Nel dibattito sul nuovo decreto dedicato alla realizzazione e riqualificazione degli impianti sportivi, Italia Nostra ha proposto alle commissioni VII e VIII del Senato in audizione, una serie di riflessioni di carattere generale e metodologico che toccano aspetti cruciali dell’urbanistica, della tutela architettonica e delle funzioni sociali degli stadi nelle città italiane.
L’associazione sottolinea come il provvedimento, pur mirando a semplificare e accelerare i processi autorizzativi, rischi di generare squilibri urbanistici e di incidere negativamente sul patrimonio storico e sulla qualità della vita urbana.
Urbanistica e cantierizzazione: due piani da separare
Una delle principali criticità individuate riguarda la mancanza di distinzione tra:
- gli aspetti urbanistici e di pianificazione, competenza dei comuni e dei consigli comunali;
- le attività di cantierizzazione, appalto e realizzazione delle opere.
Secondo Italia Nostra, decidere dove collocare uno stadio o come intervenire su quello esistente è una scelta che incide profondamente sull’intera città, generando una “trasmigrazione di funzioni” tra aree urbane che va valutata con cautela.
Affidare a un’autorità centrale anche la sfera urbanistica significherebbe snaturare il ruolo degli enti locali e rischiare di imporre trasformazioni non meditate sul tessuto urbano.
Il tema della “rinascenza” e la distinzione tra nuovo ed esistente
Il decreto introduce il concetto di “rinascenza”, definito come processo di riattivazione e rigenerazione degli impianti sportivi. Italia Nostra ne riconosce il fascino semantico, ma sottolinea la necessità di distinguere nettamente:
- gli impianti nuovi, che possono inserirsi in progetti di riqualificazione urbana più ampi;
- gli impianti esistenti, spesso collocati in contesti urbanistici densi e delicati.
Nel caso di stadi già presenti, le possibilità di ampliamento delle aree circostanti sono limitate. Intervenire troppo pesantemente può trasformarsi in un’operazione invasiva.
Funzioni accessorie: tra opportunità e rischi
Italia Nostra accoglie positivamente l’attenzione del decreto alla qualità architettonica e ambientale, promuovendo concorsi di progettazione e criteri energetici avanzati. Tuttavia, critica la possibilità di introdurre centri commerciali all’interno degli stadi, considerati altamente impattanti per il commercio di prossimità.
L’associazione ricorda che già in passato la proliferazione di centri commerciali fuori città ha contribuito alla crisi del commercio al dettaglio. Introdurli oggi anche negli impianti sportivi rischierebbe di indebolire ulteriormente le reti commerciali urbane.
Tra le funzioni alternative e meno invasive che gli stadi potrebbero ospitare, Italia Nostra propone:
- spazi culturali e ricreativi;
- coworking e incubatori di impresa;
- iniziative in collaborazione con università e associazioni giovanili.
Tutela degli impianti storici: un patrimonio da non compromettere
La maggior parte degli stadi italiani presenta una valenza storica e architettonica rilevante. Italia Nostra cita l’esempio dello stadio di Pescara, progettato negli anni ’50 da Luigi Vicinato e concepito come estensione naturale della pineta dannunziana. Interventi invasivi su strutture di questo tipo rischierebbero di compromettere irreversibilmente interi contesti urbani. L’associazione ricorda inoltre di essere impegnata da anni nella schedatura degli impianti sportivi di valore storico, dichiarandosi disponibile a collaborare con il Ministero della Cultura, che sta istituendo un catalogo ufficiale delle opere.
Iter approvativi e tutela dei beni culturali
Italia Nostra esprime preoccupazione anche per la compressione dei tempi autorizzativi previsti dal decreto. Secondo l’associazione, estendere da 30 a 45 giorni i termini per i pareri della soprintendenza non cambia la sostanza del problema: l’esigenza non è accelerare, ma ripristinare un livello adeguato di conoscenza, tutela e valutazione sui beni paesaggistici e storico-artistici. L’associazione auspica inoltre che le procedure coinvolgano non solo gli enti pubblici ma anche le associazioni che, come Italia Nostra, hanno maturato esperienze e competenze specifiche.






