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Data: 17 Maggio 2021

In Sardegna pale eoliche al posto di querce secolari

Italia Nostra Sardegna ha presentato le osservazioni alla procedura di VIA dell’impianto eolico denominato “Pranu Nieddu” nei comuni di Siurgus Donigala e Selegas. Quasi 100 MW di potenza suddivisa in 14 aerogeneratori alti 220 mt ciascuno.

L’impianto, se realizzato, creerà un insostenibile impatto ambientale e paesaggistico in un’area nota come “Su Monti”, caratterizzata dalla presenza di una vasta foresta primaria di querce secolari e da un contesto paesaggistico di “valore storico” per i suoi aspetti naturalistici e i contenuti culturali ed identitari.

La richiesta presentata al Ministero della Transizione Ecologica dalla Siurgus S.r.l. si aggiunge alle numerose nuove richieste in fase di Valutazione Ambientale presso lo stesso MiTE e il Servizio Valutazione Impatti della Regione Sardegna. Saranno 254 aerogeneratori suddivisi in 21 nuovi impianti eolici da distribuire nelle parti paesaggisticamente più rilevanti della Sardegna, che andrebbero ad aggiungersi ai circa 200 già esistenti. È questo il desolante quadro che si delinea per il paesaggio della Sardegna.

Sempre in tema di impianti di produzione di energie rinnovabili sono state richieste circa 80 autorizzazione per nuovi impianti fotovoltaici. Se venissero approvati tutti questi impianti si avrebbe un consumo di suolo di circa 10 mila ettari e una produzione di energia elettrica da FER superiore ai 5 mila GWh annue, che sommate alle 3 mila GWh attualmente prodotte, sarebbero in grado di coprire l’intero fabbisogno regionale.

La nostra Associazione, pur essendo favorevole all’abbandono dei combustibili fossili per privilegiare le fonti di energia rinnovabile, esprime viva preoccupazione per l’eccessivo consumo di suolo agricolo e l’aggressione alla fauna selvatica, al paesaggio e al territorio derivante dall’impiego massiccio degli impianti da energia rinnovabile.

Per ovviare a questi disastrosi interventi erroneamente definiti ecologici è necessario pianificare il territorio individuando le aree idonee e quelle non idonee per ospitare tali impianti, come tra l’altro previsto dall’art. 5 della recente legge n. 53 del 22 aprile 2021 che introduce rilevanti innovazioni nel quadro normativo che regolamenta le FER. A tal proposito sarebbe oltremodo opportuna una moratoria nel rilascio delle autorizzazioni fino alla predisposizione delle direttive di attuazione della legge.

Inoltre, a fronte di una produzione elettrica concentrata in impianti sempre più affetti da gigantismo e impattanti sulle matrici ambientali, è necessario ricercare modelli alternativi quali quelli delle Comunità Energetiche, che garantiscono la condivisione dell’energia e consumi localizzati in prossimità dei centri di produzione. Per una vera riconversione ecologica e ambientale è necessario, in sintesi ribaltare l’attuale sistema di produzione, basato sulla privatizzazione dei profitti e sulla collettivizzazione degli oneri e talvolta anche sulla speculazione e la malavita, supportando i produttori-consumatori e garantendo la democraticità della produzione energetica.

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