Abbiamo appreso che l’Amministrazione Comunale propone di risolvere il problema “Pomario” invitando i cittadini a rispondere ad un prossimo “concorso d’idee” annunciato nella stampa locale dall’Ass. Guidi.
Non volendo partecipare al bando e all’impegno conseguente, ma essendo da anni fortemente interessati alle sorti del “Giardini del Principe” vogliamo comunque esprimere la nostra opinione riportando anche alcune storiche informazioni che potranno servire a quanti intendono operare concretamente alla sua rinascita.
“Alberico Cybo, erede della corona marchionale dopo la morte della madre Ricciarda Malaspina, l’anno stesso in cui gettò i fondamenti difensivi della nuova Massa (1557), provvide a trasferire gli aranci dall’orto malaspiniano del Prado a quello di Camporimaldo; podere spazioso questo ultimo e fra i più fertili dell’agro massese, ma lasciato incolto: un’iscrizione, ora scomparsa, lo qualificava infatti <predium rude> questa iscrizione figurava nel portale marmoreo di Camporimaldo, venne cancellata nel 1797 a seguito di disposizioni emanate dal Governo Cisalpino, ecco il testo: <predium rude>: Albericus Cybo/Malaspina Princeps / ex rudi praedio / Amoenissimos horturs confecit. MDLXXII”. Alberico ne ridusse una parte a giardino chiuso da mura e intersecato da viali e vialetti, secondo uno schema di rigorosa simmetria nel quale gli alberi disposti lungo il tracciato delle strade servissero a far maggiormente spiccare l’intreccio geometrico del disegno. Alte nicchie, installate nelle mura perimetrali per ospitarvi simulacri di divinità, conferivano al recinto un aspetto vagamente turrito, quasi a renderlo inaccessibile ai ladri di campagna. In realtà il sovrano volle farne solo un luogo di delizie e vi pose statue e altri ornamenti marmorei e infine un piccolo serraglio con animali servaggi (orsi, lupi ecc.) per aggiungervi quel tanto di esotico e di peregrino che i gusti del tempo dettavano. Nacque così un <viridarium magnum>, al centro di apprezzamenti coltivati ad ortaggi. In questo giardino, fra altre piante da frutto, sono accolte le varie specie di agrumi coltivate nella proprietà dal principe: vi sono gli aranci che crescono lungo il reticolo di viali e vialetti, vi sono i cedri messi a spalliera e i limoni, quest’ultimi addossati ai muri che delimitano il verziere; né mancano varietà sia degli uni che degli altri come i cosiddetti puncigli, che abbiamo trovato varie volte citati, ma non facilmente identificabili, infine i limoncelli dolci sistemati negli angoli più protetti secondo quanto suggerisce l’esperienza. Il luogo non si configurava però con le caratteristiche proprie del giardino del Rinascimento che fa tutt’uno con la villa principesca legandosi ad essa in un inscindibile insieme architettonico. Qui non vi è villa: il principe fa del giardino solo la meta di passeggiate e vi sei apparta ad ammirare la natura illeggiardita dalla
Da “SCRITTI INEDITI E SPARSI SU MASSA E CARRARA”Appunti sulla coltivazione degli agrumi a Massa del Prof. Stefano Giampaoli.
Come si vede Camporimaldo era un grande orto dove all’interno il Principe Alberico aveva costruito questo “Giardino delle delizie” che solo qualche anno dopo “ venne letteralmente spogliato da tutti gli ornamenti marmorei dal duca Alderano, venne in seguito donato dalla duchessa Maria Teresa Cybo d’Este al conte G.B. Manetti, suo segretario di Stato; passò poi al conte Lazzaro Brunetti e quindi divenne proprietà dell’industriale Carlo Fabbricotti che incrementò il florido aranceto ivi esistente
In sostanza riteniamo che, in attesa del tanto sospirato recupero dell’antico giardino Albericiano detto anche Pomario, sarebbe utile ed opportuno trasferirvi gli Orti Urbani creati nel Monte di Pasta. Infatti questi Orti non hanno mai funzionato per le note difficoltà di accesso, tutti possono verificare che per raggiungere gli appezzamenti di terreno sistemati in cima al colle, bisogna salire a piedi in ripida salita per centinaia di metri, pensiamo che questo problema sia bastato agli affidatari ad abbandonare e far fallire il progetto.
A suo tempo Italia Nostra aveva previsto e denunciato il fallimento del progetto.
Il Presidente di Italia Nostra Massa
Bruno Giampaoli



