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Data: 31 Agosto 2020

Pescara: il caso del supermercato e non solo

 

Il caso dell’ultimo supermercato che si vuole autorizzare in via Monte Faito, in un quartiere ormai densamente popolato formato da edilizia cooperativa e convenzionata che è sorta dagli anni ottanta ad oggi, ci obbliga a considerazioni generali sulle storture della urbanistica cittadina mai affrontate e che giungono al pettine. L’area faceva parte di un Piano per l’Edilizia Economica e Popolare (P.E.E.P.) sul quale sono sorte anche le residenze circostanti. Come nella maggior parte dei casi i lotti furono acquistati direttamente dai soggetti realizzatori senza passare dalla preventiva acquisizione pubblica; questo ha comportato (contro lo spirito e la lettera della legge) che all’epoca non furono acquisite le aree a servizi e verde che quei P.E.E.P. prevedevano, creando scompensi tra le proprietà e carenze nella dotazione di standard urbanistici. Per sanare questa realtà diffusa in tutti i Piani in cui restavano aree vincolate ma non espropriate, si introdusse nelle varianti successive al PRG una zona urbanistica nuova (la zona B10) per consentire la edificazione NON residenziale, a fronte della cessione almeno di una quota di aree al pubblico. Si comprende come questa norma accetta a priori la cancellazione e/o riduzione delle aree pubbliche e affida esclusivamente alle convenienze di mercato il loro destino, prescindendo totalmente da una valutazione sul loro contesto. Perciò ci sarà un’area B10 non utilizzata perché fuori da combinazioni commerciali e un’area (come questa) oggetto di pressioni. Il massimo degli effetti negativi: ingiustizia nei trattamenti e abolizione di aree pubbliche.

In questo contesto normativo in cui la pezza è peggiore del buco, si è scatenata la corsa al centro commerciale di media dimensione che sopperisce alla crisi degli Iper e dei Mega centri. Perciò ne chiedono dovunque in una guerra ancora in corso: a via Bologna un parcheggio coperto (!) diventa spazio commerciale a due passi da un altro esistente ed a quattro passi da altri tre; ed anche questo (per il quale non si ha nemmeno la vergogna dell’immagine con cui viene reclamizzato) è in una zona molto servita.

SIAMO ORMAI AL PUNTO IN CUI NESSUNA VALUTAZIONE DEL SITO SPECIFICO E’ TENUTA IN CONTO ma soltanto una narrazione rispetto a: “diritti oggettivi da far valere”; a “favorire gli investimenti”; a ”la libertà di impresa è sacra e vinca il più forte”.

 Nessuna riflessione sulla rarità di quella ed altre aree rispetto a contesti che sono stati saturati di case, mentre pochi decenni fa erano aperta campagna ed oggi non hanno nemmeno un giardino pubblico; nessuna attenzione alla impermeabilizzazione galoppante dei suoli, cui anche questo intervento contribuirebbe; nessuna considerazione per il sistema di deflusso delle acque che, scorrendo in superficie, diventano canali come nella vicina via di Sotto.

Invece i temi sono questi e prevalgono di gran lunga sulle trite retoriche di chi afferma di voler “sostenere lo sviluppo”; che nessuno vede perché non c’è e non si trova per le vecchie strade del consumo di suolo.

Italia Nostra ritiene che sia giunto il momento di arrestare questo continuo danneggiamento del territorio con interventi caso per caso come se fossero fatalità. Si deve invece:

– fare un censimento di tutte le aree ancora libere dentro il perimetro urbano, quale che oggi sia la loro destinazione urbanistica .

– provvedere ad uno studio idrografico aggiornato al fine di favorire in ogni modo i sistemi naturali di deflusso
– individuare ogni superficie (piazzali, parcheggi, ecc.) asfaltate o cementate che possono essere decorticati per aumentare le superfici permeabili

– individuare le aree a verde e servizi sulla base di requisiti qualitativi e non meramente quantitativi (rifiutando striscioline di terreno, retro di palazzi ed altri ritagli come aree pubbliche).

 Su questa base si potrà impostare una variante al PRG, volta a fare di Pescara una città permeabile alle piogge (realizzando così una delle principali caratteristiche della Resilienza); tale variante potrà opportunamente integrarsi alla già proposta variante per il “sistema del verde urbano”. Insieme alla rete della nuova mobilità ed alla rete dei servizi si costruirebbe così una delle tre gambe di una nuova stagione della pianificazione a Pescara.

IL CASO DEL SUPERMERCATO E NON SOLO 2 (1)

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