Italia Nostra

Data: 20 Gennaio 2016

Referendum trivellazioni – Italia Nostra: bene la Consulta, i cittadini hanno il diritto di decidere

Italia Nostra esprime soddisfazione per la decisione della Consulta di ammettere il quesito referendario contro le trivelle e le ricerche in mare degli idrocarburi dei giacimenti già concessi. “Non possiamo che essere lieti che la Consulta abbia deciso di dare la parola ai cittadini”, afferma il presidente nazionale dell’Associazione Marco Parini, “Si tratta di un problema sentito in tutto il Paese perché impatta direttamente con la salute dei cittadini, con l’integrità del nostro paesaggio e del nostro patrimonio culturale. Non si bilancia l’interesse economico, peraltro modesto, del ritrovamento di gas o petrolio con la tutela di tutto ciò”.

Le attività di ricerca petrolifere e di perforazione dei fondali minacciano in modo irreversibile il nostro ecosistema provocando danni gravissimi sull’habitat marino e sulle coste. La maggior parte delle perforazioni, infatti, si svolgono entro le 12 miglia dalla linea di costa, nel Mare Adriatico addirittura 5 miglia. In mancanza di questo referendum, tutti i procedimenti per i progetti di esplorazione riavviati, circa 40 concentrati in modo particolare fra il canale di Sicilia, l’Adriatico centrale, le Tremiti e il mar Jonio, area marina vietata alle attività di ricerca di petrolio fino al luglio 2011, grazie all’art. 35 del Decreto sviluppo e ad alcune norme dello Sblocca Italia, si realizzerebbero in tempi molto brevi.

 

ITALIA NOSTRA – ufficio stampa Maria Grazia Vernuccio tel. 335.1282864 – mariagrazia.vernuccio@gmail.com

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Italia Nostra Sicilia plaude al referendum contro ricerche e trivellazioni

Caltanissetta, 23 gennaio 2016

Italia Nostra Sicilia esprime soddisfazione per la decisione della Corte costituzionale di ammettere il quesito referendario contro le trivelle e le ricerche in mare degli idrocarburi dei giacimenti già concessi. Il medesimo quesito era già stato dichiarato ammissibile dalla Cassazione. Insomma, non possiamo che essere lieti del fatto che si sia deciso di rimettere la decisionenelle mani dei cittadini, dopo le scelte gravi e ottuse del Governo Renzi e l’acquiescenza dei Governi regionali di Sicilia ed Emilia Romagna.

A fare giustizia ci hanno pensato i nove Consigli regionali di Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Ad ogni modo, si tratta di un problema sentito in Sicilia e in tutto il Paese, perché impatta direttamente con la salute dei cittadini, con l’integrità del paesaggio e del nostro patrimonio culturale. Di certo non si bilancia l’interesse economico, peraltro modesto, del ritrovamento di gas o petrolio, con la tutela del territorio e dell’ambiente. Le attività di ricerca petrolifere e di perforazione dei fondali marini minacciano in modo grave il nostro ecosistema, provocando danni gravissimi all’habitat marino e alle coste.

Senza questo referendum tutti i procedimenti relativi ai progetti di esplorazione riavviati, circa 40, concentrati in modo particolare fra il Canale di Sicilia, l’Adriatico Centrale, le Tremiti e il mar Jonio, grazie all’articolo 35 del Decreto Sviluppo e ad alcune norme dello Sblocca Italia, si realizzerebbero in tempi piuttosto brevi. Infine evidenziamo che, oltre al caso delle Isole Tremiti in Puglia, il Ministero dello Sviluppo economico di recente ha accolto la domanda di estensione del campo di perforazione presentata dalla multinazionale Schlumberger a Pantelleria, mentre sono alla firma dell’assessore regionale al Territorio e ambiente due nuove autorizzazioni di perforazioni in terra, presentate dall’Enimed a Gela. Persino nella Valle dell’Imera, in territorio nisseno ed ennese, si intendono realizzare ricerche e perforazioni.

E’ evidente che la Regione Siciliana si dimostra incapace di immaginare, strutturare e porre in essere un autentico piano di sviluppo, un piano industriale rinnovato e sostenibile.

Leandro Janni – Presidente del Consiglio regionale di Italia Nostra Sicilia

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Lettera aperta

Trivelle in Adriatico. “Il sonno della ragione”.

Ho pensato a lungo dopo che si è espressa la consulta sull’ unico quesito referendario preso in esame e che non cambia assolutamente nulla sulle concessioni già date ma disciplina solo la sosta in mare delle piattaforme; (quando rimuovere il cantiere); ho pensato a chi inviare una lettera chiarificatrice e che fossero in molti a leggerla per smorzare gli entusiasmi di chi pensa che la parola passa ai cittadini e di abbassare la guardia sui rischi reali di cui nessuno parla.

Il Ministro per lo sviluppo economico Federica Guida rassicura: “sono prospezioni (leggi sondaggi) poi se c’è traccia di petrolio si procederà alle trivellazioni. Ma il Ministro conoscerà bene il metodo airgum per le ispezioni: si immettono liquidi, sostanze tossiche che andranno ad avvelenare il nostro mare in modo irreversibile per procedere poi ad una aspirazione profonda nelle viscere dei fondali che significa distruzione della fauna ittica, danni all’economia della pesca unica risorsa dei paesi della costa (ricordo bene a Termoli nel 2011 quando ci fu la prima grande manifestazione, i pescatori sconcertati, gli operatori turistici disorientati da tanta arroganza offesi nei loro diritti).

Chi ci rassicura sulle conseguenze geofisiche che questa azione così invasiva comporterà?

Le prospezioni autorizzate alle Isole Tremiti gioiello che appartiene al mondo sito di interesse comunitario, rappresentano una grande pericolosità insita nel loro stesso nome Tremiti appunto; sono in acque molisane la regione d’Italia più a rischio terremoti, ma le acque del Molise si confondono con quelle pugliesi, il mare non ha barriere e il Parco Marino delle Tremiti dal 1996 fa parte del Parco Nazionale del Gargano e proprio in quel tratto di mare dalle Tremiti a Mattinata è presente una faglia sempre in movimento responsabile dello sciame sismico con cui il Gargano convive; a qualche miglio ci sono i laghi salati di Lesina e Varano, le loro acque si confondono col mare e sono sottoposti ad un costante movimento tettonico. Tutto questo è scientificamente provato, non sono parole di ambientalisti Talebani.

Chi si assume le responsabilità di andare a sconvolgere un universo così complesso che ha trovato nei millenni un naturale equilibrio?

Ma nel nostro paese le tragedie si sa sono sempre annunciate. L’Adriatico è un piccolo mare chiuso con molta difficoltà a rigenerarsi con quale diritto lo si vuole distruggere? E quando verrà il tempo che qualcuno si preoccupi delle generazioni future e si svegli dal “sonno della ragione che genera mostri?”.

Menuccia Fontana – Presidente Italia Nostra sezione del  Gargano

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