Italia Nostra

Data: 10 Maggio 2019

#INheritageweek – Chiesa dello Spirito Santo a Melilli: apertura straordinaria per la Settimana del Patrimonio Culturale 2019

Italia Nostra Melilli punta l’attenzione su questo gioiello del barocco siciliano purtroppo dimenticato

In occasione della Settimana del Patrimonio Culturale 2019, promossa da Italia Nostra in tutta la Penisola e nelle Isole del Bel Paese dal 4 al 12 maggio, la sez. IN Melilli – grazie alla collaborazione del Rettore della chiesa, don Rosolino Vicino – la Chiesa dello Spirito Santo di Melilli ha riaperto le sue porte nella giornata di domenica 5 maggio 2019.

Un’esperienza emozionale, prima di tutto, per i moltissimi melillesi che hanno visitato, con devozione, commozione e nostalgia, questo bene ecclesiastico dalla rara bellezza sottratto al culto e alla conoscenza.

A guidare soci e simpatizzanti nelle visite di questo vero gioiello del barocco del Val di Noto, troppo a lungo dimenticato, il prof. Giuseppe Immè, vice presidente IN Melilli, cultore della materia presso l’Università di Catania, studioso attento e appassionato della storia della cittadina iblea.

«Risulta sempre difficile fare un discorso coerente e/o esaustivo sulla chiesa dello Spirito Santo fondamentalmente per due considerazioni, l’una legata all’altra: il difetto di uno studio scientificamente completo dal quale poter partire (cioè la mancanza di bibliografia) e la carenza della documentazione necessaria a creare una letteratura su questo bene (cioè le fonti)» ha esordito il prof. Immè nel presentare ai molti convenuti la Chiesa dello Spirito Santo. «Sostanzialmente – ha continuato – le poche notizie di cui disponiamo sull’edificio, quelle del parroco Carmelo Amato e poi di Michele Rizzo (Le chiese di Melilli), fanno sempre riferimento alle ricerche effettuate dal canonico Salvatore Scionti, grande studioso delle testimonianze archeologiche e storiche di Melilli (da epoca preistorica fino all’età moderna), il quale purtroppo, per la sua prematura scomparsa, non poté pubblicarle».

Sarà per questo che la Chiesa dello Spirito Santo ha sempre destato curiosità? – Abbiamo approfittato della disponibilità del prof. Immè per porgli qualche domanda di approfondimento sulla storia di questa Chiesa

«Questa chiesa – ha risposto in maniera più che esaustiva il vice presidente di IN Melilli – oltre ad essere nota con il titolo di Spirito Santo, è anche conosciuta col titolo “dell’Ospedale” e di “Santa Lucia”. Parrebbe che il motivo del conferimento a questa chiesa del titolo “dell’Ospedale” sarebbe da attribuire alla presenza – già a partire dal ’500 – di un ricovero per infermi gestito dai rettori della chiesa. Non a caso in alcuni testamenti, tutti databili tra le seconda metà del ’600 e la prima del secolo successivo, è disposto che alcuni beni (anche in termini economici) fossero ereditati dai rettori della chiesa: così materassi pieni di lana, lenzuola di tela, letti, utensili vari etc.. (et altre cose necessarie presso detto Ospedale e per servizio degli Infermi). È inoltre noto che a questa qualifica della chiesa, appunto dell’Ospedale, corrispondesse anche una comunità di religiosi che si identificava con il medesimo titolo: ovvero la Congregazione dello Spitale, associazione operante a Melilli già nel XVI secolo. Parrebbe, infatti, che si tratti della più antica confraternita istituita a Melilli, almeno secondo quanto trascritto dal vicario foraneo don Gaetano Motta (il quale, tracciando sommariamente le vicende dell’esistenza di questa confraternita, ne riporta l’anno di fondazione, il 1572)».

Melilli vanta, quindi, anche una tradizione di confraternite?

Tutte le confraternite attive all’interno della chiesa dello Spirito Santo (cioè quella dell’Ospedale, del SS.mo Sacramento, di Maria SS. dei Peccatori e la più recente detta di Maria SS. della Mercede) per ragioni pratiche nell’arco dei secoli vennero accorpate. Quella più recente è la Confraternita di Maria SS. della Mercede, la cui data di fondazione conosciamo sempre grazie al parroco Motta ovvero il 1896. Ma di Maria SS. della Mercede esisteva a Melilli un culto molto antico, con relativa pala d’altare, culto presumibilmente desunto dai contatti tra i feudatari di Melilli (i Moncada in primis) e la casa regnante spagnola. In Spagna infatti è molto viva la devozione per Nuestra Señora de la Merced (alla quale venerazione è molto spesso aggregato l’omaggio alla Virgen de la Misericordia). Ma cerchiamo di comprendere appieno il concetto di “Mercede”: deriva dalla parola spagnola Merced cioè ricompensa gratuita ovvero grazia. Si può quindi affermare che alla Madonna della Mercede corrisponda la Signora della grazia gratuita ossia alla Signora della misericordia; e dal momento che il culto dei Mercedari è prossimo a quello della Vergine della Misericordia ecco spiegata la presenza all’interno della chiesa dello Spirito Santo dell’ossequio alla misericordia divina con relativa confraternita di Maria SS. dei Peccatori (cioè Maria misericordiosa) e pregevole gruppo statuario del medesimo titolo».

Non si è sottratto alle domande dei numerosissimi partecipanti il prof. Immè, che ha condotto foltissimi gruppi di visitatori in una visita anche architettonica partendo dall’esterno: «Il prospetto dell’edificio è diviso in due ordini da un magnifico cornicione aggettante e ciascun ordine è tripartito da quattro gruppi di paraste lisce raggruppate a tre a tre – anch’esse aggettanti in entrambi gli ordini – con eleganti capitelli in stile corinzio. Nell’ordine inferiore il portale d’ingresso (su cui è scolpito, nella chiave dell’arco, il monogramma di Maria) presenta una pronunciata strombatura a fascio: nella parte superiore è sormontato da un timpano curvo a doppia ghiera (ciascuna con “rincassi multipli”) con base aperta. Al di sopra, dentro una cartella, un bassorilievo raffigurante un ostensorio del tipo “a sole raggiante” (rappresentazione Santissimo Sacramento) con la Colomba dello Spirito Santo.

Nell’ordine superiore, simmetricamente sopra il portale d’ingresso, s’impone un grande finestrone, anch’esso con una marcata strombatura e con timpano curvo a doppia ghiera (sempre con “rincassi multipli”) a base aperta. Conclude il prospetto un bel frontone, disposto non su tutta la facciata dell’edificio ma limitatamente alla parte centrale, recante all’interno un fregio raffigurante una croce sorretta da nuvole tra raggi di varia grandezza. Il frontone è delimitato su ambo i lati da una balaustra, sostenuta da colonnine, sormontata da quattro pinnacoli, due per lato, ognuno con banderuola per il vento.

Animano la facciata anche 4 nicchie: due per ciascun ordine, rispettivamente ai lati del portale e del finestrone. Ognuna è decorate nella parte superiore da ghiera (ancora a “rincassi multipli”) e sopra da cartelle. Solo all’interno delle cartelle del primo ordine sono presenti dei rilievi; così i simboli del sacrificio di Santa Lucia: a sinistra la Corona con la palma del martirio e a destra il Vassoio su alto piede (quasi un calice) con gli occhi della Santa. Aggiunta successivamente, ma sempre in stile tardobarocco, e affiancata al lato di Nord ovest della chiesa si trova la torre campanaria».

E ha lasciato senza parole l’ingresso in questa chiesa ad unica navata con una magnifica volta a botte: «La volta a botte – ha spiegato con somma chiarezza il vicepresidente IN – presenta lunette a unghia laterali contornate da stucchi ed al centro cornici polilobate. Sono presenti 4 grandi pale d’altare (olio su tela) raffiguranti La Deposizione di Cristo dalla Croce, Santa Maria della Mercede, L’Annunciazione di Maria e La Sacra Famiglia (altrimenti nota come Patrocinio di San Giuseppe). Tra le statue, oltre a quella di Santa Lucia, si ricordano anche quelle di Santa Filomena Martire e Santa Maria Consolatrice dei Peccatori. Nell’abside uno splendido altare maggiore in legno intagliato con i suoi raffinati ornamenti architettonici e plastici. Si tratta dell’antica macchinetta, realizzata per la velatio di San Sebastiano e per questo molto cara alla comunità melillese, realizzata per la chiesa di San Sebastiano e trasportata nella chiesa dello Spirito Santo quando venne realizzato da maestranze palermitane il magnifico altare neoclassico della basilica».

Chiaro ed evidente, all’interno, è risultato lo stato di abbandono in cui versa questo antico luogo di culto… L’altare maggiore presenta gravissimi problemi strutturali e decorativi. Il fabbricato, danneggiato dal terremoto del 1990, ha subito maldestri restauri: lo spazio tra abside e sacrestia, che avrebbe dovuto fare arieggiare le murature settecentesche, è inaccessibile; è chiuso in basso, mentre l’apertura di areazione, sebbene posta in cima, si ritrova, per la differenza di quote, a livello stradale e l’acqua piovana è libera di ruscellarvi dentro. Ulteriori danni sono stati provocati dal maltempo, che ha divelto i vetri delle finestre; dopo la segnalazione di IN durante la Settimana dei beni comuni del 2017, si è provveduto a ripararle. Inoltre anche le tegole della sagrestia e dell’intercapedine tra questa e l’abside sono state danneggiate, provocando gravi infiltrazioni d’acqua.

L’apertura straordinaria della chiesa dello Spirito Santo, perciò, è stata fortemente voluta da IN Melilli per segnalare, al pubblico e alle autorità, il deplorevole stato di degrado in cui versano gli interni di un esemplare quasi unico nel suo genere.

Per l’occasione il sito è stato ripulito ed è stata allestita una mostra fotografica per documentare i vari stadi di avanzamento del degrado.

«La comunità melillese – ha tenuto a sottolineare la prof.ssa Nella Tranchina, presidente di IN Melilli – devota e partecipe alla vita religiosa (che proprio il 4 maggio festeggia San Sebastiano, il momento dell’anno più importante per la cittadina di Melilli, che ospita migliaia di pellegrini provenienti da tutta la Sicilia a chiedere una grazia al Santo taumaturgico), con la sua massiccia partecipazione all’evento ha dato un forte segnale di attenzione al patrimonio e ai beni architettonici. Ora ci auguriamo che anche le autorità competenti dimostrino la sensibilità di cui sappiamo essere capaci per restituire al culto dei Melilliesi questa mirabile opera d’arte».

Addetto stampa

Alessandra Privitera

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