell’associazione. Il Presidente Edoardo Croci ha ringraziato tutti i partecipanti al congresso che hanno dato, in particolare modo gli ospiti esterni, riconoscimenti anche molto importanti all’azione di Italia Nostra. Un congresso importante, un momento che dà slancio all’attività dell’associazione verso il futuro.

 

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