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Data: 15 Ottobre 2020

La Torre di Punta Scutolo

La Torre di Punta Scutolo o di via Punta La Guardia (e’ il nome della pedonale che, partendo dall’attuale Hotel Torre Barbara sulla statale Sorrentina, raggiunge, attraverso un percorso di straordinaria valenza paesaggistica, il centro di Seiano), come appare nella sua attuale conformazione, è opera dell’ultima ricostruzione risalente alla fine dell’ ‘800 ad opera della famiglia Cosenza entratane in possesso nell’ultimo scorcio del XVIII secolo.

La torre, posta sull’omonimo promontorio nel casale di Montechiaro, è menzionata per la prima volta in una lettera di Carlo I d’Angiò del 19 aprile del 1277. In seguito ristrutturata e trasformata nella seconda metà del 500, in periodo vicereale, allorquando gli Spagnoli edificarono, per parare il pericolo delle incursioni dei pirati barbareschi, lungo tutta la costa del vicereame una serie di torri di avvistamento .
Nel ‘700 era, tuttavia, già semidiroccata come segnala un documento di cui ho estratto copia, alcuni anni fa, dall’archivio notarile di Napoli.
All’epoca alla torre (diruta) era annesso un fondo notevolmente esteso con annessa casa padronale e cappella gentilizia edificata nel 1704 da tale Dottor Fisico (era questo l’appellativo dei medici nel XVIII secolo) Giuseppe Bellobuono di Somma Vesuviana . La famiglia Bellobuono aveva numerose proprietà anche a Napoli.

Nel 1796 i fratelli Andrea e Ciro Cosenza , con atto per notar Biagio Massa del 17 aprile 1796, acquistavano dai Bellobuono, versando loro 5.000 ducati d’argento, l’intero fondo, esteso circa 40-50.000 mq, compreso il rudere della torre e la cappella gentilizia. Tutt’ora la cappella gentilizia è in possesso di un ramo della famiglia Cosenza che dalla fine del ‘700 vi ha esercitato ininterrottamente il patronato.

I Cosenza, una famiglia presente nel casale di Montechiaro fin dal ‘500, come affiora dai registi parrocchiali, avevano fatto fortuna tra ‘600 e ‘700 (ma soprattutto nel ‘700) con la coltivazione del gelso e l’allevamento del baco da seta. Il che aveva dato vita ad una fiorentissima produzione di seta lavorata direttamente in loco in un opificio ubicato lungo via Calvania, poco distante dall’attuale Hotel Torre Barbara. L’antico edificio, oggi trasformato ad uso residenziale, proprio in relazione alla sua originaria destinazione, era meglio noto come la “Filanda”.
Si trattava della più importante fabbrica di seta della penisola che impiegava fino a 35 dipendenti con 12 fornaci producendo 500 diversi tipi di tessuto (fonte relazione al Piano regolatore del Comune di Vico Equense). E, peraltro, la raffinata accuratezza di taluni arredi della Congrega del SS. Rosario della Frazione Montechiaro credo testimonino di quanto fosse florida tale attività.

A fine ‘700 Montechiaro vantava una produzione di seta tale da rivaleggiare con S.Leucio e tale da indurre il Ministro Tanucci ad adottare misure protettive a favore della Real fabbrica!
Fu emesso un editto con cui si vietava la commercializzazione nella città di Napoli di sete che non fossero state prodotte ivi. Cio’ costrinse i Cosenza a trasferire la lavorazione in un opificio ubicato ai Ponti rossi. Nei primi dell’800 Pietro Cosenza,figlio di Salvatore, e Camilla Cosenza, figlia di Andrea, avevano un negozio di tessuti in seta a Chiaia che rifornisce anche la famiglia reale.
La produzione di seta fu attiva fino ad oltre la Meta dell’ ‘800 e fu distrutta dall’introduzione dei prodotti cinesi dopo la guerra dell’oppio del 1842.

Soffitto barocco della Congrega del SS.Rosario a Montechiaro

 

Dall’atto del Notaio Biagio Massa, che aveva studio nel Piano di Sorrento (dove ha rogato atti dal 1759 al 1810), emerge, poi, con assoluta certezza come la torre fosse a quell’epoca già in parte diroccata . A fine ‘800, dopo annose dispute tra diversi rami della famiglia Cosenza (alcune, per il possesso della cappella gentilizia, definite dal Consiglio di Stato nel 1898), un ramo provvide a ricostruire la torre dandole l’aspetto esteriore che oggi appare dalle recenti foto. Ovviamente la sua funzione non fu più militare. La struttura, che nella parte sottostante ospitava anche delle cucine, divenne, con l’area circostante, luogo di svago all’aperto di Giovan Battista Cosenza e della sua famiglia. Nell’attuale stato, per quanto ne abbia ricordo, avendo trascorso a Montechiaro la mia infanzia, versa da almeno 60 anni. Il posto è unico e fantastico, probabilmente uno di quelli paesaggisticamente più stupefacenti di entrambe le costiere, purtroppo o per fortuna non eccessivamente conosciuto.

Francesco Saverio Esposito

L’articolo è stato pubblicato dall’autore su http://www.telestreetarcobaleno.tv

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