Italia Nostra

Data: 30 Novembre 2010

MONUMENTI DA SALVARE: AL VIA LA “LISTA ROSSA” DI ITALIA NOSTRA

Da Pompei alle Mura Aureliane a Roma, gli elenchi dei beni culturali manchevoli di una appropriata manutenzione e quindi a rischio sono molti, e testimoniano l’urgenza di pensare come difendere questo immenso patrimonio da superficialità e incuria. Non serve molto, basterebbe la “manutenzione ordinaria”. Restituire la piena operatività alle Soprintendenze – a Pompei come a L’Aquila – in termini non solo di risorse economico finanziarie, ma di efficienza amministrativa e di riconoscimento istituzionale, è la via per rimettere in moto il meccanismo virtuoso della manutenzione.

Dalle Sezioni di Italia Nostra sparse su tutto il territorio nazionale da sempre ci arrivano segnalazioni di beni in abbandono. Oggi più che mai bisogna dare ascolto a questi campanelli d’allarme. Come a maggio, quando è crollato il Campanile millenario di Badia a Rofeno, nel comune di Asciano: un profilo delle crete senesi è stato cancellato dall’instabilità del terreno ma anche dall’incuria degli uomini, visto che la nostra Sezione senese da tempo l’aveva denunciato.

La LISTA ROSSA di cui Italia Nostra inaugura oggi la compilazione, comprende molti siti archeologici meno conosciuti (per esempio in Abruzzo o Molise), interi centri storici, borghi, castelli, così come singoli monumenti. Per il tramite dei Consigli regionali, Italia Nostra ha chiesto a tutte le Sezioni di attivarsi per rendere sistematica e accurata l’opera di segnalazione.

LA LISTA

In Abruzzo si segnalano in particolare luoghi poco conosciuti, ma di grande importanza soprattutto per gli studiosi. Essendo questi siti a margine del circuito del grande turismo, rischiano più degli altri di scomparire nella disattenzione generale.

  • Marruvium a San Benedetto dei Marsi,
  • i siti di Alba Fucens,
  • la villa romana di San Potito ad Ovindoli,
  • il vicus romano Amplero a Collelongo,
  • la città romana di Anxa-Agitia a Luco dei Marsi

Anche in Molise si trovano importanti siti archeologici misconsciuti e non valorizzati.

  • Busso, Loc. Monte Vairano (insediamento proto-urbano italico e ruderi del castello alto-medievale),
  • Campochiaro: Loc. Civitelle (santuario italico di Ercole),
  • Cercemaggiore (fortificazione sannitica),
  • Morrone del Sannio, Loc. Casalpiano (resti di villa rustica sannitica e piccola necropoli medievale), Pietrabbondante, Loc. Calcatello (santuario pan-italico),
  • Roccavivara Loc. Madonna del Canneto (resti di villa rustica romana),
  • San Giovanni in Galdo, Loc. Colle Rimontato (resti di santuario vicano sannitico di età ellenistico-romana),
  • San Giuliano del Sannio (resti della cd. Villa dei Nerazi in Loc. S.ta Margherita);
  • Santa Maria di Monteverde, Vinchiaturo/Mirabello (resti di fortificazione sannitica, di vicus/villa romana imperiale),
  • Venafro Anfiteatro romano, detto “Verlasce”.

In Sicilia la situazione appare grave soprattutto nei siti archeologici. Arriva a Italia Nostra addirittura una segnalazione dal direttore del Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa sul grave stato dei monumenti a rischio nel sito.

Inoltre, da segnalare:

  • Cattolica Eraclea, Capo Bianco provincia di Agrigento
  • Megara Hyblaea, Siracusa
  • Kamarina, in Provincia di Ragusa
  • centro storico di Caltanissetta
  • patrimonio minerario della Sicilia centrale
  • sito archeologico di Gibil Gabib
  • la rocca di Sutera e il sottostante, peculiare abitato di origini arabe
  • centro storico di Piazza Armerina
  • centri storici minori come quello di Mistretta
  • Santuario rupestre della Dea Cibele (Palazzolo Acreide – SR)
  • Latomie dell’Intagliata ed Intagliatella presso il Teatro greco di Palazzolo Acreide
  • Trapani – Castello della Colombaia
  • Castelvetrano – il Castello di Pietra lungo il fiume Belìce

La Campania ha una grande concentrazione di beni storici. Per questo non solo Pompei deve preoccuparci, ma anche altri importanti monumenti che hanno bisogno di manutenzione e sorveglianza. Quelli che segnaliamo sono solo alcuni:

  • Anfiteatro di S. Maria Capua Vetere a Caserta,
  • Serapeo di Pozzuoli,
  • Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua,
  • Antico santuario di Hera Argiva, alla foce del Sele

In Toscana la situazione è realmente grave per quanto riguarda le mura della città etrusca di Roselle, situata a 10 km da Grosseto.

Segnaliamo inoltre:

  • le Cascine di Tavola di Lorenzo il Magnifico a Prato
  • le Gualchiere di Remole a Firenze

In Piemonte insediamenti rurali, castelli e borghi, costituiscono un patrimonio preziosissimo, purtroppo oggi a rischio per abbandono e incuria. Su questo territorio le sezioni di Italia Nostra stanno realizzando un puntuale censimento (attraverso l’elaborazione di una scheda) su tutti questi beni a rischio:

  • Varallo Sesia – Vercelli – Castello dei Conti di Biandrate
  • Trino – Vercelli – Borgo di Leri Cavour
  • Serravalle Sesia – Fraz. Bornate in provincia di Vercelli
  • Olcenengo – Vercelli – Castello di San Martino
  • Motta de’ Conti – Vercelli – Castello dei San Martino
  • Gattinara – Vercelli – Castello di San Lorenzo
  • Albano Vercellese – Vercelli – Castello Arborio di Gattinara
  • Comune di Crodo – Ossola – Castello di Rencio
  • Rocca di Arona, Comune di Arona – Novara
  • Pogno – Novara
  • Borgo Agnello – Comune di Paruzzaro – Novara
  • Bassa Valsesia – Comune di Gattinara – Verbano
  • Fraz. Rolasco – Casale M.to – Alessandria
  • Occimiano – Alessandria

In Calabria la principale segnalazione riguarda il caso di Capo Colonna, che è stato infatti scelto anche per la campagna ‘paesaggi di costa’ 2010.

Nel Lazio oltre alle segnalazioni dei “grandi” monumenti di Roma, sempre in grave pericolo, come Domus Aurea, Palatino e Mura Aureliane, ci viene segnalato:

  • Ponte Lucano, nei pressi di Tivoli, con il mausoleo dei Plautii
  • Area archeologia del Tuscolo
  • Torre del Monticchio nel Comune di Sermoneta
  • Acquedotto Romano, nel comune di Minturno
  • Ponte Lupo nella tenuta Barberini (nell’Agro Romano)
  • Chiesa di Sant’Ignazio al Collegio Romano, dove delle infiltrazioni d’acqua e ampie crepe sulla navata destra, stanno depauperando dipinti e stucchi. Proprietà statale, fa parte del grande complesso gesuita, sede anche del MiBAC.

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