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Data: 22 Luglio 2020

Non nel mio nome. Cortina deturpata dalle opere per i Mondiali di sci 2021

Il 19 luglio 2020, si è tenuta a Cortina una manifestazione in memoria di quell’ambiente naturale ampezzano sacrificato dai lavori cosiddetti “sostenibili” per i mondiali di sci 2021 e giochi olimpici 2026. Ha partecipato oltre un centinaio di persone, soci di comitati locali, associazioni ambientaliste e del CAI, liberi cittadini. Tra i promotori, anche Italia Nostra Sez. di Belluno.

A causa delle restrizioni imposte dalla Questura, quella che doveva essere una marcia per strade secondarie e sentieri, regolata secondo le norme anti Covid 19, è stata forzatamente ridotta ad una manifestazione svolta in forma “statica”, termine giuridico innovativo tendente a impedire ai cittadini di verificare in modo diretto le modalità con le quali avviene lo sconvolgimento del territorio alpino. Vi sono innumerevoli documenti di stampa che mostrano che in Veneto, come del resto nel vicino Trentino, si siano tranquillamente svolte, nello stesso giorno, manifestazioni analoghe a quella che, nel programma, doveva essere la marcia del 19 luglio di Cortina.

La manifestazione si è svolta quindi in due fasi, ovviamente “statiche”. La prima a Cortina, nell’area antistante all’Alexander Hall, dove si sono tenuti/succeduti diversi interventi.

I rappresentanti locali hanno illustrato il percorso dell’assegnazione dei mondiali a Cortina: 4 candidature fallite, la quinta ottenuta solo perché tutti gli altri concorrenti vi avevano nel frattempo rinunciato a seguito dell’opposizione dei cittadini delle aree interessate.

Inoltre, è stato sottolineato che la collaborazione offerta alla Fondazione Cortina 2021 da parte dell’ambientalismo locale e nazionale che avrebbe dovuto portare ad un percorso consolidato di relazioni trasparenti e propositive fra le parti, dopo un paio di incontri, per quanto cordiali, non ha più avuto seguito, nonostante la partecipazione sia un obiettivo esplicitamente previsto dalla Carta di Cortina (2016) e dalla ISO 20121.

Oggi l’intero versante della Tofana di mezzo risulta sconvolto dalle opere in corso: molti sono i cantieri superflui, mentre i residui degli impianti dismessi sparsi nei boschi restano a testimonianza dell’incuria e del mancato rispetto dell’ambiente.

L’arrivo a Rumerlo

I rappresentanti delle associazioni hanno sottolineato che queste opere, pur approvate grazie ad una dichiarazione governativa di “interesse nazionale”, nella sostanza violano le normative europee riferite a Rete Natura 2000, direttiva Uccelli e Habitat, la Carta del Paesaggio, la Convenzione delle Alpi in ben 5 dei 9 protocolli (Difesa dei suoli, Foreste, Paesaggio e aree protette, Mobilità, Turismo) e, peggio ancora, violano la Costituzione italiana, art. 9 (La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.)” e art. 118, dove si esplicita che i processi partecipativi dei soggetti interessati devono essere favoriti dalle Istituzioni.

Nel corso degli interventi sono stati ribaditi alcuni dei contenuti dell’enciclica di papa Francesco I, Laudato sì. In modo particolare è stato ricordato che la presenza di tanti cittadini attivi, sotto il segno forte NON NEL MIO NOME, è un invito ad impegnarsi nella tutela dell’ambiente naturale per conto delle generazioni future. La montagna è maestra del concetto del limite, offre bellezza e beni comuni: l’attuale generazione non può permettersi di consumare un solo metro quadrato in più di quanto è già avvenuto.

Alla manifestazione ha partecipato una delegazione nazionale della TAM (Commissione Tutela Ambiente Montano) del CAI ed alcuni rappresentanti del Comitato Rodotà, Osservatorio nazionale sulla Costituzione: da parte di questi esperti giuridici si è ottenuta piena solidarietà. Ai partecipanti è giunto inoltre il sostegno di Laboratorio Appennino, un gruppo che dal Centro Italia lavora per il rilancio sociale della montagna appenninica: la montagna è solidale.

 

Ora l’associazionismo si farà carico di inoltrare all’Unione Europea e alle stesse Federazioni sportive la documentazione delle inadempienze nei confronti delle direttive europee sopra citate. Quello che sta avvenendo a Cortina dimostra in modo evidente quanto l’ambientalismo alpino ha sempre sostenuto con ampia documentazione: le Alpi non dispongono di luoghi idonei a sostenere i grandi eventi sportivi internazionali.

 

Sempre in forma ”statica”, la manifestazione si è conclusa, in loc. Cianzoppè (verso le 5 Torri) dove è revista la stazione intermedia della cabinovia Pocol-5 torri.  I partecipanti hanno messo a dimora un abete rosso di 8 anni, nato da sementi autoctone: una pianta simbolo dell’azione propositiva sempre sostenuta dalle associazioni e dai cittadini italiani sensibili all’ambiente.

Italia Nostra Sez. di Belluno

Anche Cortina aveva interpellato i suoi cittadini tramite un referendum; i SÌ avevano vinto, ma il 40% aveva comunque espresso contrarietà all’evento e, considerata l’affluenza, solo il 26,60% circa degli AVENTI DIRITTO AL VOTO ha detto SÌ, gli altri o non sono andati a votare o hanno votato no.

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