Italia Nostra

Eolico nel mare di Rimini: la precisazione che non c’è

20 Giugno 2020

“Abbiamo bisogno di nutrirci d’infinito e l’infinito di tutti noi romagnoli è il mare”: Tonino Guerra e Federico Fellini a difesa della bellezza del nostro mare.

 

“La precisazione che non c’è!”, sembra tratta dalla poesia di Bennato la risposta dell’amministratore della società Energia Wind 2020 di Brescia alle giuste preoccupazioni che, giorno dopo giorno, stanno crescendo dalla tutta società di fronte al progetto di realizzare il più grande impianto eolico offshore del Mediterraneo, perché di tutti i dati che si conoscono per essere pubblicati sul sito della Capitaneria di Porto di Rimini, e che restituiscono realmente la portata di questo intervento invadente, non uno è stato smentito.
Non il numero degli aerogeneratori, che rimangono 59; non la distanza da terra, che rimane a 10 km; non l’altezza di questi mostri da 230 metri, il doppio del grattacielo di Rimini (101 m.), ma anche il doppio di quello di Cesenatico (113 m.) che così bene si osserva dal porto di Rimini pur trovandosi a una distanza doppia, in linea d’aria a 20 km. “Mostri” alti più del promontorio di Gabicce, che sul monte San Bartolo non arriva a 200 metri, che si frapporrebbero inesorabilmente al godimento di quella visione che caratterizza tutta la riviera incantando milioni di turisti.
Perché il tema – almeno quello principale, perché altri ve ne sono come, solo per citarne alcuni, l’interferenza coi flussi migratori degli uccelli, o l’inquinamento derivante dal rumore dei generatori che arriverà a riva spinto dal vento, o alle luci perennemente accese dei 59 aerogeneratori per renderli visibili anche di notte, o al problema dello smaltimento del carbonio delle pale eoliche giunte a fine vita a cui nessuno ha ancora dato soluzione – è e rimane quello dell’irreparabile danno paesaggistico, micidiale per una realtà come la nostra che fa del rapporto con la bellezza la sua cartolina attrattiva, su cui è incernierata l’economia dell’intera collettività riminese.

Il paesaggio, la bellezza non sono elementi accessori al nostro essere meta turistica, sono l’essenza. Tonino Guerra, con la sintesi della poesia capace di guardare l’essenzialità e la purezza della vita e del mondo, scriveva “in questi anni abbiamo avuto il difetto di togliere l’orizzonte, di cancellare l’infinito dei nostri occhi: non è solo che abbiamo perso un momento di bellezza, è qualcosa di più, qualcosa forse che non si comprende neppure fino in fondo. È probabile infatti che ci siano nella memoria ancora i segni del nostro passato primitivo, e l’incontro col mare è qualcosa di misterioso, una esperienza ancestrale.” Ecco perché non può essere considerato “sostenibile” un intervento che faccia a pezzi questi valori propri e inalienabili dell’uomo e per questo tutelati dalla Costituzione dello Stato italiano.
Ecco da una parte il genio visionario di Tonino Guerra e Federico Fellini – che in Amarcord fa gridare allo zio Leo “Si vede il mare! E’ una riga lunga e blu” – di cui ci apprestiamo tra qualche mese a celebrare il centenario della nascita di entrambi col più grande museo dedicato alla loro poesia e dall’altra la realizzazione di questo mostro industriale che confligge e distrugge con la propria incombenza questa bellezza che appartiene a tutti.

E’ un atteggiamento schizofrenico su cui non manca nessun dato – come sembra più di uno voglia nascondersi – per esprimere il proprio giudizio negativo e contribuire ad affossare il progetto, neppure la reale estensione dell’impianto, che meglio delle parole dell’amministratore delegato rendono sulle mappe ufficiali, a disposizione di chiunque in rete la reale portata, dell’intervento.

 Italia Nostra Rimini

18giugno 2020 CS PALE EOLICHE IN MARE