Che la Legge Regionale 8 luglio 2009, n. 14 fosse malfatta e che avrebbe provocato effetti devastanti con regali di volumetrie, noi di Italia Nostra lo abbiamo detto fin dall’inizio e proprio in Commissione Regionale quando andammo in audizione. E’ altamente probabile che molti degli interventi che vediamo oggi derivino proprio da questo Piano Casa in vigore fino al marzo 2019, anno in cui è stata approvata la nuova legge sul Piano Casa n.14/2019 che dovrebbe, nell’intento del legislatore, correggere e contenere alcuni eccessi sperimentati nell’applicazione della precedente legge.
Questi disastri ora non resta altro che contarli a partire dall’ultimo in lista: in pieno centro storico il nuovo edificio sopraelevato che svetta col candore del suo bianco al di sopra dei tetti e che va ad obliterare parte del fianco dell’imponente Chiesa San Nicolò costruita nel XIII secolo; un iperuranio sulla città con vasca sul tetto che potremo tutti ammirare dal campanile di San Nicolo, ora accessibile.
Ancora la sopraelevazione di due piani dell’ex cinema Edison nel cuore storico di Treviso, la prossima sopraelevazione dei 2 piani in più dell’ex Provincia in via Battisti, i condomini “verdi” lungo l’Alzaia che si ergono su di un podio come tre templi romani, le varie demolizione (Villa Van den Borre in viale del Mozzato, dell’ Ex Acetificio in via Montello, di villa Goppion Facchini in via della Liberazione) ed i maxi condomini che sorgono dove c’erano villette a due piani come in via Piave o in zona “al Chiodo”. Tutto eseguito a norma di legge! Tutto eseguito per verticalizzare un città che di verticale ha solo due brutti mezzi grattacieli in via Pisa ed alle Stiore. Una bruttezza acquisita con le trasformazioni edilizie a norma di legge e che mette i cittadini uno contro l’altro.
Si pone a questo punto un serio problema: la riconoscibilità del centro storico ovvero la riconoscibilità di quel linguaggio architettonico che dovrebbe contraddistinguerlo e renderlo riconoscibile dal costruito moderno adatto ad altri contesti. Non chiediamo che la città storica sia sempre uguale a se stessa, che sia mummificata, nuovi interventi possono essere eseguiti ma, per citare Marco Romano, storico e teorico della bellezza della città “al centro storico, perché costituisca motivo di orgoglio per la città, non si chiede che sia “autentico” ma solo che sia “verosimile” (…) I nuovi edifici costruiti o ricostruiti..dovranno venire progettati in uno stile architettonico compatibile con l’idea di verosomiglianza che ne hanno i cittadini; difficilmente quello moderno.”
Riteniamo dunque indispensabile che ci sia una pubblica discussione su quali siano i valori che vanno preservati e valorizzati e su quali valori la nostra comunità si riconosce. Nel contempo sembra chiaro che alcuni committenti e progettisti abbiamo preso una seconda via, quella del metro cubo come unità di misura, una via purtroppo priva di buonsenso, priva di conoscenza della grammatica e della sintassi del linguaggio architettonico storico che porta inevitabilmente ad un abbassamento del tono culturale e tecnico della progettazione.
La nuova Legge regionale 4 aprile 2019, n. 14 denominata pomposamente VENETO 2050, non modifica granché, ma consente alle Amministrazioni di decidere il grado di riconoscibilità che vogliamo conservare per un centro storico come Treviso. Cosa vogliamo tutelare e con quale grado di protezione? Se l’Amministrazione vuole seriamente “proteggere” la città storica deve mettere mano ai gradi di protezione mediante norme di tutela degli strumenti urbanistici e territoriali che non consentano gli interventi edilizi previsti dalla legge e chiedere alla Soprintendenza l’applicazione di vincoli indiretti. E’ poco MA, in carenza di Committenze illuminate e Progettisti con un minimo di sensibilità, è quello che è possibile fare e va fatto subito!
Paola Crucianelli
Presidente Italia Nostra Treviso
Per il Consiglio Direttivo: Romeo Scarpa, Umberto Zandigiacomi, Sergio Costanzo Boschieri, Giulio Zotti, Alessio Imbò, Marilena Rosada
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