Italia Nostra

La Sala delle Asse, cronaca di un restauro complesso

2 Marzo 2026

Leonardo a Milano

Nel 1482 Leonardo da Vinci giunge a Milano dove rimarrà per oltre venti anni nel corso dei quali realizzerà numerose opere per incarico di Lodovico il Moro. Appartengono a questo periodo opere fondamentali della produzione leonardesca, alcune delle quali si trovano attualmente nei più importanti musei europei come la Dama con l’ermellino a Cracovia o la Vergine delle rocce nelle due versioni a Parigi e a Londra; tra quelle conservate nel patrimonio artistico della città ne rimangono due dipinte su supporto murario, pertanto inamovibili, la cui conservazione ha avuto un percorso tra loro differente: una è l’Ultima Cena realizzata tra i494 e il 1498 nel refettorio di Santa Maria della Grazie pervenuta a noi superando miracolosamente il rischio di distruzione a seguito dei bombardamenti delle seconda guerra mondiale, l’altra, realizzata immediatamente dopo nel 1498 in questo clima culturale di altissima creatività, è la decorazione parietale della Sala delle Asse, il cui stato di conservazione ha avuto vicissitudini tali da rischiare la perdita, di cui conviene parlare e ricordare che nell’opera di recupero, che dura tutt’ora, Italia Nostra ha avuto un ruolo importante a partire dal 2006.

La Sala delle Asse

La Sala delle Asse, che prende il nome dalle asse di legno che la rivestivano a protezione dal freddo e dalla umidità, si trova nel contesto del Castello Sforzesco di Milano. A tale ambiente, in quanto era riservato un ruolo di prestigio per l’accoglienza di ospiti e ambasciatori, si richiedeva un aspetto di adeguato decoro, a provvedere a questo intervento Lodovico il Moro volle che fosse Leonardo.

L’idea di Leonardo fu di decorare le pareti e la volta della sala con un intreccio di rami di gelso a formare un pergolato che elimina l’effetto occlusivo delle murature ricreando una serena atmosfera naturale molto rinascimentale. Questa decorazione non è solo un tributo alla natura, ma riflette anche il contesto culturale e simbolico del tempo, è infatti interessante rilevare come la scelta del gelso si ponga simbolicamente quale richiamo all’industria della seta, attività centrale dell’economia milanese sotto gli Sforza, ma anche quale omaggio a Lodovico Sforza detto il Moro per associazione con il nome latino del gelso detto morus.

La Sala delle Asse costituisce testimonianza materiale della cultura rinascimentale a Milano con speciale riferimento a Leonardo da Vinci, genio universale il cui valore si colloca al di là del particolare momento storico. La sala assume quindi per noi un ulteriore significato come Il segno, la traccia, l’impronta del passaggio di Leonardo: è un’icona da tutelare.

Decadenza e iniziative di restauro

Dopo la caduta del ducato sforzesco nel 1499 la sala perde il suo ruolo di nobile rappresentanza del potere ducale e viene adibita a funzioni improprie come stalla, che la sottraggono alle cure della conservazione. Da qui inizia un processo di progressivo degrado. Le superfici decorate vengono ricoperta con uno strato di calce forse per motivi igienici.

Solo alla fine del diciannovesimo secolo si pone il problema del restauro quando nel 1893, a seguito dell’acquisizione del Castello da parte del Comune di Milano, si decide di affrontare la riqualificazione di questo importante complesso storico e di affidarne il coordinamento a Luca Beltrami, il quale per la Sala delle Asse si avvarrà dell’opera del giovane pittore Ernesto Rusca. I primi saggi susciteranno l’entusiasmo di Beltrami, ma gli interventi conclusi nel 1901, caratterizzati da inopportune integrazioni, riveleranno l’inadeguatezza ad affrontare il restauro di un’opera di così elevato valore culturale. Nel 1954 Ottemi della Rotta riprende l’intervento di rimozione dell’intonaco rendendo così possibile una più ampia visione del disegno originale particolarmente della parte monocroma, senza pervenire, tuttavia, ad un vero recupero dell’opera leonardesca. L’assenza di documentazione fotografica dello stato dell’arte prima degli interventi di restauro, costituisce un problema circa la valutazione dei caratteri originali leonardeschi ed anche del riconoscimento delle integrazioni introdotte tanto da Ottemi della Rotta quanto dallo stesso Beltrami, che, invece, aveva prodotto un’abbondante documentazione fotografica dello stato quo ante per tutti gli altri numerosi restauri condotti al Castello Sforzesco.

A fronte di questa situazione irrisolta, che evidenzia anche il rischio di un progressivo degrado dovuto all’alterazione chimica dei materiali usati, Italia Nostra decide di intervenire. Si intuisce che il problema va affrontato con le modalità di indagine attualmente disponibili, più efficaci e meno distruttive. È la svolta. Nel 2006 il Presidente della sezione di Milano Alberto Ferruzzi, grazie al Fondo Monti, mette a disposizione la somma di 16.000 Euro al fine di avviare la “costituzione di un cantiere sperimentale per il controllo dei valori microclimatici e la conservazione dell’opera” con l’autorevole partecipazione dell’Opificio delle Pietre Dure. Di qui Italia Nostra seguirà lo sviluppo delle indagini e la conseguente fase di attuazione di un restauro reso finalmente consapevole del percorso da intraprendere.

Nel novembre del 2008 nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il sindaco di Milano Letizia Moratti, il Ministro per i beni Culturali Sandro Bondi, Giuliano Zuccoli presidente di gestione A2A e Marco Parini, delegato dal presidente della sezione di Milano di Italia Nostra Luca Carra, si dà conto delle risultanze degli studi diagnostici promossi nel 2006 e si comunica la decisione congiunta di avviare un cantiere di restauro finanziato dal Ministero (Arcus) e con il generoso apporto di 1.500.000 Euro da parte dell’azienda A2A.

La complessità del restauro

La sequenza temporale degli eventi successivi evidenzia la complessità di questo restauro che comporta un tempo di realizzazione ben lontano dai tre anni previsti a partire dal 2009.

Nel 2013 su progetto dl Soprintendente Alberto Artioli si apre il “cantiere di restauro della pittura” con particolare impegno per la messa in sicurezza del cosiddetto “monocromo” nella fascia bassa della Sala, ritenuto l’opera attribuita a Leonardo con maggiore certezza.

Seguono alcune eccezionali aperture al pubblico in relazione ad eventi straordinari: l’Expo del 2015, la ricorrenza del cinquecentenario della morte di Leonardo nel 2019, in questa occasione il presidente Edoardo Croci ha ricordato in un comunicato stampa il ruolo fondamentale di Italia Nostra nell’avvio del restauro della Sala delle Asse e nel suo successivo accompagnamento. Infine nel 2026, in occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, il Corriere della Sera e la Repubblica informano che dal 7 febbraio al 14 marzo si potrà visitare la Sala “sui ponteggi”, chiaro indizio che i restauri non conclusi proseguono!

(Umberto Vascelli Vallara per la Sezione di Milano)