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Data: 2 Dicembre 2020

Palermo: vicoli e immondizia

Scrivere sui vicoli di Palermo e sull’uso che oggi se ne fa come discarica sarebbe troppo lungo.

Prima di tutto non sono mai stati “gioielli immersi nel verde” ma semplici collegamenti tra gli isolati della città storica oppure ingressi a cortili.

La denominazione delle strade cittadine ha subito nei secoli molti cambiamenti; prima che queste venissero chiamate “via”, “corso”, “viale, “piazza”, era consuetudine chiamarle semplicemente “strada”, “rua” o “ruga”, “vico” e “piano”, ed intitolarle al personaggio di spicco che vi abitava, nobile e non, o all’attività artigiana più diffusa. Quando le strade di nuova apertura non avevano caratteristiche salienti venivano intitolate “strada nuova” tout court

La distinzione tra “Rua”  e “vico” corrispondeva alla differenza dimensionale tra i due tipi di strade nonché alla diversa funzione di traffico, generale il primo, secondario o privato il secondo. U darbu era un vicolo stretto a gomito, dall’arabo darb; spesso era conosciuto col nome della famiglia che vi abitava. I termini ruga (o rua) e vico derivano dal latino ruga e vicus, anche se per il primo termine è accettata la derivazione dall’arabo  sucac.

Il cortile, o curtigghiu, indicava uno spazio chiuso in cui si affacciavano case di abitazione e indicava anche piccoli vicoli a fondo cieco. Nel cortiglio si svolgevano tutte le attività degli abitanti, da quelle lavorative, alle fatiche domestiche e di mantenimento familiare. Potevano comprendere anche qualche decina di abitazioni ed in alcuni casi, dimore signorili. Alcuni cortigli annoveravano fino a seicento persone.

La struttura di molti isolati del centro storico di Palermo, soprattutto nei quartieri mercantili ed in quelli più popolari, denuncia l’origine araba di molte zone della città con cortili a cul de sac, in genere attorniati da semplici abitazioni. Il vicolo non ha mai rappresentato un luogo pieno di verde, se si esclude qualche piantina di basilico, ma semmai l’estensione della casa o della bottega e poteva fungere da occasionale deposito all’aperto.

Oggi, che il centro storico di Palermo sta vivendo una grande rivoluzione con la ristrutturazione di molti edifici, soprattutto palazzi ma anche semplice tessuto abitativo, rammarica sapere che questi luoghi così caratteristici non hanno perso il loro simbolico ruolo di luogo negletto.

Occorre dire che alcune zone della città sono rimaste abbandonate per decenni, il centro storico ha assistito ad un vero e proprio svuotamento a causa del degrado degli edifici. Negli ultimi anni, con l’insorgere del nuovo fenomeno della movida che ha trasformato alcune strade del centro in veri e propri luoghi di divertimento esclusivamente notturno e senza regole, si è aggravata la situazione del degrado ambientale.

Vedere cumuli di immondizia e di ingombranti abbandonati nei vicoli, ma anche nelle periferie, fa riflettere soprattutto su due problematiche di forte attualità: la radicata cultura dell’abbandono dei rifiuti al di fuori delle abitazioni e l’incapacità delle aziende municipalizzate a far fronte agli obblighi di raccolta.

Il primo problema sembra di difficile soluzione perché il “cittadino” palermitano spesso rifiuta di fare la raccolta differenziata che pure è continuamente ricordata con campagne informative e pubblicitarie dall’azienda Risorse Ambiente Palermo (RAP) responsabile della raccolta dei rifiuti; anche nelle scuole  si porta avanti questa campagna così come, nel nostro piccolo, anche la sezione di Italia Nostra è continuamente impegnata in questo settore. Ma sembra difficile sradicare dalla mentalità di alcuni palermitani l’abitudine ad abbandonare dove capita sacchetto o frigoriferi.

Per quanto riguarda il secondo problema occorre dire che non tutto il territorio comunale è coperto dal servizio di raccolta differenziata e che la città sta vivendo un periodo di particolare emergenza a causa della pandemia; sono stati chiusi o accorpati i centri di raccolta degli ingombranti, per cui spesso il cittadino non sa dove recapitarli; la raccolta avviene troppo a rilento rispetto al fabbisogno e che, sempre per lo stesso motivo, in questo periodo sono saltati i turni di raccolta, anche per gli ingombranti che giacciono per giorni “desolati” sui marciapiedi.

Certo, quella delle strade coperte da cumuli di rifiuti non è la migliore immagine che possiamo dare di Palermo, ma forse noi palermitani non abbiamo l’attenzione adeguata per le nostre cose.

Occorre continuare a diffondere la cultura del rispetto per la città e per i beni comuni, e questo dovrebbe essere un imperativo per tutti, cittadini, formatori, lavoratori, operatori e aziende. Ciò che si fa insieme moltiplica i benefici per la comunità.

Ma per favore, non parliamo di vicoli-gioiello. E poi, è un problema solo palermitano?

 

Adriana Chirco

Presidente sezione di Italia Nostra Palermo

 

Per ulteriori informazioni:

Palermo vicoli e immondizia

 

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