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Data: 10 Novembre 2023

I soci di Italia Nostra – sezione Melilli partecipano alla seconda giornata ecologica

Domenica 5 novembre. I soci di Italia Nostra – sezione Melilli partecipano alla seconda giornata ecologica organizzata in collaborazione con il Comune di Melilli, la Coop. Klimax, la Protezione Civile, la Misericordia, l’Associazione “La Ginestra” di Villasmundo e l’Area Terza Missione dell’Università di Catania – Ufficio Riserve Naturali. Luogo d’incontro la Riserva Naturale Integrale Grotta Palombara che si estende sul margine orientale dell’altopiano calcareo dei Monti Climiti in territorio melillese. L’escursione, che ha avuto inizio con la pulizia dell’area dai rifiuti abbandonati, è stata la seconda delle cinque previste dalla campagna ecologica “Melilli i luoghi della storia, della natura e della cultura” ideata con l’obiettivo preciso di diffondere la consapevolezza delle problematiche legate alla sostenibilità ambientale e la consapevolezza dell’importanza di preservare il patrimonio naturale. Dopo alcune ore dedicate a ripulire il luogo nello sgomento generale davanti alla sordità di chi non capisce di far parte di una comunità che si dà delle regole per un vivere civile, e dei valori per determinare una migliore qualità di vita, i gruppi hanno avuto modo di ascoltare il dott. Sandro Privitera, direttore della Riserva Naturale Integrale Grotta Palombara e il dott. Renzo Ientile esperto ornitologo anch’esso dell’Area Terza Missione dell’UniCt e direttore Riserva Naturale Orientata Vallone Piano della Corte. 

L’area della Riserva G.P. che si estende per 11 ettari, rappresenta solo una parte dei 5000 mq occupati dall’altipiano ibleo che, per via dei fenomeni carsici che lo caratterizzano, rappresenta un’importante riserva d’acqua. Affidata nel 1998 all’Università di Catania, la Riserva Naturale si presenta come un pianoro di roccia bianca calcarea ricoperta da un’estesa prateria di graminacee e di macchia mediterranea dall’aspetto incolto e improduttivo. Tale condizione ambientale, come anche quella climatica, ci spiega il dott. Privitera, è il risultato di tremila anni di sfruttamento di un territorio che un tempo si presentava ricco di boschi di sughero, quercia, lentisco, mirto e carrubi. L’insediamento umano a partire dai greci e ancor più l’industrializzazione della costa, gli sono stati fatali fino a renderla un’area fortemente contaminata. Purtuttavia, essa presenta un grande valore ambientale tant’è che, la Comunità Europea ha inserito questa steppa tra gli “habitat di interesse primario”, ovvero quale area destinata alla massima protezione perché offre un habitat idoneo alla vita di 60 specie di uccelli seppur, presenti nella Riserva, solo stagionalmente.  

La morfologia carsica di superfice peraltro, presenta numerose depressioni che, nel periodo delle piogge si riempiono dando vita a dei veri e propri laghetti temporanei chiamati “Doline”, che durante il passaggio degli uccelli migratori offrono loro il cibo necessario a rifocillarsi per permettergli di proseguire il loro viaggio. Tra queste specie di uccelli ce ne sono alcuni che nell’allegato della Direttiva Europea sugli uccelli, sono definiti meritevoli di “attenzioni particolari” tanto che, questi siti, sottolinea sempre il dott. Privitera, possono accedere a fondi speciali per la conservazione di tali specie. Alle doline si aggiungono dei micro habitat, ovvero delle micro pozze d’acqua o vaschette di erosione, che al loro interno presentano un microcosmo in cui sopravvivono diversi crostacei.  

Ambienti dunque che, all’occhio poco attento o poco esperto, possono dire poco ma che costituiscono veri e propri laboratori a cielo aperto per ricercatori e studiosi impegnati a salvaguardare, studiare e divulgare i piccoli tesori in essi nascosti. 

Ancora, nell’ambiente esterno si possono incontrare diverse specie di invertebrati come libellule e farfalle, serpenti ed altri tipi di rettili. In essa l’Università è costantemente impegnata a ricreare l’ambiente di macchia mediterranea con la piantumazione e la cura di diversi alberi trovandosi spesso, a dover fronteggiare in modo impari e non senza dispiacere, i problemi creati dagli incendi, dall’inquinamento e dall’abbandono dei rifiuti. 

Il luogo, ci spiega il Direttore della Riserva, si chiama Riserva Naturale Integrale – Grotta Palombara, perché il fulcro di tale area è la Grotta Palombara che è vincolata ad una protezione integrale. Ad essa infatti, che si estende nel sottosuolo, per 800 m verso il mare, possono accedere solo gli speleologi. Il suo interno ospita una colonia di 1500 pipistrelli di diverse specie che la trovano idonea alla riproduzione e che all’imbrunire cosi come, alla mattina presto danno spettacolo di un continuo flusso, in entrata e in uscita dalla grotta in cerca di cibo. La grotta è di tipo fossile. All’interno non scorre acqua e l’ingresso è costituito da un pozzo profondo 13 metri formatosi con il crollo di una Dolina. L’esterno di tale pozzo è occupato dalla chioma folta di un Fico dall’altezza di 13 metri. Un albero enorme per il quale è stato richiesto il riconoscimento di “Albero monumentale”.  

Il sito inoltre, fa parte della “Rete delle Aree Protette Europee” denominata “Natura 2000”. È inserito in un’area S.I.C. (Sito di Interesse Comunitario) di 27 ettari che si estende fino a Priolo ed è incastonata a mosaico in un’area più ampia formata da altri ambienti naturali di grande valore naturalistico e faunistico, che si arricchiscono l’uno della presenza dell’altro e che comprende Pantalica, le Saline di Priolo, il fiume Ciane, i Monti Climiti. 

Dopo avere salutato tutti gli altri gruppi, il percorso dei soci di Italia Nostra prosegue nel pomeriggio, presso la Riserva Naturale Orientata “Saline di Priolo” la cui gestione è affidata alla Lipu. Ad accoglierci, il sig. Giancarlo Gibilisco che con evidente trasporto e passione per il lavoro che fa, ci ha parlato di questa zona umida, un tempo molto più ampia, che ha un ruolo strategico nel mantenimento della ricchezza faunistica del territorio. In essa infatti sono stati censiti 216 specie di uccelli pari al 40% di tutte quelle oggi osservate in Italia.  

Raggiunto il “capanno di osservazione” ci siamo trovati davanti a un pantano che, per via della scarsa piovosità di questo periodo, si presentava con un livello di acqua molto basso e con ampi tratti asciutti. Il sig. Gibilisco ci racconta che normalmente, nella stagione delle migrazioni, nelle Saline di Priolo trovano ristoro oltre ai fenicotteri tante altre specie di uccelli che si dispongono quasi scenograficamente in funzione dell’altezza dell’acqua tale che, i margini del pantano sembrano puntellati da una miriade di piccoli uccelli mentre l’area centrale, dove l’acqua è più profonda, offre lo spettacolo dei Fenicotteri e di altri “trampolieri”. La situazione che si presentava ai nostri occhi invece, era quella che, purtroppo mette a rischio il ristoro alla fauna migratoria. Poco distante da li, il vecchio Mulino oggi in disuso. Mulino che, ci spiega il sig. Gibilisco, se fosse funzionante avrebbe un ruolo fondamentale nel mantenere costante il livello dell’acqua all’interno del pantano. Il Mulino infatti è collegato al mare da un canale e, potrebbe essere utilizzato per spingere acqua dal pantano al mare, nelle stagioni in cui il livello dell’acqua si alza oltre misura a causa della forte piovosità o viceversa, far entrare acqua all’interno del pantano per alzare il livello dell’acqua nei periodi di siccità. Ci notizia infatti, che un progetto di questo tipo aspetta l’autorizzazione del governo regionale. 

La giornata si è conclusa con la tappa a Thapsos sulla piccola penisola di Magnisi che, per la sua posizione strategica e la possibilità di sfruttare i due approdi, a nord e a sud dell’istmo che la collega alla terra ferma, nella media età del bronzo accoglie un importante insediamento umano, divenendo centro di fiorenti commerci, testimoniato dalle diverse tipologie di ceramiche in esso ritrovate. Purtroppo non è stato possibile visitare gli scavi che hanno portato alla luce i nuclei abitativi perché una sterpaglia incolta impedisce di raggiungerli e, ci si è diretti alla necropoli che presenta grotte funerarie scavate nella roccia aventi talvolta un ingresso a pozzetto verticale sul pianoro, talvolta un ingresso a dromos lungo la falesia che dà sul mare. 

Sulla penisola inoltre è visibile il passaggio, dovuto all’evidente ruolo strategico, della Batteria Navale Militare 361 durante la seconda guerra mondiale. Presenti diverse piazzole circolari che ospitavano cannoni per difendersi dagli attacchi aerei, ed edifici che erano destinati alle caserme, nonché numerose gallerie fortificate che permettevano ai soldati di raggiungere in sicurezza sia le piazzole dell’antiaerea sia le caserme.  

L’imbrunire ci ha indotto alla ritirata.  

La Socia Giusy Pina Rubino, Comunicatore Pubblico 

Italia Nostra
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