Italia Nostra

Le ZES e la tutela e la valorizzazione del territorio

6 Agosto 2026
Cala Finanza

Le Zone Economiche Speciali (ZES) sono state concepite per favorire investimenti, occupazione e sviluppo economico nelle aree del Mezzogiorno attraverso incentivi fiscali e procedure amministrative semplificate per le imprese. Dal 2024, con la ZES unica, tutto il Sud d’Italia e alcune aree del centro costituisco un’unica ZES. Si tratta certamente di un’opportunità importante per ridurre gli elevati oneri burocratici a cui sono sottoposte le imprese e che costituiscono un fattore di svantaggio competitivo. Tra le semplificazioni previste per le ZES, tuttavia, vi è anche la riduzione dei tempi per l’espressione dei pareri degli organi deputati alla tutela dell’ambiente, dei beni culturali e del paesaggio all’interno delle Conferenze di servizi. In particolare, in caso di superamento dei tempi previsti, scatta il meccanismo del silenzio-assenso.

La positiva finalità di favorire lo sviluppo delle ZES può così aprire la porta a progetti che compromettono il territorio se gli enti di tutela si esprimono in ritardo, o se il loro parere non prevale nelle Conferenze di servizi. La garanzia di tempi certi per le imprese può così portare in alcuni casi a mettere in secondo piano interessi pubblici primari, garantiti dall’art.9 della Costituzione, alimentando così il contenzioso giudiziario.

 

Il caso di Cala Finanza 

Uno dei casi più recenti di cui Italia Nostra si è occupata nell’ambito della sua missione di tutela dell’ambiente, del patrimonio storico-culturale e del paesaggio è quello di Cala Finanza, nel comune di Loiri Porto San Paolo, in Sardegna, un’area di straordinario pregio naturalistico e paesaggistico, situata in prossimità dell’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo e all’interno della fascia costiera soggetta ai più severi vincoli di tutela. Italia Nostra ha posto attenzione dell’opinione pubblica gli impatti negativi di una procedura autorizzativa per la realizzazione di un grande complesso turistico-residenziale che stava andando avanti, nonostante i pareri contrari espressi da Comune, Regione e Soprintendenza, utilizzando la normativa ZES come un “grimaldello” per superare le tutele previste dalla legislazione paesaggistica. La successiva revoca dell’Autorizzazione Unica ZES da parte della Presidenza del Consiglio ha sancito la prevalenza della tutela del paesaggio.

 

Il caso di Ostuni 

Un secondo recente caso emblematico è quello di Ostuni, dove nel marzo 2026 con una lettera aperta indirizzata al Sindaco, al Consiglio comunale e alla cittadinanza, Italia Nostra ha denunciato pubblicamente l’alterazione di un’area costiera caratterizzata da fragili ecosistemi dunali che avrebbe comportato la realizzazione di un vasto complesso turistico realizzato da un grande operatore internazionale, avvalendosi delle semplificazioni consentite nelle ZES. Anche in questo caso la Regione Puglia è successivamente intervenuta sul caso esprimendo contrarietà al progetto per i suoi impatti ambientali e paesaggistici.

In entrambi i casi la normativa sulle ZES è stata utilizzata per eludere o evitare il parere degli enti di tutela, ponendo in evidenza la necessità di una sua revisione per orientare davvero lo sviluppo  verso forme di crescita compatibili con il territorio e con le sue risorse culturali e ambientali. In entrambi i casi, poi, le procedure autorizzative si sono svolte in modo accelerato e con scarsa trasparenza. L’intervento di Italia Nostra, facilitato da gruppi di cittadini sensibili alla tutela, è stato determinante nel porre l’attenzione sugli impatti di questi progetti e nel portare le amministrazioni pubbliche competenti (Stato e Regione) a prese di posizioni che auspicabilmente porteranno alla rinuncia a quei progetti.

 

In gioco è il modello di sviluppo del Paese

Quello che è in gioco è il modello di sviluppo che il nostro Paese intende perseguire. Italia Nostra è convinta che questo modello debba fondarsi sull’identità storico-culturale e sulle caratteristiche uniche di pregio naturalistico e paesaggistico del territorio. In passato lo sviluppo industriale, soprattutto nel Sud, ha portato alla distruzione di territori, in molti casi senza creare occupazione durevole e lasciando in eredità aree abbandonate e degradate, che avrebbero potuto generare invece valore da forme di turismo sostenibile. Oggi, deve essere posta sempre più attenzione alle forme dello sviluppo turistico, evitando megastrutture e valorizzando le specificità locali per generare benefici duratori nel tempo.

Edoardo Croci, Presidente nazionale di Italia Nostra

 

I contenuti di questo articolo sono stati pubblicati su Italia Oggi il giorno 4 agosto 2026