Italia Nostra

Data: 17 Novembre 2010

Quale futuro per l’antico pianoro di Capo Colonna?


Rivolsi lo sguardo al promontorio Lacinio, scuro nel mare torbido. Avrei mai raggiunto la Colonna sacra? Mi sembrava disperatamente lontana, ed il viaggio uno sforzo impossibile.”

Così George Gissing,  nel  libro “Sulle Rive dello Ionio”, rammaricandosi per un sogno tanto agognato, però mai realizzato. Lo scrittore inglese, appassionato cultore dell’antichità classica, fu uno degli illustri viaggiatori del Grand Tour che, nel ‘700 e nell’800, con enormi sacrifici, si avventurarono in Calabria ed a Crotone per poter ammirare, in un luogo misterioso e solitario, le vestigia della civiltà magno-greca, quello che restava dell’antico santuario di Hera Lacinia.

Arrivando, con un volo pindarico, al XX secolo, da un reportage del giornalista Paolo Monelli, Il Mare sta divorando la perla di Crotone, pubblicato sul Corriere della Sera il 23 settembre 1976, leggiamo:

… “Il pianoro di Capo Colonna ha la solitudine di quei luoghi che confinano con il mare. Una campagna spopolata o con semplici colture di grano o di ortaggi; nessun albero se non presso qualche casa isolata; sparse casupole abbandonate in un silenzio sovrumano”…“L’impeto delle burrasche marine continua a  scavare sotto i sassi, fra i massi rotolati giù dalla cima. Il promontorio Lacinio si prolungava nel mare molto più di quanto oggi non sia. C’è da temere che le acque continuino a rodere sotto il fondo argilloso come fanno da 25 secoli  o che capiti un altro accidente come quello che demolì l’opus reticulatum e riduce a brandelli l’ultimo cimelio. I ricordi storici non sono molto curati dagli spensierati crotonesi per quanto abbiano piazze che si chiamano Pitagora e vie che si chiamano Milone”.

Non oso immaginare che cosa avrebbero scritto Gissing e Monelli  se avessero potuto rivedere il promontorio Lacinio, a distanza rispettivamente di 114 e di 34 anni.Un paesaggio completamente diverso. A mare, enormi piattaforme per l’estrazione di gas metano, con conseguenti vistosi fenomeni di subsidenza sul pianoro; sulle coste, erosione marina con smottamenti di terreno, fenomeno ancora più preoccupante che nel 1976; sulla costa e sul promontorio, cementificazione sparsa dalla via per Capo Colonna fino all’Irto, proseguendo verso l’area del parco archeologico. entro e fuori del parco, mancanza di cura, di manutenzione. Un paesaggio fortemente antropizzato, poco o affatto tutelato,  oggetto di consumo e non di rispetto.

Dispiace notare degrado ed incuria proprio in un luogo che dovrebbe essere custodito e protetto anche per i vincoli di tutela archeologico e paesaggistico, sanciti dall’articolo 9 della Costituzione Italiana, la Repubblica tutela il patrimonio storico artistico ed il paesaggio.

Mi auguro che i crotonesi non siano più “spensierati” come una volta e che in tanti abbiano finalmente preso coscienza che Capo Colonna è un Bene Culturale e Naturale straordinario, reso “speciale”da un’antica tradizione religiosa popolare, forte e radicata nel territorio. Un patrimonio che abbiamo il dovere di salvaguardare, ciascuno secondo le proprie responsabilità,  per riscoprire  le radici e l’orgoglio dell’appartenenza ad una comunità reale, viva e ricca di civiltà e di tradizioni. Per favorire la promozione di un turismo culturale non stagionale ma costante che va alla ricerca di testimonianze autentiche del passato, con tutte le ricadute positive nello sviluppo socio-economico del territorio.

Ed infine, ma non per ultimo,  perché tale patrimonio sia  lasciato in eredità alle generazioni future. Prima che sia troppo tardi*.

La Sezione di Crotone

NOTA* “Fatto essenziale è vincere l’indifferenza della gente. Bisogna che ciascuno prenda coscienza di quanti misfatti sono stati compiuti ai danni del nostro paesaggio.  Solo così sarà più facile eliminare dalle nostre campagne, dalle nostre coste, dai centri abitati le inutili brutture che un malinteso senso del progresso ha disseminato intorno a noi”

(Perché l’Italia rimanga bella –  Giorgio Bassani, 1975)

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