Italia Nostra

Data: 15 Febbraio 2012

Sant’Ambrogio: lo scheletro nel parcheggio

Sembrava tutto tranquillo. Troppo tranquillo. E invece… martedì la curiosità di alcuni passanti ha segnalato la presenza di una tomba in nuda terra, a  circa 6 metri di profondità nel bel mezzo del cantiere del parcheggio di sant’Ambrogio di Milano. Dentro la fossa le povere ossa di un cristiano sepolto a pochi metri dalla più importante basilica di Milano, oggetto di uno sciagurato progetto di parcheggio sotterraneo, contro il quale Italia Nostra si batte da anni. il rinvenimento (non isolato: pare siano state almeno 90 le tombe trovate in questi anni nell’area) è una conferma che l’area interessata dal parcheggio sotterraneo corrisponde e si sovrappone a quella dell’antico Coemeterium ad Martyres.

Una ragione in più per bloccare immediatamente i lavori e far prevalere la ragioni della tutela, e di una ragionevole “archeologia precauzionale” che con responsabilità dovrebbe astenersi dallo scavare quando vi sono chiari elementi di un contesto rilevante sotto il profilo archeologico. E se non lo è una necropoli dei primi martiri cristiani citati da Ambrogio e Agostino, cosa lo potrà mai essere? E invece si procede con la diligenza della maestrina nella coazione del “saggio di archeologia preventiva” – una coperta di Linus della tutela, che alla ricerca di reperti fornisce una giustificazione a posteriori della legittimità del cantiere (“Tanto lì non c’erano che quattro ossa e qualche vasetto”). E quando mai dovesse trovare il tesoro di Troia che fa, ferma il cantiere del presidente della Triennale Claudio De Albertis? Dopo aver speso 3,1 milioni di euro solo per i saggi archeologici?

Ma torniamo ai fatti. Nonostante la Soprintendenza ai beni archeologici avesse inizialmente prescritto l’indagine completa dell’area interessata dal progetto e questa fosse prevista nel cronoprogramma dei lavori di realizzazione del parcheggio approvato dal Sindaco Albertini il 20 aprile 2006, parti della piazza erano rimaste finora inesplorate. Una di queste porzioni, a ridosso dei numeri civici 12, 14, 16, ha restituito oggi il suo tesoro, nascosto e rispettosamente custodito per secoli. Nel corso degli scavi di questi giorni, non è uno solo – come sembra – lo scheletro rinvenuto, adagiato nella nuda terra. Piccoli reperti, impacchettati e accumulati in una carriola lasciata tra le tombe ben riconoscibili nella loro forma, fanno supporre che altri resti, ossa probabilmente, siano stati già rinvenuti e rimossi.

L’uso funerario dell’area intorno alla basilica di S. Ambrogio è attestato dal I sec. a.C. e assume via via sempre maggior importanza fino a diventare – come sempre riporta la relazione archeologica – “una delle più importanti ed estese aree funerarie legate alla presenza di sepolture dei martiri cristiani: necropoli ad martyres”. S. Agostino (Confessiones, VI,2) ricorda come la madre Monica onorasse le tombe di questi martiri e come le fosse stato impedito, secondo le indicazioni del vescovo Ambrogio, il rito pagano, in uso in Africa, delle libagioni. Nella zona sono localizzate – dice la relazione archeologica – “aree funerarie recintate, una memoria per la custodia dei Santi Naborre e Felice,e la basilica Faustae, presso cui lo stesso Ambrogio trasferisce i corpi del martiri Gervasio e Protasio per la veglia notturna”, dopo averli rinvenuti. Ed è qui, su questi resti santi, che nel 379 Ambrogio avvia l’edificazione della basilica che ne porta il nome. Sempre S. Agostino (Conf. IX,7) ricorda la traslazione delle reliquie nella basilica, avvenuta il 17 luglio 386, e i miracoli che l’accompagnarono.

La dislocazione delle sepolture, parallela alla fiancata della basilica, con il capo del defunto rivolto a meridione, fa “ritenere – sempre secondo la relazione – che il fulcro portante di questa porzione di cimitero fosse costituito dall’edificio ambrosiano stesso” (cui le sepolture sarebbero, quindi, successive), verso cui sono rivolti i defunti. Segno di devozione, di una venerazione antica, tramandata nel tempo, fino ad oggi.

Il ritrovamento dei giorni scorsi è stato minimizzato: la Soprintendenza procederà ora a datare i reperti e tutto come prevedibile continuerà come prima. Il Comune, infatti, non ha nessuna intenzione di fermare i lavori. Il Sindaco Giuliano Pisapia, infatti, nonostante avesse promesso di revocare l’opera, ha detto che non si può che andare avanti, perché un fermo costerebbe 10milioni di euro di rimborsi alla ditta costruttrice. Ma, nonostante le ripetute richieste delle associazioni, il Comune non ha mai voluto né dettagliare spese così rilevanti (lo scavo del parcheggio non è ancora iniziato, l’opera complessiva dovrebbe costare 24 milioni. Le spese finora sostenute ammonterebbero a 10 milioni) né esercitare una “moral suasion” (o proporre una compensazione con un altro lavoro in altra zona) sulla ditta.

Si ricorda che il cantiere di sant’Ambrogio ricade in pieno centro storico, entro la cerchia dei navigli, quindi in piena di Zona ad alto rischio archeolgico. La stessa sopraintendente archeologica Anna Ceresa Mori, nell’illustrare la carte del rischio archeologico di Milano, aveva affermato: “E’ possibile, come dimostrano i buoni risultati ottenuti in questi ultimi anni, per quanto riguarda i cantieri privati, individuare di volta in volta la metodologia operativa più appropriata per realizzare una pacifica convivenza tra le diverse esigenze dello sviluppo e della tutela. Non altrettanto si può invece dire per quanto riguarda le opere pubbliche, in particolare i parcheggi nel centro storico di Milano, le cui localizzazioni sono state decise dal Comune senza tenere conto delle indicazioni contenute nella carta del rischio archeologico della città“.

Se mettiamo insieme la carta del rischio archeologico da una parte, e la nuova politica anti traffico dell’Area C dall’altra, riteniamo che vi siano le condizioni per dichiarare tutto il centro storico, almeno entro la cerchia dei Navigli, “di inedificabilità assoluta di nuovi parcheggi sotterranei”. Le norme non li vietano, ma una decisione politico-urbanistica (magari da inserire nel nuovo PGT) potrebbe benissimo farlo. A partire dalla revoca del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio.

Luca Carra
Consiglio nazionale di Italia Nostra

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