Italia Nostra

Data: 9 Dicembre 2021

Basta a nuovi impianti eolici e al consumo di suolo per il fotovoltaico. Lo sostiene anche l’amministratore delegato di Enel, Starace

Manifestazione no fotovoltaico ed eolico selvaggi

 

 

L’Amministratore Delegato di ENEL, Francesco Starace, nell’intervista pubblicata sul Corriere della Sera del 1 dicembre scorso, alla domanda di Federico Fubini se le rinnovabili siano una minaccia per il paesaggio, ha risposto di non vedere molti altri posti in Italia dove si possano mettere turbine eoliche. Si è detto invece convinto che la forma di energia rinnovabile che più si addice alla situazione italiana sia quella solare, perché collocabile in modo meno invasivo, con taglie piccole e con meno impatto, sui tetti delle case, dei capannoni, delle serre, le cui superfici – anche volendo limitarsi ad esse – basterebbero a raggiungere gli obiettivi prefissati.

 

Le Associazioni di #CoalizioneArt.9 esprimono soddisfazione per tali autorevoli dichiarazioni che non fanno che confermare quanto esse vanno affermando da tempo. È assai probabile che quando Starace dichiara di non vedere molti altri posti dove collocare nuove centrali eoliche si riferisca, da buon imprenditore, soprattutto al fatto che le località italiane ove la velocità media annua del vento è in grado di garantire un’accettabile producibilità elettrica e dunque la sostenibilità economica dei relativi investimenti, sono ormai tutte pressoché sature di impianti già realizzati o autorizzati.

 

Dalla consultazione dell’Atlante eolico dell’Italia elaborato da RSE – Ricerca Sistema Energetico Spa (società controllata da GSE Spa) risulta infatti evidente la ridotta estensione territoriale delle zone terrestri ove si registra la massima velocità del vento (7- 8 m/sec, a fronte dei 9 – 10 m/sec del nord Europa), tutte concentrate nella porzione occidentale della provincia di Foggianon a caso letteralmente devastata dagli aerogeneratori eolici. La convenienza imprenditoriale a realizzare tali impianti anche altrove si basa essenzialmente sui lucrosi incentivi erogati dallo Stato a valere sugli oneri di sistema pagati dagli utenti con le tariffe elettriche.

 

Ma, aggiungiamo noi, intervengono anche ragioni di interesse pubblico a dettare precise limitazioni al diffondersi incontrollato di impianti eolici, tutte richiamate nelle più recenti normative europee che l’Italia sta attuando, a cominciare dal principio – contenuto nel Recovery Plan – di non arrecare alcun danno significativo all’ambiente e dalla necessità di una pianificazione preventiva delle aree idonee alla collocazione di impianti di rinnovabili. Principi che richiamano una attenta tutela dell’ambiente e del paesaggio, come prescritto dall’ultima Direttiva europea sulla promozione delle energie rinnovabili, recepita pochi giorni fa dal governo con il Decreto legislativo n. 199 che, tuttavia, rinvia improvvidamente di un anno l’individuazione delle aree idonee, senza chiarire le regole secondo cui andranno trattati i procedimenti autorizzatori in corso.

 

Non si ritiene tuttavia condivisibile la strategia del “tutto elettrico” prospettata da Starace. Bisogna essere consapevoli dei limiti delle fonti rinnovabili non programmabili, la cui fisiologica intermittenza oggi richiede, come l’attuale drammatica esperienza dell’esplosione dei costi dell’energia elettrica sta dimostrando. A ciò si dovrebbe accompagnare, nel breve periodo, un ulteriore promozione dell’efficienza energetica.

 

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